Carlo e Licia

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giovedì 16 maggio 2024

Donna, L. Russo, J. Lussu – R. Cobden – Cachet Fiat – S. Ragghianti – M. Du Camp – S. Minocchi – Colore – Socialismo – Edifici – Collobi – PdS-PD – Economia.




  1. Donna, Machiavelli, Luigi Russo, Joyce Lussu;

  2. Richard Cobden (1804-1865);

  3. Cachet Fiat allusorio;

  4. Salvatore Ragghianti frate, garibaldino, metodista;

  5. Maxime Du Camp (1822-1894);

  6. Salvatore Minocchi modernista;

  7. Colore nella pittura;

  8. Socialismo 1947 e 1957;

  9. Carattere degli edifici;

  10. Licia Collobi fotografa;

  11. Con Jacovitti percorso da PdS a Partito Democratico;

  12. Economia: per non piangere.


1. Donna, Machiavelli, Luigi Russo, Joyce Lussu.

Da quanto da lui scritto qui sopra, non è sorprendente constatare che Machiavelli fosse misogeno. E' stata una sorpresa, invece, appurare su fonti coeve inoppugnabili che egli fu omosessuale con tendenze pedofile. Uno di quegli individui che fino a poco tempo fa si sposavano e figliavano in "serenità" di coscienza e indulgenza sociale ipocrita ma diffusa.

La polemica tra il "focoso" Luigi Russo – illustre italianista che ricordo ancora 75 anni dopo sempre sopra le righe, quasi quanto Bruno Zevi – e la partigiana dal forte carattere Joyce Lussu è narrata nella propria rivista ("Belfagor", a. III, n.1, 1948) dallo stesso Russo – conciliante ma non pentito 


direi – nella nota Come per cagione di donne si rovina uno Stato. E' opportuno riguardo al procedere dell'acquisizione dei pieni diritti anche alle femmine ricordare che solo due anni prima (1946) la Consulta Nazionale, deliberante in vece del Parlamento ancora non ristabilito, si espresse sulla questione se accordare il voto alle donne e di essere elette.

Subito dopo la guerra e la stentata vittoria sul Fascismo, non erano tempi di consapevole femminicidio, però di "patriarcato" sì. Lo scritto di Luigi Russo rivela una radicata, diffusa opinione circa il ruolo delle donne, nonostante le prove lampanti (anche nella propria famiglia: Sara Russo, ad es. era scrittrice ed intellettuale) della paritaria capacità in ogni attività delle persone di genere femminile (Joyce Russo e Licia Collobi, ad es., erano divenute capitano e maggiore dell'Esercito Italiano).

Ciò nonostante il 10 marzo 1946 alla Consulta, dovendo decidere se dare per la prima volta in Italia il voto alle donne per il referendum, le elezioni Amministrative e la Costituente, Benedetto Croce votò contro, e così non pochi altri illustri personaggi, anche a sinistra, tra cui – temo per eccesso di tatticismo politico (il voto alle donne avvantaggiava certamente DC, monarchici, P.C.I. grazie al loro apparato) anche il consultore Carlo L. Ragghianti. E fece male.

sabato 23 marzo 2024

Faces – Ritratti nella fotografia del XX secolo.

Riferisco su questo Catalogo con deplorevole ritardo: esso è rimasto in bella vista nel mio studio per quindici anni. Era uno dei tipici oggetti che vedi tutti i giorni ma in realtà non noti. Fatto atto di contrizione, oggi provvedo a trarne un post.

Due i motivi di questa decisione: primo il fatto che l'editore è stato la Fondazione Centro Studi Ragghianti, istituita dai miei genitori; secondo il fatto che la fotografia è una forma espressiva d'arte figurativa ed al contempo è documento di conservazione e testimonianza delle immagini così ottenute. Per me in particolare è una passione con risvolti estetici e di documentazione espressiva di massimo livello, inequivocabile.

Infatti, nella distinzione distributiva dei materiali del mio Archivio, i fotografi sono conservati assieme agli artisti figurativi. Nel Novecento essi rappresentano circa un quarto del contenuto di un paio di centinaia di scatole Resisto. Idem per l'Ottocento, dove la presenza di fotografi è invece più contenuta.

E' del tutto inutile che io spenda parole scontate e ripetitive sui diciassette fotografi scelti dai curatori della mostra di cui il libro è stato il catalogo. Essi sono Walter Guadagnini che imposta il proprio intervento critico su Figure, spazi; Francesco Zanot con il saggio su L'ossessione dei volti (e lo spazio intorno).

