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lunedì 27 luglio 2026

Circa i "Saper vedere" di Matteo Marangoni.

Chiariamo subito che il Saper vedere è un libro a sé stante nell'opera dell'illustre storico dell'arte e musicologo Matteo Marangoni (1876-1958).

Altra denominazione di “Saper vedere” è stata data ad un libro, edito da Vallecchi nel 1974 durante la dissoluzione della casa editrice storica e la costituzione di una nuova Vallecchi strumento editoriale della Montedison, gestita da Lodovico Bevilacqua, allora manager incaricato anche della gestione della “Gazzetta del Popolo”, quotidiano di Torino.

Questo secondo libro è composto da quattro scritti omogenei di Matteo Marangoni e da illustrazioni (20 tavole a colori e 231 ill. in b/n fuori testo) di opere e monumenti fiorentini. Saper vedere Firenze (il cui sottotitolo potrebbe essere "tutta Firenze, dal carattere degli abitanti alle strade medievali, dalla campagna alle opere d'arte più famose) è, appunto, il titolo del volume che è stato interamente e mirabilmente curato da Leonardo Baglioni (1947-2010), graphic designer di professione, quindi professore dell'Accademia di Firenze, nonché uomo di cultura artistica profonda, tale da essere considerato da Carlo L. Ragghianti un prezioso collaboratore ed un valido interlocutore.

Di Baglioni ricordo anche il testo del critofilm Maestri del Rinascimento (di cui fu regista Pino Adriano), pienamente competente ed illuminante. [Spero e credo che l'unica copia della pellicola di cui conosco l'esistenza, sia ancora presso la Fondazione Ragghianti di Lucca, la quale potrebbe valorrizarne la visione con qualche iniziativa. Se il film fosse “sparito” credo che esista almeno presso l'Istituto LUCE che ne fu l'editore].

In questo post faccio precedere la sezione dedicata al Saper vedere Firenze, dalla riproposta della Introduzione che C.L. Ragghianti scrisse per la prima edizione A. Vallardi (marchio della Garzanti) nel 1986 del Saper vedere vero e proprio.

Questo saggio è stato uno degli ultimi studi scritti da mio padre, poco prima di essere invalidato dal diabete e dalle sue complicanze. Sempre nel 1986, C.L.R. pubblicò su “Critica d'Arte” (n.9, apr.-giu.), nella rubrica commenti, Saper vedere. In questo testo si riscontrano, assieme a considerazioni diverse ed originali, coincidenze con la Introduzione dell'edizione Vallardi della celebre opera di Matteo Marangoni.

Come terza sezione del post ripropongo il saggio, pubblicato in due puntate su “Critica d'Arte” (numeri 19 e 20, 1989) da Roberto Carvalho de Magalhaes (n.1958), brillante studioso brasiliano che ricordo con simpatia, già diplomato all'Università Internazionale dell'Arte di Firenze, quindi collaboratore e docente della medesima.

Intitolato Il saper vedere di Matteo Marangoni. Contributo alla critica dello stile riprende e approfondisce – tra l'altro – spunti e pensieri di C.L.R. espressi nella Introduzione sopracitata e nel libro La critica della forma. Ragione e storia di una scienza nuova (Baglioni e Berner e Associati, Firenze 1986).

Roberto Carvalho de Magalhaes registrò e trascrisse una serie di seminari/lezioni di C.L.R. tenuti presso l'U.I.A. Una copia della trascrizione e delle più di 20 bobine (copia delle stesse) egli cortesemente me le consegnò per l'Archivio di famiglia. Questo materiale l'ho di recente consegnato alla Fondazione Ragghianti di Lucca perché lo gestisca e diffonda degnamente.

In questo blog Matteo Marangoni è presente in molti post, come si può verificare dalla taggazione parziale già registrata. Ciò nonostante voglio segnalare il post del 10 dicembre 2017 per gli “Ottant'anni di un Maestro” e il post del 20 luglio 2018.

F.R. (12 dicembre 2025)



1. Carlo L. Ragghianti.

sabato 1 luglio 2023

La musica nei critofilm di Ragghianti.

A Venezia nel 2022 la Fondazione Ugo e Olga Levi ha edito il volume La musica nei critofilm di Ragghianti, agile libro in 8° di pp. XI-81 illustrato con testi di C.L.R. e fotogrammi tratti dai suoi critofilm. La IV di copertina (riprodotta) chiarisce gli intenti della ricerca che "intende aprire una riflessione sull'universo sonoro delle immagini in movimento". I testi sono dovuti a Antonio Costa, studioso che ha dedicato a C.L.R. diversi importanti contributi; a Valentina La Salvia, anch'essa studiosa di C.L.R. ed autrice del prezioso volume I critofilm di C.L.R. Tutte le sceneggiature; a Roberto Calabretto e Francesco Verona; a Elena Testa.

