Carlo e Licia

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venerdì 22 settembre 2017

{bacheca} Europa a pezzi

Ieri, all'inizio degli anni Ottanta, il Potere, qui emblematizzato da Craxi, individuava il"capro espiatorio" di tutti i problemi e di tutte le sue inadempienze e, perché no, malversazioni.
Oggi i diretti discendenti dei potentati di allora, trasformatisi solo nominalmente, per giustificare la propria incompetenza, le proprie inosservanze ingannatrici, le proprie diffuse ruberie invocano la sovranità della patria, il rifiuto (che nelle bocche "moderate" suona trasformazione) dell'Europa (ipocritamente di questa Europa), deprecano le orde di migranti 
che tolgono il pane ai concittadini (soprattutto agli evasori fiscali e gli infingardi, I presume). Loro tutti innocenti, gli altri tutti "rosiconi" o peggio.
Domani, quando i nodi verranno al pettine, e ci saranno davvero le sempre scongiurate "lagrime e sangue", gli immarcescibili detentori del Potere, in mutate spoglie, si offriranno (da destra a sinistra, tanto non esistono più, sostengono serafici) quali salvatori della Patria, dell'Europa (se ancor ci sarà) indicando un altro "capo espiatorio", sostanzialmente debole e indifeso.
F.R.

mercoledì 13 settembre 2017

Più Europa per contenere la Germania

Scritto nell'Ottobre del 1943, in seguito alle devastazioni tedesche e alla gloriosa insurrezione di Napoli, questo saggio in sostanza riguarda la distinzione tra il dovere etico (kantianamente inderogabile) e i doveri, cioè gli obblighi che gli esseri umani hanno ma che molto spesso devono subire secondo le circostanze della loro vita pratica, e qualche volta – come in guerra – per cercare di salvare detta vita (per quanto miserabile) a danno di altri incolpevoli, vittime involontarie: quindi martiri.
Queste pagine di Benedetto Croce acquistano oggi un valore significativo in rapporto alla necessità obbligatoria di non consentire alla Germania di assumere una leadership politica esorbitante, fuori controllo perché ottenuta colla potenza economica. 
Paradossalmente è buona cosa che i teutoni per esercitare una politica di predominio continentale (antipasto del globale?) abbiano bisogno assoluto del nucleare militare francese e non possano più contare per una “politica dei due forni” sul nucleare britannico.
Quindi più forte sarà l'europeismo nei singoli paesi dell'Unione, meno forte sarà la supremazia germanica nei loro confronti e, soprattutto, la loro meritata egemonia economica dovrà essere anche solidale con i paesi più deboli. 
Perché ciò avvenga occorreranno comportamenti “virtuali” per l'Italia, paese leader continentale di deficit, criminalità organizzata e criminalità sociale, evasione ed elusione fiscale. 
Non sarà possibile “riformare” seriamente con l'attuale classe politica di vertice, in tutti gli schieramenti partitici attuali. Occorre un “miracolo” della storia, il decantato “stellone”, una resipiscenza profonda, collettiva che ci doti di statisti degni del nome, di uomini dediti al dovere verso la Patria di Campanile, cioè tutti gli esseri umani che abitano lo stivale. Solo in queste – praticamente impossibili – condizioni l'Italia potrà sopravvivere con dignità ed aspirare ad un mondo migliore. Essere cioè ciascuno di noi, tale e quale la stragrande maggioranza dei “migranti”.


lunedì 2 gennaio 2017

{glossario} Europa 2017: tra due Guerre Mondiali

Ho sempre seguito l'insegnamento materno di leggere qualsiasi cosa scritta, soprattutto se ce ne fosse l'assunzione di responsabilità dell'autore, perché comunque ci sarebbe stato qualcosa da imparare o qualche indicazione di approfondimento. Perciò sono rimasto colpito da quanto scritto e pubblicato nel 2012 da Gianni Mura, noto giornalista sportivo e gastronomico, nel suo romanzo "giallo" intitolato "Ischia", edito da Feltrinelli.
Che ci fosse una guerra monetaria, al di là del monito pontificio, era chiaro dal 2007 e già fortemente sospettato da qualche anno da chi cerca di comprendere


qualcosa circa il futuro e il destino dell'umanità, ben oltre i propri interessi, convincimenti, pregiudizi.
Che l'Europa, o meglio la disgregazione dell'unità confederale (quella Federale è tuttora utopia), fosse a rischio potenziale di implosione e, contemporaneamente, di aggressioni esterne era evidente.
Però, a dire il vero, m'era sfuggito il nocciolo profondo, ultimo della questione: e non solo a me come dimostrano tante analisi al riguardo.
Questo nucleo essenziale mi pare bene individuarlo ed espresso in questo bel romanzo, senza forzature violente e senza pretese intellettualistiche.

Francesco Ragghianti