Oggi
9 dicembre ricorre il ventesimo anno della morte di Nino Tirinnanzi,
artista che nel 2023 è stato ed è tuttora ricordato con vari eventi
in occasione del centenario dalla nascita.
Poiché
Tirinnanzi è stato fin dal dopoguerra partecipe convinto alle
iniziative di Carlo L. Ragghianti a Firenze e in Toscana, nonché
sostenitore di quelle sociali e culturali, ci è sembrato opportuno
ed utile ricordarlo anche nel nostro blog.
L'amico
gallerista ed editore Piero Pananti ai primi di ottobre mi manifestò
l'intenzione di omaggiare Tirinnanzi con una pubblicazione incentrata sui disegni inediti
delineati nel 1956 per la rivista “Criterio” - fondata e diretta
da C.L.R. - accompagnati anche da un mio scritto con la cronistoria
dei disegni e inquadramento del ruolo e della presenza culturale del
periodico nel biennio 1957-58.
Purtroppo circostanze impreviste non hanno consentito nei tempi previsti la realizzazione del progetto di Piero Pananti, il quale viene rimandato all'anno prossimo. Dato però che quanto di nostra pertinenza è concluso e disponibile, tenendo conto anche delle esigenze della Fondazione di Lucca, provvedo a pubblicarlo nella data prevista del 9 dicembre, giorno in cui vent'anni fa moriva Nino Tirinnanzi.
Utilizzo
in questo post il materiale suddetto come introduzione, anche perché
altrimenti per molti dei lettori di “Ragghianti&Collobi”,
questa iniziativa resterebbe probabilmente ignorata.
Di
conseguenza riproduco l'intera serie di disegni (67) che ritraggono
alcuni dei collaboratori di “Criterio”, ricordando che essi sono
inediti e anche perche così rappresentano una ulteriore donazione
alla Fondazione Ragghianti di Lucca, la quale possiede già un
discreto patrimonio di pittura e grafica, nonché una promettente
raccolta di sculture.
Siccome
è importante ricordare che prima di morire Tirinnanzi fece il
significativo dono alla Fondazione Ragghianti di ben 50 disegni, li
riproduco in questa sede dalla precoce pubblicazione in volume voluta
da Grazia Lanzillo e introdotta da Raffaele Monti (Le donazioni
alla Fondazione Ragghianti, Lucca, 1994).
Inoltre,
come si evince anche dai contributi critici di C.L. Ragghianti,
Tirinnanzi dimostra una spiccata qualità espressiva tramite il
bianco/nero (disegno, anche quello acquarellato, incisioni) tanto da
poterlo ritenere più dotato e spontaneo che nella pittura già molto
studiata e riconosciuta di indubbia maestria e singolare espressione
autonoma da quella del Maestro Rosai. Quindi riproduco per affezione
il disegno che fu di mia madre ed ora è di mia sorella Anna, nonché
l'incisione che il “Tiri” effettuò per la Cartella grafica edita
dall'U.I.A. e stampata da “Il Bisonte” di Maria Luigia Guaita nel
1975.
A
queste opere faccio seguire la riproduzione di due esempi (c.1950) di
disegni estemporanei, eseguiti abitualmente dall'artista durante le
riunioni. Ricordo poi, in
quanto alcune volte testimone, il vezzo che Tirinnanzi coltivava di disegnare con penne biro o altro mezzo indelebile sui tovaglioli (e addirittura su tovaglie) durante le cene conviviali in trattoria.
Ciò
agitava i camerieri e arrabbiava i titolari indifferenti
all'obiezione che il disegno valeva più del tessuto utilizzato (il
che, se non erro, equivale ad un noto aneddoto di Picasso). Questo
comportamento durò almeno fino a quando i più intelligenti
cominciarono a chiedergli di firmare quanto delineato.
Sul
piano critico è indispensabile riprodurre anche i due testi che
C.L.R. ebbe a scrivere sull'arte di Tirinnanzi. Il primo scritto il
18.12.1966 presentò la mostra di T. presso la Galleria d'Arte
Santacroce di Firenze, il cui “ricavato delle vendite sarà
devoluto al Fondo Internazionale e alla Città di Firenze per il
soccorso ai colpiti dall'Alluvione”. Nel dépliant è presente
anche una testimonianza di Mario Tobino, scrittore molto amico di
C.L.R. e di Tirinnanzi, cui allego un ritrattino fattogli dal
pittore. Il secondo importante testo di Carlo L. Ragghianti (nel
volume I disegni di T., Pananti 1982) rappresenta un'ampia
disamina dell'attività dell'artista.