Leggendo il colophon vedo senza sorpresa ma con rammarico che di questa opera "è vietata la riproduzione anche parziale", dizione che presumo riguardi soltanto i testi scientifici e le illustrazioni.

Il rammarico che provo è dettato dal fatto che la conoscenza di un argomento avviene tramite diffusione; e quella scritta e illustrata è la più consona per l'apprendimento e lo studio. Siccome oggi non è più vero che gli scritti – salvo per le opere di "invenzione" poetiche e narrative – si possono leggere soltanto in biblioteca o acquistando il libro, ritengo che le sopradette affermazioni proprietarie siano inutili se non addirittura dannose per l'Ente proponente. Stando così le cose, in questo caso mi limiterò a fornire dati come l'indice e a riprodurre illustrazioni che 

posseggo anch'io in Archivio da decenni, che considero comunque di pubblica utilità e servizio.

Naturalmente è doverosa la validità e l'utilità di una ricerca come questa sulla musica nei critofilm di C.L.R., ricordando anche quanto sottolineato in IV di copertina dai curatori circa i criteri che sono alla base della collana e di questo libro i quali raccolgono saggi e monografie sulla musica cinematografica e sui diversi aspetti e problemi di una colonna sonora. Inoltre particolare attenzione è riservata alle attività dei gruppi di ricerca che operano all'interno della Fondazione Levi e ai loro risultati che in questa collana trovano il loro naturale approdo.

Fa piacere constatare, d'altra parte, che la Fondazione Ragghianti – oltre alla propria cospicua produzione scientifica – collabori fattivamente con altri Enti culturali con la conseguenza assai positiva di risultati scientifici originali, approfonditi e di ampio respiro. Un esempio recente, oltre il presente libro, si può riscontrare nel corposo, utile contributo del Catalogo della mostra Levi e Ragghianti. Un'amicizia tra pittura, politica e letteratura.

Dispiace concludere con una osservazione circa la grafica del volume su La musica dei critofilm di R.: è negativa. L'annegare nel nero i fotogrammi, infatti, dà un'impressione funerea, squallida, repulsiva.

F.R. (31 maggio 2023)

mercoledì 1 luglio 2020

San Galgano e il suo territorio.

Esattamente un anno fa fu riedito – da Edizioni Medicea Firenze – con veste grafica e fotografie completamente nuove, la monografia San Galgano e il suo territorio di Renzo Vatti e Vito Nicola Albergo.
Anche questa nuova edizione è corredata da una Introduzione scritta da Carlo L. Ragghianti, mentre la stessa come Presentazione apriva il volume intitolato La splendida storia dell'Eremo e dell'Abbazia di San Galgano, Cantini edizioni d'arte, Firenze (1985), illustrata a colori e in b/n con suggestive fotografie di Andrea Pistolesi.
In questa nuova edizione bilingue (Italiano-Inglese) Medicea edizioni 2019 le altrettanto belle fotografie (tutte a colori) sono di Marco Negrini.
Già l'anno scorso pensai di relazionare su questo elegante volumetto di 120 pagine, però la nostra programmazione avrebbe consentito la sua postazione in autunno, stagione meno adatta a stimolare verifiche puntuali sul territorio. Di conseguenza ho rimandato il progetto a quest'anno. Dato che il malefico virus Covid 19 ci ha segregati per mesi in casa senza sapere la plausibile data del poter uscire all'aperto e, soprattutto, di potersi spostare almeno in Toscana e quindi in Italia, riprendo la preparazione del post appena se n'è presentata l'opportunità.
E' accaduto, infatti, che da l'altro ieri 4 giugno la segregazione domestica è se non cessata, sospesa (con una clausola di ripristino se i connazionali si comporteranno da deficienti non rispettando tutte le norme prudenziali ancora in vigore). Con ciò il turismo culturale può essere esercitato nuovamente. Ne consegue che le località come San Galgano e territori limitrofi potranno riavere la consueta presenza di turisti e di acquirenti delle documentazioni illustranti le bellezze (in questo caso veramente eccezionali) del territorio visitato.
A questo punto si impone una dispiaciuta ma necessaria precisazione circa la ristampa del testo di Carlo L. Ragghianti. Per ormai antico scrupolo professionale, prima di procedere alla riproposta del testo, ho voluto riscontrare la stesura del 1985 con quella del 2019. Ho così verificato che sono stati apportati alcuni tagli al testo, diverse modifiche piuttosto ingiustificate degli a capo, alcuni refusi e qualche ipercorrezione erronea.
Evidentemente il virus “pinnesco” (alludo a un tale, che l'Alfredo Righi ebbe l'improntitudine di magnificare, con la sua non insolita superficialità, definendolo “principe dei redattori”, il quale imperversava in Vallecchi negli anni '60-'70 non potendosi trattenere dall'intervenire a capocchia su qualunque testo gli capitasse sottomano) esiste tuttora e ha voluto colpire questa innocua testimonianza evocativa di una antica realtà paesistica ed architettonica preservata e con caratteristiche tali da renderla particolarmente preziosa all'interno dell'immenso patrimonio artistico toscano ed italiano.
Tutto sommato, quindi, per acribia in questo post riproduco il testo del 1985, controllato dall'autore, lasciando la traduzione in inglese (apposita per l'edizione 2019), sperando che non contenga altre imperfezioni.
Riporto ed elenco soltanto gli errori veri e propri del testo 2019:

