Carlo e Licia

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giovedì 18 giugno 2026

Fritz Wotruba (1907-1975).

La segnalazione su “seleArte” (II s.,n.12.in “Critica d'Arte”,n.109, 1970) della esauriente mostra – presso la “Galerie im Erker” a St. Gallen – dell'opera dal 1946 al 1968 di Fritz Wotruba sintetizza le vicende dell'artista, dal momento in cui “gli ha consentito di riprendere con nuovo slancio e nuova certezza le ricerche e i fermenti della splendida stagione viennese della sua giovinezza”. Quindi nei pochi anni di vita ancora rimastigli l'artista conferma questa tendenza.

Scultore difficile, senza concessioni al di fuori della propria interiorità, Wotruba ha goduto di molta ammirazione da parte dei colleghi (ricordo soltanto perché ne sono stato testimone, la speciale considerazione dedicatagli da Guido Pinzani). Non ha, invece, avuto particolare seguito nei colleghi e nei giovani artisti italiani, salvo mi pare in Lorenzo Guerrini (1914-2002), che operò imponenti (e pesantissimi) blocchi di pietra che attualmente (se ben ricordo) ornano il giardino su cui si affaccia la Fondazione Ragghianti a Lucca.

F.R. (2 gennaio 2026)




venerdì 6 marzo 2026

“seleArte”, II s., n.22, in “Critica d'Arte”, n.166-168, lug.-dic., 1979. Appendice – C.L. Ragghianti – B. Zevi, Carteggio.

 Sommario


LIBRI RICEVUTI

191 Cronaca e storia:Editoriali di “Architettura” di Bruno Zevi, rec. C.L.R. Vedi appendice;

192 Restauri tra Modena e Reggio (a c. G. Bonsanti); Le monde byzantin dans l'histoire de la verriere (J. Philippe);

193 Miniature altomedievali lombarde (AA.VV.);

194 Wadsworth Atheneum Paintings. The Netherlands and the German-Speaking Countries, XV-XIX (AA.VV.).

195 Il ritratto nell'Ottocento (M.P. Gonnelli Manetti); Domus ecclesiae (G. Valentini, G. Caronia).

196 Les caluminures de la “Leitura nova” 1504-1552 (S. Deswarte).

198 Die Albertina und das Desdner Kupferstich-Kabinett Meisterzeichnungen aus zwei alten Sammlungen (AA.VV.); Filippo Juvarra a Madrid; Französische Gotik und Renaissance in Meisterwerken der Buckmalerei (D. Thoss)

199 Leonardo Da Vinci e i fossili (G.C. Ligabue) rec. C.L.R.

201 Byzanz-Konstantinople-Istambul (W. Hotz); Filosofia ed architettura in Leon Battista Alberti (C. Cancro), rec. C.L.R.

203 Architettura, scultura ed arti minori nel Barocco italiano. Ricerche nell'Archivio Spada (M. Heimbürger Ravelli)

204 La droga televisiva (M. Winn); “Pretese del parlare”, rec. C.L.R.

205 La creatività dello spirito, un'introduzione alle religioni australiane (M. Eliade), “Dall'etnologia alla critica”, rec. C.L.R.

207 Europa romanica: La Castiglia del Nord (M.L. De Lojendio e A. Rodriguez)

208 Italian romanica: 1,2. La Lombardia, il Piemonte con la Valle d'Aosta (AA.VV.); Reclams Kunstler lexicon (R. Darmstaedter, P. Reclam); Format in Painting (A.W.G. Poséq).

209 L'opera grafica e pittorica di Carlo Michelstaedter (a c. S. Campailla)

210 Andiamo insieme a visitare i musei provinciali di Gorizia; La Fabbrica di cultura. La questione dei Musei in Italia dal 1945 ad oggi (A. Piva) rec. C.L.R.

211 Quadratura. Studies in Italian Ceiling Painting (I. Siostross); Castel Sant'Angelo e Borgo tra Roma e papato (C. D'Onofrio), rec. C.L.R.

213 Teoria dell'espressione. Il sistema alla luce della storia (K. Buhler); Palazzi di Lecce (M. Paone).

214 Nietzsche nell'Italia di D'Annunzio (G. Michelini); Incisori d'invenzione romani e napoletani del XVII sec. nella Pinacoteca Naz. di Bologna; Semiologia delle arti visive (P. Raffa); La pittura senese 1330-1370 (C. De Benedictis); Cosmopolis. Portoferraio medicea 1548-1737 (G.M. Battaglini)

215 Apogeo e crisi del Medioevo (a c. M. Guidotti)

216 Affreschi biblici di Martino di Bartolomeo in San Giov. Battista e Cascina (M.L. Cristiani Tosti); I Cistercensi e il Lazio (AA.VV.)