Molto
legato all'allievo di Rosai nella sua permanenza fiorentina, Pier
Carlo Santini siglò la scheda su Tirinnanzi per il Catalogo/Mostra
Arte in Italia 1935-1955 (Edifir, 1992). Lo riporto come
documento nel quale si colloca il pittore nel suo periodo iniziale
fiorentino.
Colgo,
poi, l'occasione di ricordare che Tirinnanzi nel 1956 fu da C.L.R.
incluso tra i 60 Maestri del prossimo trentennio, mostra
tenutasi a Prato che ebbe una certa risonanza, con polemiche, il
contenuto della quale 67 anni dopo però sembra confermare la
giustezza degli intenti di allora (vedasi il post del 28 settembre
2017).
L'anno
dopo Tirinnanzi fu uno degli artisti esposti a “La Strozzina”
nella mostra Grafica dei pittori fiorentini (Caponi, Faraoni,
Farulli, Guasti, Loffredo, Tirinnanzi).
Accertata
la sua presenza nei locali della pubblica Galleria in Palazzo
Strozzi, ideata da C.L.R., in altre mostre prima (1951) e dopo, però
di documentazione scarsa e confusa.
Debbo
ricordare, infine, che nell'Archivio di Lucca si trova l'interessante
corrispondenza tra Tirinnanzi e C.L.R. – e dopo il 1987 con Licia
Collobi e il sottoscritto – non tanto per la quantità (scarsa,
anche perché le occasioni di incontro in città erano frequenti,
eppoi il telefono già imperversava), quanto per la netta prevalenza
di lettere dell'artista caratterizzate da una singolare affezione e
stima. Con la sua marcata calligrafia, Tirinnanzi esponeva propri
problemi, condivideva, era solidale: un amico, quindi.
Ritengo,
però, che una sede o una occasione di maggiore incisività
storiografica ed espositiva siano più idonee per pubblicare questo
carteggio con il rilievo e la diffusione che meritano.
F.R.

Un
corpus di disegni di Nino Tirinnanzi
Nel
1955 Nino Tirinnanzi fu incaricato di eseguire una serie di ritratti
di personalità della cultura e della politica per la rivista
“Criterio”, in via di realizzazione operativa.
Brevemente:
al punto 1. si rievocano la genesi e le caratteristiche del
periodico; il punto 2. riguarda la cronistoria dell'insieme dei
disegni eseguiti fino all'attuale esposizione nella Galleria Pananti
di Firenze.
1.
Nel gennaio di sessantasei anni fa iniziò la pubblicazione della
rivista “Criterio”, con il sottotolo “Mensile di cultura,
società, politica”. Questa pubblicazione fu ideata e diretta da
Carlo L. Ragghianti, che chiese di essere coadiuvato nel Comitato
Direttivo da Carlo Antoni, Leo Valiani, Bruno Visentini, quali
espressione rispettivamente degli ambienti culturali di matrice
liberale, socialista riformista, repubblicana lamalfiana. L'editore
era Neri Pozza, che pubblicava la “Biblioteca di cultura” di cui
Ragghianti era ideatore e coordinatore. La stampa fu affidata ad
Enrico Vallecchi, che editava “Critica d'Arte” fondata nel 1935
dallo studioso lucchese.
Oltre
al sostegno morale di Ferruccio Parri, concretamente “Criterio”
fu supportato da Adriano Olivetti e marginalmente da un gruppo di
imprenditori – credo veneti – raccolti da Bruno Visentini. La
quarta di copertina (qui riprodotta assieme alla copertina di un
fascicolo, figg. 1,2) del mensile elencava i collaboratori che
avevano aderito all'iniziativa. A questo proposito, un allora giovane
lettore, Paolo Emilio Pecorella (Pamir), entusiasta, disse alla
moglie di Ragghianti Licia Collobi: “Ci sono tutti! E' un parterre
de Rois”. In effetti in quell'elenco c'era quasi tutta la cultura
laica e antifascista non soltanto crociana.
