Carlo e Licia

Carlo e Licia

Archivio

Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta Francia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Francia. Mostra tutti i post

venerdì 20 giugno 2025

Eugène Delacroix (1798-1863), 1.

Sommario: Redazionale – C.L.R.: “Problemi di Delacroix” – Documenti contemporanei francesi – Opere fino al 1829.

Grandissimo artista, pittore romanticamente trascinante, disegnatore incisore e acquarellista degno di sé stesso, indubitabilmente Eugène Delacroix è tra i massimi protagonisti della cultura francese del XIX secolo.

A Parigi in particolare si concentrò un insieme eterogeneo di personalità eccezionali che sulla scia dell'egemonia politica e sociale nata dalla Rivoluzione del 1789 e parzialmente promossa da Napoleone, riuscì a creare ed irradiare in tutti i campi del creare e del sapere una koiné che ha trascinato l'Europa intera in ammirato collegamento.

Il mondo occidentale ne è stato affascinato fino al tentativo egemonico – riuscito appieno soltanto sul piano linguistico imponendo l'inglese – di allineamento all'imperialismo statunitense cresciuto con la Prima Guerra Mondiale fino all'attuale rottamatore, paranoicamente vendicativo Donald Trump.

Oltre che artista di primo piano riconosciuto e stimato dai contemporanei, Delacroix è stato anche un cittadino socialmente rilevante nonché un testimone del suo tempo tramite il suo Journal (Diario). 

Questa imponente, moderna e sconcertante, opera è un faro sul costume e le lettere contemporanee anche per la sua meticolosità. La fortuna propriamente critica di Delacroix è forse stata meno considerata in confronto a quanto avvenuto in ricerche stilistiche e di problemi analitici riguardo ad altri artisti di più difficoltosa lettura, di indagine storiografica più intrigante. D'altra parte la discendenza diretta da Rubens, per es., è palese e l'adesione tematica al “romanticismo” è esplicita.

Ne consegue che anche C.L.R. ha dedicato a Delacroix un'attenzione di giudizio, di analisi apparentemente meno assidua e più saltuaria. Il fatto, poi, che il saggio direttamente indagatore sull'artista, Problemi di Delacroix (1949) sia firmato con uno pseudonimo, quello di “Camillo Panizzi”, non vuole sminuirne il ruolo, la valenza e la qualità espressiva (assai originale) di Delacroix. Casomai C.L.R. ha usato uno pseudonimo perché a questo testo non fosse data – vista la fama di “polemista” attribuitagli – una considerazione che nella contingenza del momento (che ignoro) potesse suscitare un improprio dibattito sull'artista.

mercoledì 25 dicembre 2024

Licia Collobi Ragghianti: Schede di pittura francese.

  Post precedenti:


Museo del Messico / Mesoamerica, 1 - 15 aprile 2021
Museo del Messico / Mesoamerica, 2 - 20 maggio 2021
Museo del Messico / Mesoamerica, 3 - 15 giugno 2021
Museo del Messico / Mesoamerica, 4 - 19 luglio 2021
Opere del Museo Nazionale di Atene, 1 - 24 agosto 2023
Opere del Museo Nazionale di Atene, 2 - 01 ottobre 2023
Opere del Museo Nazionale di Atene, 3 - 14 novembre 2023
Opere del Museo Nazionale di Atene, 4 - 14 dicembre 2023
Opere del Museo Nazionale di Atene, 5 - 27 gennaio 2024
Schede di pittura olandese, 1 - 20 giugno 2024
Schede di pittura olandese, 2 - 27 luglio 2024
Schede di pittura tedesca - 24 agosto 2024
Schede di pittura italiana - 15 settembre 2024
Schede di pittura spagnola - 10 ottobre 2024


Madrid, Museo del Prado, 1968.

giovedì 21 novembre 2024

Jacques Callot.


Nato a Nancy nel 1592, Jacques Callot muore a soli 42 anni nel 1625, con alle spalle sì e no un ventennio di intensa e felice attività. Il suo lavoro lo colloca tra i più grandi incisori di tutti i tempi.

Questo post inizia con i consueti, doverosi e qualificanti interventi di Licia Collobi Ragghianti. Il primo scritto è di carattere generale; seguono due indagini specifiche sull'artista e due particolari (rapporto ideale con Daumier; l'opinione dello storico Focillon De Callot à Lautrec). Tutti pubblicati su “seleArte” (1952-1966), cui si aggiunge dalla seconda serie della rivista (1966-1980) il saggio Intorno a Callot che indaga l'incisore e la sua “cerchia” prevalentemente italiana.

Si propongono, quindi, due scritti dal “Musée des Familles”, il primo una ricostruzione storica del 1842, l'altro, del 1851, è un saggio di Arsène Houssaye (1814-1896), importante poligrafo e collezionista, protagonista di primo piano della cultura francese del secolo. Seguono due disegni di figure da Callot, il secondo pubblicato nel dicembre 1842.

