Carlo e Licia

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mercoledì 27 maggio 2026

Giulio da Vicchio, pittore.

Da collezionista tardivo di un'opera di Giulio Rontini da Vicchio, acquistata per l'emozione derivante dalla visione del luogo della propria residenza, intravisto in un'ottica sospesa, fiabesca, ho cercato di approfondire la conoscenza di questo pittore, figlio di pittore, quindi privilegiato nell'approccio al dipingere sulla scia di reminiscenze macchiaiole e postimpressioniste.

Lo stile di Giulio da Vicchio (come ha voluto chiamarsi per rispetto verso il padre Ferruccio e per l'orgoglio del proprio operare) risente intorno agli anni Cinquanta del clima del cosiddetto “neorealismo”, espresso al meglio nelle versioni cinematografiche, quindi visive.

L'aspetto bucolico iniziale permane comunque durante tutta la sua lunga attività, con una maestria tecnica di alta e sicura discendenza, interpretata con umiltà francescana, cioè al meglio, lontana dalla retorica a da facili effetti.

Come tanti pittori del Novecento Giulio da Vicchio non si è fatto sopraffare dai movimenti astrattisti, informali, addirittura concettuali fino all'ingiuria del fare . Egli invece ha lavorato con le proprie mani guidate dall'impulso saldo e coerente del cervello. Inoltre, quando certi stilemi “moderni” gli erano consoni non si negava di interpretarli, di immetterli nel proprio “universo”.

Nell'ambito del bozzettismo a volte soverchiante nella “scuola labronica”, Giulio da Vicchio è atipico, perché la sua pittura non ha – e non vuole avere – risvolti o pretese ideologiche; il ductus del suo dipingere è fermo, coerente, sempre controllato da emotività radicata espressa con alta professionalità.

Sul piano critico su di lui ho cercato fonti stimolanti con modesti risultati, il che non è poi tanto sorprendente proprio perché si tratta di un artista autentico che va assunto tale e quale si esprime senza pregiudizi o intenzioni impositive sul suo pensiero. Per fortuna un gruppo di amici e di estimatori dell'artista si è unito all'editore Pagliai di Polistampa per realizzare nel 1996 una imponente monografia di 300 pagine contenenti 122 tavole 

di dipinti di Giulio da Vicchio, ottimamente stampate a colori (ci sono anche delle illustrazioni in b/n, però si tratta di opere non rintracciate per poterle fotografare a colori). Ho acquistato il libro e da esso traggo le illustrazioni e i documenti di questo post.

Il dipinto che ho acquistato nel 2023, al quale ho dato il titolo Apparita di Vicchio è riprodotto nel post del 31 dicembre 2024 “Ragghianti a Vicchio 1999-2024” assieme al sonetto sul quadro.

Dopo le illustrazioni riporto dalla citata monografia su Giulio da Vicchio il suo scritto intitolato Percorso, concetti e riflessioni di carattere autobiografico, sincero e più illuminante di tanta letteratura critica.

Non mancano nel libro l' Antologia della critica, l'elenco delle principali esposizioni sull'artista e quattro testimonianze critiche di Enrico Carlisi (Un pomeriggio di mezz'agosto), di Piero Manetti (A Giulio), di Mario Michelucci (Note critiche) e infine di Pietro Caprile (Pittura e socialità in Giulio da Vicchio).

In conclusione ritengo che l'opera di Giulio da Vicchio vada valutata di nuovo ed inserita con e per equità storiografica all'interno del panorama già consacrato degli artisti del Novecento. Recuperandone l'originalità in parallelo con quei valori storicizzati nelle “classifiche” ufficiali, alcuni pittori come Giulio da Vicchio vengono – spesso con ragione, più sovente per semplificazione – esclusi o relegati in in ambito localistico parallelo ed oscurato perché stigmatizzati come piatti prosecutori di una tradizione a loro immediatamente precedente.

Recuperare, in certi casi rivalutare artisti misconosciuti e marginalizzati ma concretamente espressivi è da parte della critica doveroso e, talora, viene effettuato.

Al riguardo, a mo' d'esempio, cito volentieri il caso del “recupero” di Emilio Malerba proposto con esauriente catalogo in una mostra prestigiosa (fino a giugno 2026 inoltrato) nei locali della Fondazione Ragghianti di Lucca.

F.R. (10 marzo 2026)

venerdì 15 maggio 2026

Carlo L. Ragghianti: “Impressionismo”, 3 – Edouard Manet (1832-1883).

