Polignoto,
1855;
Pierre
Bayle;
Amministrazione
delle Arti (1954);
Mostra
Arte in Italia 1915-1935, trasferta a Parigi;
Una
collezione della "Critica" di Benedetto Croce;
Educazione
etico-intellettuale;
Bruno
Zevi;
Ermetismo;
Lina
Galli, poetessa triestina;
L'esodo
dall'Istria e dalla Dalmazia ricordato da Leo Valiani;
Editoria
libraria.
1.
Polignoto, 1855
Posto
queste pagine dal "Magasin Pittoresque" (settembre 1855),
perché contengono una ricostruzione di "Esche degli Cnidi"
risalente a 179 anni fa che – presumo – archeologicamente avrà
certamente anche contenuti obsoleti. Polignoto di Taso è stato un
pittore e bronzista greco attivo dal 480 al 455 a.C. ad Atene,
Platea, Delfi.
Oltre
che per la curiosità del testo ed al nitore delle riproduzioni
xilografiche delle pitture dell'artista, ripropongo queste pagine
perché danno l'occasione per manifestare lo sdegno che provo per
l'accettazione degli studiosi di essere sottoposti a "validazione"
per pubblicare sulle riviste. Così il Direttore diventa o resta
soltanto un burocrate mastino della proprietà del mezzo di
comunicazione, o del potere o di entrambi.
Infatti
su questo ciclo dell' "Esche degli Cnidi", oltre ad una
descrizione attendibile anche su Wikipedia, ho visto che un saggio di
Eliana Mugione intitolato Le Esche degli Cnidi. Proposta di
rilettura del programma figurativo, pubblicato nel 2006 dove dopo
l'Abstract che riporta, campeggia la scritta "Attenzione! I dati
visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte
dell'Ateneo".
Non entro in merito al saggio, essendo incompetente in materia; quello
che rilevo e denuncio è l'ignobile pretesa che uno scritto, per di
più di carattere scientifico, debba ricevere l'autorizzazione di
chicchessia. Editori, giornali, riviste ecc., tramite responsabili
addetti all'accettazione delle proposte editoriali (fase legittima)
sono stati gli unici incaricati di verificare la legittimità (non il
merito) della proposta editoriale. Il sistema, che vedo con grande
rammarico in buona parte accettato anche da "Critica d'Arte",
genera mostri, cioè il perpetrarsi del pensiero dominante (o imposto
politicamente), l'esclusione di ogni intuizione o riflessione
innovativa perché radicale o scomoda. Già l'Università è
diventata di fatto una "carriera", non dissimile a quelle
burocratiche e militari.
Se
anche la diffusione della critica e del pensiero originale sono
imbavagliati e ostacolati, si naviga allegramente (nel senso Titanic)
verso le Democrature, o peggio verso nuovi o rinnovati totalitarismi,
ai quali ci si può opporre soltanto rischiando di persona o
clandestinamente, cioè scientemente fuori legge vigente.

