1. Un "certo numero di politici", secondo Guido Ceronetti:
2. I critici letterari secondo Eugenio Montale:
1. Un "certo numero di politici", secondo Guido Ceronetti:
2. I critici letterari secondo Eugenio Montale:
Per illustrare la personalità di Giuseppe Parini (1729-1799) riporto due caute pagine di Benedetto Croce (da Conversazioni critiche, serie terza, pp. 314-315, 1932) e il capitolo che Francesco Flora dedica al poeta lombardo nella sua celebre Storia della letteratura italiana (vol. III, pp. 973-984). Certo Parini non è all'altezza di Ugo Foscolo o di Giacomo Leopardi, però per me egli eticamente è esemplare interprete del suo secolo per coerenza e per lo scrupolo di chi è consapevole di essere punto di riferimento di quell'umanità colta che dalla adesione alla “rivoluzione” illuminista si affida ai conseguenti principi della “rivoluzione” socio-politica francese del 1789.
Voglio, però, chiarire che l'intento principale di questo post consiste nel racconto di un aneddoto su Parini, ricordato in famiglia da Carlo L. Ragghianti, che lo aveva probabilmente recepito da Enzo Carli o comunque nell'ambiente universitario pisano degli anni 1929-1932.
Riproduco anche una modesta documentazione visiva di ritratti del poeta, dell'abitazione dove nacque e di quella dove visse a Milano; poi un'allegoria della Fama che incorona Parini – disegnata da Luigi Sabatelli (1772-1850) – concludono il breve excursus su questo illustre precursore degli ideali del Risorgimento italiano.
Più che un piacere mi pare un dovere ricordare che, come accennato, questo aneddoto tanto divertiva mio padre da rievocarlo sovente, quando le circostanze, sia pur alla lontana, ne giustificavano il racconto.
Quando Parini, aio privato del privato giovincello nobiliare Serbelloni, finite le lezioni tornava a casa, incontrava spesso una fila ipocritamente compunta e disciplinata di seminaristi. Costoro in coro salutavano ostentatamente l'Abate Parini, il quale togliendosi platealmente il cappello con voce tonante ricambiava il saluto con: “Giovanotti! ...Buchi rotti!”.
Presto la cosa fu riferita all'Arcivescovo di Milano, il quale fece ufficialmente rimproverare Parini ingiungendogli di cessare di ingiurare i seminaristi.
Accadde così che, edotti della reprimenda, quando gli zelanti futuri sacerdoti incrociarono di nuovo il poeta, con fare untuoso ed ironico lo salutarono come di consueto. E come di consueto Parini si tolse il cappello senza proferire parola. Allora sghignazzando i seminaristi aggiunsero: “Abate! E la rima?”. Con tono sostenuto Parini rispose imperterrito: “Come prima!”.
F.R. (27 febbraio 2024)
Sul problema degli Erri, 1939.
John Constable: Pensées d'un paysaggiste (inizi sec. XIX).
Nicolas-Alexandre Dezède compositore (c. 1740-1798).
Edith Cavell (1865-1915).
Alfredo Righi ritratto da Nino Tirinnanzi.
Mario Novi: Finalità della Mostra Arte Moderna in Italia 1915-1935 (1967).
C.L. Ragghianti “pro bono”, 1: per C. Mater (1954); per M. Marangoni (1956-57); per il Museo della Scienza di Firenze (1966); da S. Timpanaro per famiglia Moschella (1971).
C.L. Ragghianti - Politica e cultura: alcune riflessioni (1975).
C.L.R. a Tombari su Arte, vita pratica e politica.
F. Ragghianti: Né putiniano, né NATOamericano (2022).
1. Si tratta di uno dei densi contributi filologici e metodologici che C.L. Ragghianti scrisse nella prima serie di “La Critica d'Arte”, precisamente nella rubrica “Notizie e letture”
(IV anno, n.1, fasc. XIX, gen.-mar. 1939). Ad esso allego dalla fototeca alcune altre immagini dei dipinti di questa famiglia di pittori della seconda metà del XV secolo.
Sommario
Come si evince dal soprastante “Sommario”, di questo fondamentale scultore, che dal V secolo a.C. è considerato ai massimi livelli della statuaria, riproponiamo quanto pubblicato sulle riviste dei coniugi Ragghianti, specialisti anche in materie archeologiche, come s'è visto, ad es., nei post sul Museo Nazionale di Atene (24 agosto; 1 ottobre; 14 novembre; 14 dicembre 2023; 27 gennaio 2024).
La monografia (1964) di Paolo Enrico Arias (1907-1998), tuttora fondamentale negli studi, fu pubblicata (e recensita da Licia Collobi Ragghianti) dalle Edizioni del Club del Libro, successivamente ma conformemente a quella precedente dall'editore Barbèra.
Arias, collega ed amico di Carlo L. Ragghianti nell'insegnamento presso l'Università e pressso la Scuola Normale Superiore di Pisa, fu stimato tanto da essere incaricato della stesura del primo volume della “Storia dell'Arte in Italia” dell'editore Casini di Roma, concepita e diretta da Carlo L. Ragghianti. Dell'iniziativa si riuscì a pubbliare soltanto il 2° e 3° volume (Medioevo e secoli XIII-XIV). Gli altri 8 libri – tre dei quali praticamente pronti per la stampa – ed essa fallì soprattutto per l'incapacità dell'editore di sostenere economicamente il progetto,
molto impegnativo, e nel mantenere i rapporti ed assicurazioni con gli autori dei testi.
Sempre dal libro di Arias, anche per sottolineare l'alto livello storiografico e filologico, sono tratte le illustrazioni, la “Bibliografia”, “Cronologia e caratteri stilistici”. Dell'antologia della critica proporremo un post apposito con tutte le testimonianze degli storici e degli archeologi più rappresentativi a partire da Winckhelmann selezionati da P.E. Arias.
La seconda parte di questo post verte sull'intervento di Giorgio Bejor Sul “canone” di Policleto, saggio che C.L. Ragghianti volle pubblicare, ritenendolo di particolare interesse ed originalità, su “Critica d'Arte” (n.108, 1969), scritto quando l'autore era ancora allievo della Scuola Normale di Pisa.
Laureato nella città della Torre pendente, e diplomato alla Scuola Normale nello stesso anno 1971, Giorgio Bejor ha svolto una carriera accademica prestigiosa fino al massimo grado dell'Ordinariato, scrivendo numerose e qualificate pubblicazioni scientifiche.
F.R. (25 febbraio 2024)