217 Arte e linguaggio della politica (F. Haskell); Byzantine Art in the Making. Main Lines of stylistic development in Mediterranean Art (E. Kitznger)

218 L'educazione estetica (a c. G.M. Bertin); Educazione figurativa attraverso l'architettura (M. Automazzo)

219 Interni neoclassici a Napoli (C. Garzya); La fresque romane. La route de Saint-Jacques de Tours à Léon II (J. Wettstein)

221 Le antichità cristiane della fascia costiera istriana da Parenzo a Pola (G. Bovini); Itinerari ostiensi 1. Ostia repubblicana, 2. Ficone, 3. Vita quotidiana (AA.VV.); I principi della pittura figurativa nelle testimonianze degli artisti e degli scrittori d'arte (R.E.L. Panichi); Ostia antica. Insule I e II sec. (F. Pasini)

222 I codici miniati medievali della Biblioteca dell'Accademia Etrusca di Cortona (M. Degli Innocenti)

223 Roma e l'età carolingia (a c. A.M. Romanini)

224 Buchmalerei am Hofe Frankreichs 1310-1380 (F. Avril); Initialen aus grossen Handschriften, sec. VII-XV (J.J.G. Alexander); Die Icone 6bis 14 Jahehundert (K Weitzmann)

225 Painting and Scultpure in the Museum of Modern Art, 1929-1967 (A.H. Barr)

226 Architettura Industrale Piemonte negli ultimi 50 anni (R. Gabetti)

227 Mi Fu and the classical tradition of Chinese calligraphy (L. Lederose)

228 The drawing of Luis Henry Sullivan (AA.VV.)

229 Tiziano e il manierismo europeo (a c. R. Pallucchini); Tavarone (G. Rotondi Terminiello), rec. C.L.R.

231 Zelanda rurale e Mondrian, rec. C.L.R.

232 Caroto a Perugia, rec. C.L.R.

234 Storia di Venezia (S. Bettini) rec. Simone Viani

236 La tutela dell'opera dell'ingegno e il plagio (Z.O. Algardi) rec. C.L.R.

238 Rovesciamento della praxis di C.L.R.

239 Museo Nazionale di Atene (L. Collobi), rec. di Simone Viani

sabato 15 giugno 2024

Polignoto – P. Bayle – Amministrazione Arti – "Arte in Italia" a Parigi – "Critica" di B. Croce – Educazione – B. Zevi – Ermetismo – Galli – Esodo Istriano-Dalmata – Editoria libraria.




  1. Polignoto, 1855;

  2. Pierre Bayle;

  3. Amministrazione delle Arti (1954);

  4. Mostra Arte in Italia 1915-1935, trasferta a Parigi;

  5. Una collezione della "Critica" di Benedetto Croce;

  6. Educazione etico-intellettuale;

  7. Bruno Zevi;

  8. Ermetismo;

  9. Lina Galli, poetessa triestina;

  10. L'esodo dall'Istria e dalla Dalmazia ricordato da Leo Valiani;

  11. Editoria libraria.



1. Polignoto, 1855


Posto queste pagine dal "Magasin Pittoresque" (settembre 1855), perché contengono una ricostruzione di "Esche degli Cnidi" risalente a 179 anni fa che – presumo – archeologicamente avrà certamente anche contenuti obsoleti. Polignoto di Taso è stato un pittore e bronzista greco attivo dal 480 al 455 a.C. ad Atene, Platea, Delfi.

Oltre che per la curiosità del testo ed al nitore delle riproduzioni xilografiche delle pitture dell'artista, ripropongo queste pagine perché danno l'occasione per manifestare lo sdegno che provo per l'accettazione degli studiosi di essere sottoposti a "validazione" per pubblicare sulle riviste. Così il Direttore diventa o resta soltanto un burocrate mastino della proprietà del mezzo di comunicazione, o del potere o di entrambi.

Infatti su questo ciclo dell' "Esche degli Cnidi", oltre ad una descrizione attendibile anche su Wikipedia, ho visto che un saggio di Eliana Mugione intitolato Le Esche degli Cnidi. Proposta di rilettura del programma figurativo, pubblicato nel 2006 dove dopo l'Abstract che riporta, campeggia la scritta "Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'Ateneo". 

Non entro in merito al saggio, essendo incompetente in materia; quello che rilevo e denuncio è l'ignobile pretesa che uno scritto, per di più di carattere scientifico, debba ricevere l'autorizzazione di chicchessia. Editori, giornali, riviste ecc., tramite responsabili addetti all'accettazione delle proposte editoriali (fase legittima) sono stati gli unici incaricati di verificare la legittimità (non il merito) della proposta editoriale. Il sistema, che vedo con grande rammarico in buona parte accettato anche da "Critica d'Arte", genera mostri, cioè il perpetrarsi del pensiero dominante (o imposto politicamente), l'esclusione di ogni intuizione o riflessione innovativa perché radicale o scomoda. Già l'Università è diventata di fatto una "carriera", non dissimile a quelle burocratiche e militari.