Per quel che pertiene al secolo scorso, il Novecento, ripropongo alcuni contributi di studiosi e critici d'arte dal 1962 al 1993. Si tratta di Jacques Callot als maler (“Die Weltkunst”, 15 oktober 1962) dove si ricorda che Callot fu pittore di una certa qualità. Nonostante abbia perso la prima parte dello studio, ritengo utile ricordare (da “Il quaderno del conoscitore di stampe, 1, 1970) le pagine 56-59, nelle quali si sottolinea l'importanza di distinguere tra la massa dei fogli in circolazione quelli falsi da quelli veri.

Segue, col titolo Masques and Massacres un intervento di Henry Zerner (1939) studioso francese attivo anche negli U.S.A., pubblicato su “Art News” (febbraio 1970). Segue il saggio di Marco Fragonara, critico d'arte morto nel 2015, noto specialista dell'incisione, Lo spettacolo della metamorfosi. Il grottesco in Jacques Callot (“Grafica d'arte”, n.10, 1990). Di Pierre Schneider (1925-2013) critico d'arte e divulgatore belga molto attivo e noto, propongo un estratto della sua recensione pubblicata su “L'Express” (n.40, 1992) in occasione del IV secolo dalla nascita di Callot.


Sempre nel 1992 Mariavittoria Majer su “Famiglia cristiana” (n.40) commenta l'opera dell'incisore, ricordando il Catalogo Mazzotta che vuole puntualizzare Callot ed anche accennando alla Mostra Le incisioni di C. nelle collezioni italiane tenutasi a Pisa nei mesi di settembre e ottobre nel Museo di San Matteo. Ancora Marco Fragonara conclude questa rassegna recensendo, su “Grafica d'Arte” (n.13, 1993) due importanti volumi celebrativi del centenario di Callot, con acribia direi giustificata riguardo la sostanziale banalizzazione di un artista come Jacques Callot.

Conclude questo conciso ricordo una sequenza di opere di Callot, il quale – ripeto – è stato artista piuttosto celebrato ma soprattutto talmente collezionato da aver indotto falsificazioni e – legittime – imitazioni fin dalla sua epoca.

F.R. (15 settembre 2024)

lunedì 12 febbraio 2024

Giovanni Le Clerc (1587-1633), pittore e incisore.

Incuriosito dall'articolo nella “Critica d'Arte” (n.53-54, 1962) sull'opera del pittore Le Clerc (per me ignoto) e dello storico dell'arte Ivanoff (studioso sentito nominare senza infamia né lode) ho controllato l'odierna esistenza mediatica di entrambi.

Nicola Ivanoff (1901-1977) nobile russo, storico dell'arte a Venezia dopo complesse vicende, è rimarchevole perché “puntiglioso ricercatore contribuì...a far meglio conoscere pittori...fu instancabile nella ricerca e nell'attribuzione di opere sottovalutate o ignorate”. Il caso di questo studio su Givanni/Jean Le Clerc risulta emblematico di questo suo atteggiamento critico.

Studioso solerte ed alacre ha collaborato coll'accademico Giuseppe Fiocco e con la Fondazione Giorgio Cini di Venezia, un complesso, autorevole istituto di ricerca e divulgazione della Storia dell'Arte situato nell'Isola di S. Giorgio a Venezia. La voce su Wikipedia riguardante Ivanoff è esauriente.

Carlo L. Ragghianti e Licia Collobi hanno certamente conosciuto e frequentato Ivanoff a Venezia, città da loro molto amata fin dal “retour d'Angleterre” (1939). Di documenti mi risulta soltanto nell'Archivio il biglietto, che il 5 maggio 1967 Ivanoff inviò a Luporini (organizzatore dell'iniziativa de “L'Astrolabio”) attestante la propria solidarietà a C.L.R. per le oltraggiose calunnie pubblicate su “Paragone” (v. anche il post del 28 dicembre 2017).

Giovanni Le Clerc è stato un artista veramente poco noto e di marginale considerazione, tanto che l'Enciclopedia online “Treccani” lo liquida in tre righe. Wikipedia, invece, mostra l'immagine di due suoi dipinti e il ritratto fattogli da Van Dyck, liquidando anch'essa le notizie in tre righe. Nella voce bibliografica cita “Treccani” e un repertorio biografico e ignora lo studio di Ivanoff (che riproduciamo qui di seguito), fondamentale ricerca sull'artista.


D'altra parte mi pare evidente che proprio perché fonte indispensabile per la conoscenza dell'artista misconosciuto, C.L. Ragghianti abbia ospitato su “Critica d'Arte” l'indagine di Ivanoff, collaboratore abituale di altre riviste.

Dopo il saggio dello studioso di origine russa, riproduco dalla mia fototeca in “Appendice” una notevole sanguigna e un'incisione di Le Clerc, del quale vedo esistono opere nel mercato antiquario e nel collezionismo.

F.R. (16 gennaio 2024)