“Arte
in Italia” fu una collana progettata da Carlo L. Ragghianti in
seguito a insistenti sollecitazioni dell'editore Gherardo Casini, il
quale si voleva espandere oltre che nella realizzazione e diffusione
di libri (tra cui ricordo una interessante collana di gialli che però
non riuscirono a intaccare l'egemone e radicato Giallo Mondadori).
Perciò Casini realizzò un' opera enciclopedica scientifica e
progettò altre cosiddette “grandi opere” , da diffondere
soprattutto con sistema rateale, indipendentemente dalle librerie.
Mio
padre titubò non tanto perché preoccupato dalla complicata e
“dispersiva” organizzazione redazionale, che sarebbe stata sulle
sue spalle e responsabilità, quanto in realtà perché era perplesso
circa la collaborazione coll'editore che aveva vistosi trascorsi
fascisti. Egli, infatti, giovanissimo era stato Direttore generale
del Ministero della cultura popolare (Minculpop), creatore e gestore
della propaganda del Duce e dei fascisti.
Ragghianti
conosceva di persona Casini, suo coetaneo, già nel 1935 ai tempi
della fondazione di “Critica d'Arte”, edita da Sansoni, casa
editrice della famiglia del filosofo Giovanni Gentile, maestro di
C.L.R. alla Scuola Normale di Pisa il quale, in modo assolutamente
inspiegabile – tranne la stima personale – aveva a cuore le sorti
di studioso del giovane allievo notoriamente antifascista. La casa
editrice fiorentina pubblicò la creatura di Ragghianti però la
“Critica d'Arte” fu edita sotto la gestione personale di Federico
Gentile, figlio del filosofo. Questi, anch'egli di giovane età, era
amico personale di Casini e lo restò anche nel dopoguerra, quando
dopo ridicole sanzioni “all'italiana” tutti i fascisti furono
serenamente reintegrati ovunque con la benedizione del P.C.I.
(amnistia di Togliatti) e in concomitanza si votò con la D.C.
l'introduzione nella Costituzione del 1948 dei Patti Lateranensi del
1929 tra Fascismo e Chiesa Cattolica.
Inoltre,
prima della guerra C.L.R. progettò un “Manuale” di Storia
dell'Arte, di cui scrisse un Medioevo i cui appunti e pagine
dattiloscritte in parte andarono sperduti nei disperati traslochi
clandestini del 1944 a Firenze. Si trattava, a quel che risulta dal
poco superstite, di note e testi abbastanza sistematici e completi.
Riprendere idealmente questa sua esperienza interiore, giocò a
favore dell'accettazione finale di realizzare “Arte in Italia”
con Gherardo Casini.
Fu
determinante per l'accettazione di così vasta portata (dieci volumi
dalla “Preistoria” al “Novecento”) anche la sollecitazione da
parte di alcuni suoi già allievi all'Università e per lo più
assistenti, nonché di studiosi di più lontana impostazione
storiografica i quali evidentemente aspiravano a farsi notare anche
nella cultura artistica non strettamente accademica diffusa con opere
prevalentemente edite dai Fratelli Fabbri e da Sansoni.
Però,
in realtà, non pochi di quegli esimi aspiranti alla notorietà
pubblicistica mancavano totalmente (o, peggio, disprezzavano) i
requisiti e i termini temporali tassativi di consegna degli elaborati
nonché l'adeguamento alle regole editoriali (soprattutto i limiti di
pagine attribuiti all'argomento dalla pianificazione redazionale)
proprie e necessarie alle “collane” delle “grandi opere”,
simili a quelli delle riviste ma più coercitivi.
Il
primo volume non poté nemmeno essere impostato perché molti
archeologi temevano di incorrere in eventuali reazioni del Bianchi
Bandinelli. Costui, accompagnatore di Hitler nel viaggio in Italia
del 1938, poi direttore generale Pubblica Istruzione in quota Partito
Comunista, per tanti e svariati motivi non era per niente
simpatetico nei confronti di C.L. Ragghianti. Il quale da parte sua
l'aveva dovuto accettare come con-redattore di “Critica d'Arte”
quale vigile della proprietà fascista e dopo sopportare come
Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione nel 1945, la sua
insubordinazione. E così via, come ricordo quale redattore e tramite
per conto di mio padre della realizzazione effettiva dell'“Arte in
Italia”.
Fu
deciso di iniziare comunque la pubblicazione partendo dalla caduta
dell'Impero Romano con il volume II e concluso con il secolo XI
(1000-1099 d.C.) edito nel 1968. Seguì il volume III (secoli XII e
XIII), edito nel 1969 con maggior agio organizzativo. Quindi, benché quasi tutti i volumi fossero stati impostati, l'impresa soprattutto a causa di ritardi nella consegna in redazione – stremata dal continuo sollecitare gli inadempienti – non resse, rimanendo dimezzata dal richiamo al servizio di
leva dell'altro
redattore; il sostituto – già noto studioso – mollò a sua volta
e a ragione in malo modo Casini ritardatario di varie mensilità. In
effetti Casini, in evidenti difficoltà economiche, dovette
dichiarare il proprio fallimento dopo il tentativo di cedere “Arte
in Italia” prima all'UNEDI (nella quale era presente anche il conte
Cini, collezionista e promotore della Fondazione nell'Isola di S.