Precedenti:

Impressionismo: Ragghianti, Manet, Mallarmé - 22 luglio 2020

Impressionismo, 2/I - 15 marzo 2026

Impressionismo, 2/II - 26 aprile 2026



 

L'opera di questo illustre e prolifico artista del secolo XIX si è svolta nel breve arco di tempo di un trentennio. Ha avuto – oltre un impatto dominante ed esemplare nella sua contemporaneità – nel trentennio successivo una intatta presenza nella vistosa maturità di quasi tutti gli altri maestri confederati dalla storiografia nel termine “impressionismo”. Se non fosse storicamente abusivo, gli si potrebbe attribuire la definizione: “è stato il primo, ed è rimasto il punto di riferimento”.

Ritengo opportuno ricordare (sottolineando che ciò vale anche per la decina di contributi che seguiranno sull'opera degli altri artisti) tutte le modeste riserve ed osservazioni, indicate nella prima postazione, circa i testi, le illustrazioni e la confezione del libro con le sue concomitanti travagliate vicende tecniche, in seguito alle quali l'autore riconobbe propria soltanto la seconda edizione. Voglio anche ricordare che si tratta di marginalità che non inficiano il valore strutturale e metodologico dell'opera.

Dopo le tavole dell'edizione Chiantore, ricordo lo studio di C.L.R. Manet e Mallarmé (vedasi il post del 20 luglio 2020), quindi ristampo Manet, recensione di Licia Collobi (da “Critica d'Arte”, n.15, 1987, p.23). Sempre della studiosa triestina riproduco da “seleArte” (n.62, 1962) la recensione del libro di Pierre Courthion, nonché dagli Indici generali (1952-1966) della suddetta rivista la voce Manet.



In analogia delle altre nostre postazioni di “monografie” di artisti, riporto una breve sezione iconografica con un autoritratto e otto ritratti di Manet fatti da altri artisti; riproduco poi ventiquattro opere di Manet, scelte tra capolavori inevitabili e opere mediaticamente meno diffuse, nonostante la loro qualità espressiva.

Data l'esistenza di un saggio di Licia Collobi sui Disegni di Manet, prevedo di allestire un post su questo aspetto meno noto dell'opera del pittore. Così un post apposito è prevedibile per le Incisioni di Manet, abbastanza note ma degne di attenzione particolare. Non escludo, nonostante siano opere notissime, un post con i Fiori e le Nature Morte di Manet. Anche i suoi Ritratti andrebbero mostrati a sé stanti, per considerazioni culturali e politiche sull'epoca. Quanto agli scritti dell'artista, per il momento mi limito a citare il voluminoso libro E.M. La vita e le opere attraverso i suoi scritti, c. di Juliet Wilson-Bareau, De Agostini, Novara 1991.

F.R. (6 aprile 2026)

domenica 10 maggio 2026

Profilo della critica d'arte, 5.

Questa ultima postazione del Profilo della critica d'arte in Italia si dipana sostanzialmente su una successione cronologica di testi recensivi successivi ad una importante lettera del 1° aprile 1941 di Carlo L. Ragghianti (che si può considerare una sorta di prodromo del libro) e sulla presentazione di lettere e documenti sostanzialmente inediti o poco noti tanto da poterli considerare tali.

Dopo i volantini promozionali delle storiche opere metodologiche pubblicate dalle Edizioni U(omo) – delle quali C.L.R. era cofondatore e responsabile unico della parte artistica – cioè della traduzione o meglio edizione italiana della Storia della critica d'arte di Lionello Venturi, fondamentale negli anni Trenta e presente nel dopoguerra con larga diffusione ed adesione, e del Profilo di C.L.R., opera che esplicitamente rappresenta il superamento dialettico della pur notevole impresa del prestigioso esule italiano (ricordo che Lionello V., figlio del grande storico e filologo Adolfo Venturi, fu uno dei 13 professori Universitari di ruolo – su alcune migliaia – che rifiutarono il giuramento fascista e di conseguenza minima subirono l'espulsione dalle loro cattedre; ricordo anche che C.L.R. fu escluso dal concorso per assistente di Marangoni per lo stesso motivo).