Per inquadrare e dettagliare i motivi della scelta di questi artisti nel Catalogo e per circoscrivere il riflesso visivo delle immagini degli autori delle fotografie, riporto i brevi testi introduttivi di Maria Teresa Filieri (all'epoca direttore della Fondazione Ragghianti) e di Enrico Stefanelli (Direttore artistico del LuccaAgitalPhotoFest).

Ciascuno dei diciassette fotografi (alcuni molto noti, tutti con buona scelta di immagini, altri meno noti o – almeno per me piacevoli scoperte – apprezzati da chi li ha proposti e da specialisti) è equalmente illustrato in 128 pagine. Come testimonianza visiva dell'opera, riproduciamo due scatti di ciascuno dei maestri.

Da persona che ha dedicato la propria vita al libro, interpretandone praticamente tutti i ruoli (anche quelli tecnici, persino l'editore due volte) delle mansioni e attività occorrenti a realizzare i libri e le riviste, posso dichiarare che questo Catalogo è un prodotto che mantiene le aspettative in esso riposte; come critico posso dire a chi se ne accosta da profano o da "dilettante" che Faces. Ritratti della fotografia del XX secolo risulta un'esperienza formativa e gradevole. Ho un'unica riserva: non avrei messo in copertina la severa, altera e teutonica immagine di August Sander.

F.R. 28 gennaio 2024

venerdì 1 dicembre 2017

La fotografia è arte



Dopo più di cento anni dai primi dagherrotipi era ancora diffuso interrogarsi sul fatto che la fotografia fosse o no una forma di arte. Il dibattito riguardava gli scatti intenzionali, quelli costruiti in studio o dalla mente dell'operatore. Nel 1954 era possibile dubitare che la fotografia fosse un'espressione artistica originale e valida come lo erano le immagini o le strutture canoniche di pittura, scultura ed architettura.
E' opportuno ricordare che negli anni Cinquanta del Novecento buona parte della borghesia "colta" si indignava orripilata davanti alle opere di Picasso, negandone ottusamente e apoditticamente valori espressivi originali e quindi universali.
Nel 1952 l'editore Einaudi pubblicò Cinema arte figurativa di Carlo L. Ragghianti, un'opera rivoluzionaria, necessaria – e di notevolissimo successo – che non voleva essere "un'altra estetica del Cinema, ma una dimostrazione concreta dell'identità dell'arte figurativa e del cinema". Si veniva così a riconoscere in modo definitivo la dignità di arte al cinematografo, cosicché il libro "è un chiarimento vero e un'aggiunta concreta alla cultura moderna".
Il concetto di Design, poi, in quegli anni si stava faticosamente imponendo all'attenzione della critica e della comunicazione culturale costringendo i molti riluttanti a riconsiderare molte attività, reputate strumentali, non solo e non più identificabili col riduttivo termine di artigianato, che va inteso soltanto nelle applicazioni derivative di oggetti la cui forma espressiva è stata determinata da un prototipo nato da un artista (il designer).
Per inciso voglio ricordare due signore che alla fine degli anni Cinquanta 
furono importanti nella mia formazione: Maria Luigia Guaita (amica di famiglia) e Lara Vinca Masini, la quale supervisionò la mia preparazione per l'esame di terza media. Dal 1956, quando ella fu segretaria di redazione di "Criterio" e poi di "seleArte" – in Palazzo Bartolini Salimbeni e in Piazza Vittorio Veneto 4 -, sostenne e accompagnò la scoperta di tanti scrittori (mi fece scoprire la più che benemerita BUR ideata dal prof. Lecaldano). Probabilmente sono oggi in pochi a ricordare o sapere che queste due non comuni e volitive donne – tra loro diversissime – collaborarono alla stesura di una pagina sul design che compariva in un settimanale (di cui non ricordo il nome) giovanilistico che voleva competere con "L'Espresso", a cominciare dal sesquipedale formato.
Quindi alla domanda attuale se la fotografia fosse arte, rispondeva su "seleArte" (fasc. 15, nov.-dic. 1954, p.28) Carlo L. Ragghianti nella rubrica "corrispondenza", firmata con lo pseudonimo Camillo, che qui sopra riproduciamo.
Qui sotto, invece, riportiamo uno scritto del 1985 nel quale R. Nella rubrica "Domande e Riposte" di "Critica d'Arte" (IV serie, n.6, p.10), ribadendo quanto sostenuto nel 1954, ricorda sinteticamente quanto da lui trattato sull'argomento fotografia. Pagine che riproporremo successivamente anche in questo blog, anche se sono note e state già analizzate da studiosi, tra i quali citiamo Stefano Bulgarelli (Ragghianti e la fotografia, "Predella", 2, 2010, p. 161 ss.) e Tommaso Casini (Ragghianti: fotografia e cinematografia come esperienza della visione, pensiero e critica, ivi, p.277 ss.).