Giorgio a Venezia), poi altri editori senza esito positivo.
I
due volumi editi nei contenuti gravarono in maniera preponderante
sulle spalle di C.L.R., che proprio in quel periodo era oberato da
impegni (tra i quali cito soltanto la riforma della Scuola e
dell'Università, la Mostra “Arte moderna in Italia 1915-1935”,
l'alluvione di Firenze – 4 novembre 1966 – nella quale fu uno dei
protagonisti della ricostruzione).
Ciononostante,
anche grazie alla sua enorme e costante capacità lavorativa e alla
citata “Storia dell'arte”, nonché agli studi con Matteo
Marangoni all'Università e alla Normale di Pisa, C.L.R. riuscì a
“pezzi e bocconi” a terminare i suoi interventi e a mandarli in
redazione quasi sempre manoscritti.
(Nel
1965 restai a Firenze l'estate battendo a macchina sui fogli
millimetrati – per non superare le 1800 battute per pagina, perché
così venivano poi pagati i testi – via via quanto mio padre
inviava dalle vacanze in Sardegna, oppure da dove si veniva a trovare
per convegni e altri impegni in tutta Italia. Quello che non
trascrissi io lo fece Ivana, una solerte e gentile dattilografa poco
più che ventenne, impiegata in una copisteria di via Calimala,
specializzata nelle trascrizioni per tesi di laurea. Oltre che bella
e cordiale questa ragazza fu bravissima: le sue trascrizioni della
calligrafia di C.L.R. furono praticamente perfette).
Non
starebbe a me dirlo, ma ricordarlo sì, questi testi medievali di
C.L.R. sono di una qualità e originalità scientifica indubbia,
come è stato riconosciuto anche prima, durante e dopo la
pubblicazione del volume Prius Ars (Edizioni Fondazione Ragghianti,
Lucca 2010) che ripropone con accurata edizione critica comprendente
gli interventi successivi di C.L.R., le sue varianti, le sue
integrazioni. Questo imponente volume contiene gli scritti di mio
padre dal secolo V al secolo X, già pubblicati nel '68 nel volume
II di “Arte in Italia”.
Variante
cospicua di Prius Ars rispetto all'edizione precedente è
l'impostazione iconografica, che tradisce totalmente le intenzioni
dell'autore e le indicazioni fornite dal sottoscritto a nome della
famiglia. (Si vedano in proposito in questo blog i post del 15 agosto
2020: Medioevo europeo. Poetica e retorica della scultura astratta -
Con postilla circa “Prius Ars di Ragghianti; e quello del 7
settembre 2020: Prius Ars e Appendice). Insomma: splendida edizione
stile libri d'arte per diletto con contenuti appropriati e rigorosi,
con quasi casuali illustrazioni accattivanti e pertinenti ma
mancanti di troppe opere indispensabili legame con la scientificità
del testo.
Perché
i curatori e persino il grafico di allora (per di più nostro
rappresentante nel Comitato Scientifico della Fondazione) abbiano
voluto disattendere il rigore di C.L.R. mi risulta tuttora mistero,
non gaudioso ma certo inesplicabile.
Il
fatto più sconcertante è che il secolo XI non sia stato compreso
nell'edizione del 2010; così come non è chiaro perché anche i
secoli XII e XIII nell'altro volume di Casini (1969) con gli scritti
di C.L.R. non siano stati riproposti. Queste incongrue omissioni
sono il mistero non chiarito nemmeno nelle pagine introduttive di
Prius Ars.
Non
essendolo, o essendolo molto meno, stati rimaneggiati da ulteriori
interventi successivi di C.L.R. i saggi nelle edizioni 1968 e 1969 si
devono considerare conformi agli intenti dell'autore. Di conseguenza
risultano riproponibili nel web tali e quali, cosa che ho deciso di
effettuare con il presente post e quelli che seguiranno.
Questa
serie di scritti omogenei pertinenti Architettura,Scultura, pittura
dei secoli XI, XII,XIII, riflettono uno dei settori di studio più
indagati e approfonditi da C.L.R., il quale fin dalla fine degli anni
Trenta si era dedicato alla ricerca di nuovi originali aspetti degli
artisti “medievali”, poco noti e studiati ma cruciali nella
storia dell'arte europea e mediterranea che allora – in mancanza
coeva di relazioni e fonti da altre civiltà – si poteva
considerare in Occidente una nuova unitaria esperienza della cultura
visiva.
F.R.
(16 gennaio 2026)