Se anche la diffusione della critica e del pensiero originale sono imbavagliati e ostacolati, si naviga allegramente (nel senso Titanic) verso le Democrature, o peggio verso nuovi o rinnovati totalitarismi, ai quali ci si può opporre soltanto rischiando di persona o clandestinamente, cioè scientemente fuori legge vigente.

giovedì 28 dicembre 2017

Un gesto incivile

e Appendice 2019


 
Cinquant'anni or sono Carlo L. Ragghianti subì l'ennesima gratuita e insolitamente grave aggressione mediatica originata dalla solita matrice. In questa occasione – però – c'erano evidenti erroneità e menzogne che davano adito a ricorrere alla magistratura per poter tutelare la propria estraneità a quanto addebitato falsamente. Documentiamo questo grave episodio di malcostume accademico e intellettuale, qui di seguito, con la riproduzione del rendiconto finale, che fu pubblicato in “Critica d'Arte”, n.90, novembre 1967.
Per C.L.R. la propria integrità morale, coniugata all'onestà, erano elementi portanti della costruzione etica di se stesso (e dell'esempio da dare agli altri) ed erano – guarda caso – i più evidenti tratti distintivi dello studioso lucchese nei confronti di tanti colleghi storici dell'arte, di tanti intellettuali, di tanti artisti, di tanti politici d'ogni schieramento, di tante persone che era inevitabile incontrare. Altro importante tratto distintivo era ovviamente, l'orientamento singolare ed innovativo della sua metodologia di analisi e di ricerca storico-critica. Queste qualità scientifiche, naturalmente, non possono essere pretese come accettazione aprioristica dagli altri addetti, soprattutto quando costoro differiscono in buona fede. Tanto meno può essere richiesta l'adesione a principi e metodi da parte di chi, per i più disparati e leciti motivi, ha avuto una formazione differente o insufficiente quando gestita senza fideismi identitari o settari.
E' però opportuno riportare oggi la verità di quei fatti e sottolineare l'accettazione del responsabile di questa inusitata aggressione e del di lui riconoscimento della propria fallacia. Tutto questo ha una certa attualità perché anche recentemente – su “La Repubblica” - un noto giovane ordinario di Storia dell'Arte ha trovato, in un contesto non inerente, il modo di citare questa calunnia e di offendere la memoria di Ragghianti, quasi che egli fosse stato l'aggressore anziché l'aggredito. L'occasione dà adito di ricordare l'Eugenio Luporini fino allora e di allora, vale a dire una sorta di gemello di R., un Polluce nella realizzazione dell'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università di Pisa,
poi cattedratico (anche per l'indefesso sostegno di R.) a Genova ma ansioso di ritornare alla sede iniziale del suo percorso di studioso. Eugenio, non solo per mio padre, era più di un amico, per me era un fratello maggiore, consentaneo persino in politica, data la comune – e critica – adesione al P.S.I.. Nel 1967, checché ne abbiano detto in precedenza comuni amici, fu sua l'iniziativa di un pubblico Appello in difesa di Carlo Ludovico R. e di coinvolgere per la pubblicizzazione un organo terzo come “L'Astrolabio” di Ferruccio Parri. Suo, e qui sono ancora come testimone diretto a smentire le bubbole blaterate – a posteriori – persino da Alfredo Righi (in vero sovente sconsideratamente pettegolo) che Ragghianti fosse l'ispiratore dell'Appello e Luporini il braccio esecutivo. Non è vero, semplicemente. D'altra parte chi conosceva o conobbe mio padre non può non riconoscergli che tra le doti del suo difficile carattere c'era quella di affrontare sempre (e quasi sempre da solo) le avverse circostanze personali, senza preventivamente coinvolgere altri, tanto meno manipolarli.
Purtroppo per chi concepisce la vita come lotta di potere, di prevaricazione sugli altri, invece la passione fine a se stessa, il dovere come motore etico della propria esistenza, sono comportamenti e sentimenti incomprensibili. E per molti, i più sembrerebbe – soprattutto in politica – sono virtù che vanno estirpate.
Sta di fatto, e non ho mai capito come e perché (anche se sospetto non possa essere estranea al suo cambiamento la concomitanza in Università a Genova di Enrico Fenzi – allora ancora “estremista” soltanto – e che so per certo fu “cattivo maestro” del mio povero amico Giovanni Francovich) Eugenio Luporini tornò a Pisa radicalizzato politicamente, cambiato nel carattere e – con nostra infinita tristezza – ostile a Ragghianti con tanta acrimonia, quella propria che in un fanatizzato religioso si scatena per cancellare i propri passati convincimenti e sentimenti, anche quelli etici e affettivi.
F.R.  (22.11.2017)