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martedì 30 dicembre 2025
giovedì 25 dicembre 2025
Arte Moderna in Italia 1915-1935. Carlo L. Ragghianti, n.23: Giuseppe Gorni.
Giuseppe Gorni (1894-1975) è stato un artista di grande talento vocativo che è riuscito a sviluppare un proprio linguaggio originale soprattutto in scultura e nel disegno. Gorni è stato un uomo retto, consapevole, onesto, amichevole, inflessibile nel rispetto dei valori umani fondati sull'antifascismo. Valori esplicati anche in delicati compiti quali guidare e sostenere i propri soldati in guerra (1a e 2a mondiale, diventando maggiore, il che non è poco per una persona nominata ufficiale anche se soltanto diplomato), quali guidare e riorientare i propri concittadini che nel 1946 lo vollero sindaco della città di Quistello.
Giuseppe Gorni è stato dal 1967 al 1975 un caro amico personale di Carlo L. Ragghianti, il quale ne aveva apprezzato le qualità espressive ben prima di conoscere le sue qualità umane. Gorni è stato anche confortante amico del sottoscritto, fin dal casuale primo incontro avvenuto durante l'allestimento della Mostra “Arte Moderna in Italia 1915-1935” (inizi del 1967 – vedasi post del 26 dicembre 2023).
Nel presente intervento piuttosto voluminoso, per lo scoramento della mia nipotina e collaboratrice tecnica, si svolge la parabola del tragitto di Gorni attraverso la riproposta di testi critici, biografia e bibliografia, antologia della critica e illustrazioni dal libro che realizzai con Leonardo Baglioni quale Catalogo per la Mostra dell'artista a Mantova (1972). Qui illustro la parte saggistica intercalandola con le riproduzioni delle sculture del libro.
Ciò nonostante che, per certi versi, i disegni di Gorni che rappresentino la vera e più immediata e spontanea rappresentazione della sua visione del mondo, siano praticamente assenti.
Però posso anticipare che ci sarà un altro post completamente illustrato con disegni e grafica: sarà infatti riprodotto il fascicolo speciale di “Critica d'Arte” (n.125, 1972). Sono, invece, qui presenti la parte di testo e di illustrazioni di Gorni pubblicate in un altro fascicolo speciale di “Critica d'Arte” (n.106-107) intitolato Bologna cruciale 1914. Riproponiamo anche da “seleArte” (n.76, 1965) la recensione della mostra che Gorni tenne nella prestigiosa Galleria Gianferrari di Milano. Dall'Archivio delle corrispondenze di C.L.R. estraggo due lettere che riguardano l'artista, una del 1952 (La Strozzina), l'altra indirizzata allo studioso Paolo Fossati con apposita didascalia esplicativa.
Con il titolo “Miscellanea/Random” presento alcuni soggetti che si riferiscono a Gorni. Si tratta della riproduzione della scultura che l'artista donò al costituendo “Museo Internazionale d'Arte Contemporanea di Firenze” (1967), della testimonianza di Massimo Campigli su Gorni e di quella di Davide Lajolo. Quindi la pagina del Catalogo/Mostra “Arte in Italia 1935-1955” (1992), seguita dalla riproduzione di due autoritratti a matita, poi - del 1923 – una caricatura di Gorni con tre colleghi. Segue la riproduzione di un curioso catalogo del 1966, testo di Renzo Marangoni, riguardante L'opera pubblicitaria di Gorni.
Con rassegnato ottimismo il caro colono della terra circostante villa La Costa, Mario Strambi da Marcialla, di fronte ad un problema da risolvere diceva “a Dio piacendo”; io, laicamente, posso solo dire “se campo”, ci sarà anche un terzo post illustrato da riproduzioni di disegni (inediti, perlomeno quasi tutti) e di sculture che Gorni donò a Carlo L. Ragghianti.
F.R. (28 settembre 2025)
sabato 20 dicembre 2025
Paolo Alberto Rossi: Principi costruttivi nella Cupola di S. Maria del Fiore.
Di Paolo Alberto Rossi, architetto e studioso originale della vasta problematica relativa alla Cupola del Duomo di Firenze, si è quasi persa traccia nel web, tanto da non riuscire a riscontrare la data della sua relativamente precoce morte con quella indicata in un foglio volante di un appunto (29 giugno 1998).
Sento il dovere di ricordare che Rossi è stato un seguace incontrato casualmente, un interlocutore fecondo e dialettico di Carlo L. Ragghianti; quindi un amico suo e della nostra famiglia, i cui residui individui ricordano ancora la sua alta e massiccia statura bonariamente incombente e la arguzia fiorentina intrisa di ironia.
Mio padre, figlio di un geometra-architetto, fin da piccolo – a prescindere dalle doti visive naturali – si formò un occhio critico che al di là della valenza tecnica ed estetica di un progetto osservava ed apprezzava la maestria manuale del disegno con la sua originalità tecnico-espressiva. Paolo Alberto Rossi, ancor prima di approfondirne la conoscenza, lo colpì per la qualità del suo modo di riproporre la volumetria architettonica. Noto, en passant, che alle pp. 104-105 dello studio qui presentato è riprodotta una fase di costruzione della cupola: di questa immagine conservo, su supporto ligneo, il cliché al tratto di zinco, che dà l'impressione con i suoi rilievi di osservare un bassorilievo scultoreo.
lunedì 15 dicembre 2025
Adolf Loos (1870-1933).
1. Licia Collobi Ragghianti: Adolf Loos (“SeleArte”, n.74 1965); 2. L.C.R.: Loos privato (“Critica d'Arte”, IV, 1986); 3. Stefano Velotti: Adolf Loos e il paradosso dell'artigianato (“Critica d'Arte”, IV, n.13, 1987).






