Di Paolo Alberto Rossi, architetto e studioso originale della vasta problematica relativa alla Cupola del Duomo di Firenze, si è quasi persa traccia nel web, tanto da non riuscire a riscontrare la data della sua relativamente precoce morte con quella indicata in un foglio volante di un appunto (29 giugno 1998).
Sento il dovere di ricordare che Rossi è stato un seguace incontrato casualmente, un interlocutore fecondo e dialettico di Carlo L. Ragghianti; quindi un amico suo e della nostra famiglia, i cui residui individui ricordano ancora la sua alta e massiccia statura bonariamente incombente e la arguzia fiorentina intrisa di ironia.
Mio padre, figlio di un geometra-architetto, fin da piccolo – a prescindere dalle doti visive naturali – si formò un occhio critico che al di là della valenza tecnica ed estetica di un progetto osservava ed apprezzava la maestria manuale del disegno con la sua originalità tecnico-espressiva. Paolo Alberto Rossi, ancor prima di approfondirne la conoscenza, lo colpì per la qualità del suo modo di riproporre la volumetria architettonica. Noto, en passant, che alle pp. 104-105 dello studio qui presentato è riprodotta una fase di costruzione della cupola: di questa immagine conservo, su supporto ligneo, il cliché al tratto di zinco, che dà l'impressione con i suoi rilievi di osservare un bassorilievo scultoreo.




