Ancora
un pittore poco noto e criticamente trascurato, che postiamo dopo
aver dato accesso ad Internet a Jean Leclerc (vedasi post 12 febbraio
2024) e a Jan Verbeeck ( vedasi post 23 maggio 2024).
Justus
de Allemagna (come in questo caso preferisce Licia Collobi,
rifacendosi alla grafia di fonti antiche, invece che "d'Alemagna")
è stato un pittore nato in Germania a Ravensburg ma di declinazione
stilistica fiamminga, attivo anche e soprattutto a Genova.
La
sua pittura in S. Maria di Castello nella città ligure rappresenta
il culmine del suo operato, come dimostra l'approfondito studio di
Licia Collobi Ragghianti pubblicato in "Critica d'Arte" (IV
serie, n.10, lug.-set. 1986; n.12, gen.-mar. 1987). Naturalmente la
ricerca della studiosa non è citata nelle scarse voci indagate.
Quindi la presente riproposta acquista anche una importanza
filologica che si accompagna alla metodologia critica.
Considerata
la scarsezza di notizie sull'artista, dall'utilissimo e importante
(direi anche fondamentale, se non fossi il figlio dell'autrice)
catalogo Dipinti fiamminghi in Italia (1420-1570), Calderini,
Bologna 1990, opera anch'essa di Licia Collobi, riproduco i testi
della scheda che riguardano l'artista.
Come
accennato in precedenza, non sorprende la collocazione di Justus in
questo "Dizionario" di pittori fiamminghi: la sua
formazione e il suo stile evidentemente sono riferiti a Jan Van Eyck,
a cui va congiunta l'osservazione che la percezione geografica non
nazionalista dell'epoca privilegia le affinità effettivamente
presenti in ogni caso a quelle di per sé insignificanti quali la
geografia storico-politica soggetta a infiniti cambiamenti nella
storia e matrice di sopprusi.
La
seconda parte dello studio indaga in particolare la ricostruzione e
la presenza della personalità stilistica dei singoli collaboratori
di Justus nel monumento genovese.
F.R.
(2 maggio 2024)