Sessanta anni dopo la tragedia umana e culturale del 4 novembre 1966 Firenze è ancora una città sventrata e stranita da tramvie e ferrovie in costruzione sopra e sotto terra, da una gestione urbanistica sconsiderata, da un centro storico desertificato dagli abitanti originali a favore di un caos turistico di bassa qualità, ma di enorme impatto devastante, umiliante se ci fosse ancora traccia degli abitanti storici, quelli che nel 1944 insorsero contro i nazifascisti.
Rivedendo, riconsiderando le immagini di questo fascicolo speciale di “Critica d'Arte” - riprodotto integralmente – vien da pensare che l'Alluvione non sia stata altro che un'avvisaglia del prossimo veloce deperimento di una città che – come e più di Venezia – è diventata una specie di Disneyland crepuscolare, mentre crescono in Asia, Africa, Sud America, altre realtà evocatrici di storia e monumenti, di miti veri e fittizi.
Non rimane altro che augurare alla capitale toscana un futuro prossimo vivibile, mentre il mondo è insidiato e contagiato da oscure barbarie gestite da macchine per ora eterodirette.
Riproduco nel post anche quanto nel 40° anniversario dell'Alluvione pubblicò “LUK”, la rivista della Fondazione Centro Studi sull'Arte Licia e Carlo L. Ragghianti, come premessa a questa rievocazione.
Segue, e conclude, un'Appendice che riferisce sul 50° anniversario dell'alluvione.
F.R.