Segue la lunga lettera del 1° aprile 1941, inviata ad un membro della “scuola” dello Schlosser (forse Bernhardt Degenhart che C.L.R. aveva già incontrato nel 1939 in Germania mentre si recava in Gran Bretagna). Questo viaggio dei coniugi Ragghianti fu ufficialmente motivato per ragioni di studio, in realtà era una missione per prendere contatti precisi con i laburisti ed altri – pochi – notori antifascisti, in vista di un conflitto ritenuto già inevitabile. Licia, tesserata P.N.F. arrivò in UK attraverso la Svizzera e la Francia, C.L.R. – schedato e controllato dall'OVRA, passò dall'Austria e dalla Germania con frequenti soste in Musei, chiese ed Istituzioni con incontri “professionali” con noti docenti germanici, sviando così i sospetti dei pedinatori e delle spie fascio-naziste. Ancora una volta resto sbalordito dal comportamento “classista” dei fascisti che rispettavano formalmente un viaggiatore fornito dei mezzi e dei motivi necessari purché non comunista. Noto anche l'analogia trumpiana ed italiota odierna di sudditanza al potere del denaro, vero o supposto.

Naturalmente in Inghilterra, Carlo e Licia R., incontrarono e frequentarono Istituti, Enti (Courtauld, Christie, ecc.) e persone addette alle arti – persino il futuro critico d'arte della Regina, il famigerato Anthony F. Blunt (poi spia per Stalin) nonché politici di primo piano.

L'articolo del novembre 1948 per il quotidiano “Italia Socialista” è una recensione al Profilo e risulta firmata da Aldo Bertini. Però il dattiloscritto sembra eseguito con la macchina da scrivere di C.L.R., alla cui calligrafia si devono tutte le correzioni. Si può pensare che, col pieno consenso dell'amico, C.L.R. ne abbia usato la firma per suffragare proprie opinioni. Pratica non inusuale tra politici e “baroni”, alla quale mio padre è ricorso varie volte, sempre d'accordo col firmatario “ufficiale”.

Colgo l'occasione per auspicare che finalmente siano rintracciate e riscontrate su questo giornale (come su diversi altri organi a stampa) tutte le varie collaborazioni o gli interventi (lettere al direttore, per es.) firmate, siglate, anonime o con pseudonimi (sperando esistano ancora documenti redazionali o d'altra origine utili al rintracciamento).

Sempre del 1948 è la recensione firmata da Giuseppe Marchiori e pubblicata presumibilmente ne “Il Gazzettino” di Venezia. Poi Massimo Mila, notissimo musicologo ed amico di C.L.R., col consueto pseudonimo di “Lector” recensisce nel luglio del 1951 su “Minerva” il Profilo con il titolo Problemi della critica d'arte. Le correzioni a penna sul testo a stampa sono dell'autore; quelle sbiadite – operate a matita rossa, presumo – sono di C.L.R.

Inquietudini per la libertà è il titolo del saggio che Raffaele Bruno pubblicò su “Critica d'Arte” (n.17, 2003). Naturalmente fu grazie all'autore che venni a conoscenza di questo scritto, originale e di commozione etica.

Sopra ho scritto “naturalmente”, perché la “cordata” che gestiva allora la “Critica d'Arte” - rivista nella quale dal 1965 per quasi un trentennio sono stato il redattore – dopo la mia estromissione dall'U.I.A. Non mandò agli eredi del fondatore la rivista, neppure per “scambio” con “seleArte” (IV serie) i cui fascicoli sono stati integralmente riprodotti su questo blog, così come gli appositi Indici, che allestii col determinante ausilio di mia sorella Rosetta, la quale – tra l'altro – nel 1970 curò gli Indici de “Le Vite” del Vasari per il classico Rizzoli edito nel 1971 in quattro volumi.

Un breve excursus di lettere e documenti riguardanti vicissitudini del libro nell'arco di tempo intercorso tra la sua stesura e l'ultima edizione a stampa, precede la riproduzione di alcune pagine del “quaderno” carcerario su cui fu scritto il Profilo, durante la detenzione di C.L.R. per antifascismo.

F.R. (9 marzo 2026)

martedì 5 maggio 2026

“seleArte”, II s., n. 24, in “Critica d'Arte”, pp. 175-177, gen.-giu. 1981.

 Sommario


205 Chiusa-Klausen. Tesoro di Loreto (C.L.R.).

206 Disegni Laurenziani nei manoscritti della biblioteca, a c. Francesco Gurrieri e AA.VV. (C.L.R.).

217 LIBRI – Thomas Couture and the eclectic Vision (A. Boime), rec. C.L.R.; Il Museo Civico di Bassano. Dipinti del XIV al XX secolo (a c. Licisco Magagnato e B. Passamani), rec. C.L.R.

218 Giovanni Maria Marlaiter (A. Ress); Masaccio and the Art of Early Renaissance in Florence (B. Cole); Renata Cuneo (C.L. Ragghianti, E. Zanzi, S. Riolfo, G. Lagorio) rec. P.C. Santini.

221 Costituito a Firenze il “Centro di Studi di Storia delle Arti Africane”. Con traduzione in inglese e francese.