Sul
piano politico lo scopo principale di “Criterio” era quello di
armonizzare, e là dove era possibile unificare, le formazioni
partitiche, stimolando – inoltre – l'orientamento autonomista del
PSI, che finalmente si distaccava – già prima della rivolta
ungherese – dalla subordinazione al PCI. L'intervento e l'azione
politica del periodico si manifestava attraverso gli editoriali,
volutamente anonimi quale espressione unitaria, in apertura di ogni
fascicolo. Grazie alla notazione di C.L. Ragghianti sul proprio
esemplare della rivista, sappiamo chi è stato l'autore di ciascun
intervento. Più della metà degli editoriali sono del Direttore, dei
rimanenti gran parte è di Leo Valiani, il resto fu scritto da Bruno
Visentini.
Nella
programmazione iniziale del periodico era previsto che di ciascun
autore di articolo fosse stampato anche un ritratto disegnato al
tratto. Questo compito fu assegnato a Nino Tirinnanzi. Molto probabilmente Ragghianti scelse l'allievo di Rosai avendone seguito l'attività ed anche stanti le assidue frequentazioni nella sede de “La Strozzina”, di “SeleArte”
e dei residui dello Studio
Italiano di Storia dell'Arte ancora in Palazzo Strozzi da parte di
Tirinnanzi amico di Alfredo Righi, Pier Carlo Santini, Nino Lo Vullo,
e di tutti i precedenti segretari della galleria pubblica “inventata”
da Ragghianti, come Alessandro Parronchi, Renzo Federici. Inoltre,
alle cene seguenti la maggior parte delle esposizioni, Tirinnanzi –
quasi sempre presente – si esibiva in disegni di ritratti, talora
caricaturali dei convitati, come ad esempio si riscontra nel piccolo
ritratto di C.L. Ragghianti (con le fattezze di certi fumetti
americani d'anteguerra le cui strisce venivano da noi pubblicate
proprio in quegli anni), ricavato dal contenitore di sigarette Turmac
(ill. n. 3).
Non
escluderei che questa esperienza grafica di Tirinnanzi abbia favorito
o promosso la serie di disegni che un paio di anni dopo l'artista
fece per illustrare il caso di cronaca nera Ghiani-Fenaroli.
Va
ricordato che la redazione di “Criterio” venne situata al 2°
piano del Palazzo Bartolini Salimbeni in Piazza Santa Trinita. Sede
prestigiosa e con ampi locali, che ben ricordo perché per motivi di
studio ne fui ospite negli intervalli scolastici dall'autunno del
1956 all'estate 1957: partivo in bicicletta da casa alle 7 e ¾,
tornavo alle 19. Lì, oltre alle incombenze strettamente redazionali,
si svolse anche una intensa attività – alla quale presenziai in
via formativa – tra allievi di mio padre quali Raffaele Monti,
Giacinto Nudi, e già – se non erro – Cesare Molinari e la
segretaria di redazione Lara Vinca Masini.
La
redazione all'origine doveva essere gestita da Maria Luigia Guaita,
la quale però dovette rinunciare per sopravvenuti impegni. La
decisione di sostituirla con Lara Vinca Masini fu determinata dal
fatto che i Ragghianti la conoscevano fin dal 1953 perché incaricata
(previa presentazione di Alfredo Righi) di coordinare la mia
preparazione caotica per l'esame di terza media. Da allora fino
all'università per me ella fu una delle guide, amica e consigliera
per vari aspetti della cultura ma soprattutto per la lettura in vari
orizzonti letterari che potei soddisfare con l'acquisto di libri
soprattutto grazie alla piccola, grigia, ben prefatta e tradotta
B.U.R., ideata dal benemerito Paolo Lecaldano.
In
seguito, purtroppo Lara Vinca Masini fu sedotta dal canto circeo di
Giulio Carlo Argan e, per diversi aspetti, tradì la fiducia in lei
riposta dai coniugi Ragghianti che l'avevano promossa Segretaria di
redazione di “SeleArte”. “Criterio” ebbe, tutto sommato, una
diffusione che, dati i tempi, può essere considerata positiva,
lusinghiera, mantenuta per l'intero anno 1957. Per il 1958 gli
avvenimenti politici disaffezionarono gli “sponsors”, ragion per
cui mio padre e l'editore decisero di completare il primo semestre e
chiudere definitivamente quella non marginale esperienza culturale
suffragata da molti saggi tutt'oggi di riferimento critico e storico.
Su
“Criterio” mi risulta scarna e di scarsa qualità la
storiografia, salvo quanto ne ha scritto – abbastanza diffusamente
e con pertinenza – Andrea Becherucci sul suo libro Le delusioni
della speranza. Carlo L. Ragghianti militante di una Italia nuova,
Biblion Edizioni, Milano 2021.