  • nella prima riga del testo è stata soppressa la parola “singolare” dopo “questo libro”;
  • si è scritto “Rinascimento” con una maiuscola in luogo di “rinascimento” tra virgolette nel testo. Ipercorrezione dovuta all'ignoranza del fatto che C.L.R. non considerava gli -ismi e questo -mento fatti storici appurati, ma convenzioni spesso fuorvianti;
  • vele di San Giorgio di Lucca” invece di “vele del”;
  • a pietre e mattoni” invece di “pietre alternate a mattoni”;
  • la composizione delle masse plastiche” anziché “le composizioni”;
  • nelle variazioni flessioni” invece di “variazioni e”;
  • della chiesa Abbazia di Fossanova” invece di “chiese abbaziali”;
  • lo studioso “ENLART” anziché “Enlart”;
  • nell'ultima riga del testo: “Guidotti.” invece di “Guidotti crociato di pace e di ascesi spirituale della sua terra”. A ciò segue anche la mancanza di ulteriori tre righe di testo;
  • sotto la fine del testo, dopo l'asterisco, C.L. Ragghianti viene definito “critico d'arte”. Veramente mio padre era uno storico dell'arte, e poi critico d'arte.
Tornando a San Galgano e alla valle del Merse, nella Presentazione a questo libro C.L.R. pur accennando alle varie volte che percorse questo territorio, reso così speciale dal santo Galgano Guidotti, non ricorda specificatamente la sua presenza nel 1960. Ciò avvenne in due distinti momenti dell'anno. Nel giugno R. accompagnato dall'allora caro scolaro e assistente Giacinto Nudi – che gli fece da automedonte – in un lungo percorso durato alcuni giorni visitò tutti i territori che qualche mese dopo furono oggetto delle riprese aeree per il critofilm Terre alte di Toscana.
Giacinto Nudi, era anche amico di noi familiari, specialmente mio che nei suoi confronti mi sentivo come un fratello minore. A lui, infatti, ricorrevo per qualche problema esistenziale dei vent'anni o pratico e una volta persino pecuniario (l'unico prestito della mia esistenza). Era proprio una bella squadra quella che spesso facevamo assieme al suo “gemello” e sodale Lele Monti, faro di cultura, di astratta humanitas, però inaffidabile a fronte della realtà della vita. Poi nel 1968 Giacinto fu folgorato da un virus rivoluzionario. Non solo si estraniò da C.L.R., e quindi anche dagli altri Ragghianti, ma lo tradì con un voltafaccia inspiegabile razionalmente, perché motivato da una sorta di palingenesi fideistica di una rivoluzione totale (ben al di là della abusata “uccisione” del padre da sacrificare alla propria realizzazione), per la quale anche un galantuomo come mio padre diveniva un nemico da abbattere. Amen.
Comunque Giacinto compos sui in quella escursione architettonica e paesistica tenne un diario visivo fotografando i monumenti e i paesaggi più rappresentativi che allora 1960 – se ne tenga conto – non tutti di facile accesso. Sua è la fotografia in b/n di Carlo L. Ragghianti prima di falciare le erbacce dell'Abbazia di San Galgano (20 giugno 1960).




Altra divagazione opportuna. Il fatto di essere oltre otto miliardi di esseri umani evidentemente può rendere le concomitanze, le coincidenze più frequenti. Per esempio, qualche giorno fa, durante una verifica serale per campioni nei “social” informativi, mi imbatto nella notizia d'agenzia che il divulgatore e cultore artistico Philippe Daverio (che scopro avere dieci anni meno di me), in qualità di lombardo sopravvissuto al virus pandemico, invitava i concittadini tutti a darsi al turismo nazionale come alternativa agli stranieri assenti. Il fatto curioso è che tra le poche località citate come preminenti ha nominato anche San Galgano. Benissimo. Tengo a precisare, però, che questa postazione era già stata programmata per gli inizi del mese di luglio.
In conclusione mi auguro che questo nostro post contribuisca a suscitare oltre all'arricchimento culturale di una gita “mitica”, anche un frammento di ripresa economica legata al turismo, essenziale per la sopravvivenza dell'economia nazionale ed europea.

F.R. (6 giugno 2020)