Carlo e Licia

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giovedì 12 febbraio 2026

"seleArte", II s., n.20, in "Critica d'Arte", n.154-156, lug.-dic. 1977.

Sommario


227 Schlosser (1975; C.L.R.).

228 Gli alberi di Mattioli (C.L.R.).

229 Puccio Capanna (C.L.R.).

232 La “Crocefissione” di Montone (C.L.R.).

233 L'“Annunciazione" di Tiglio (C.L.R.).

235 L'“Aritmetica” del Calandri (C.L.R.).

237 Miniatura francese (C.L.R.).

239 Scultura africana nei musei italiani (Red.).


lunedì 20 gennaio 2025

Licia Collobi Ragghianti: schede di arti extraeuropee

Post precedenti:


Museo del Messico / Mesoamerica, 1 - 15 aprile 2021
Museo del Messico / Mesoamerica, 2 - 20 maggio 2021
Museo del Messico / Mesoamerica, 3 - 15 giugno 2021
Museo del Messico / Mesoamerica, 4 - 19 luglio 2021
Opere del Museo Nazionale di Atene, 1 - 24 agosto 2023
Opere del Museo Nazionale di Atene, 2 - 01 ottobre 2023
Opere del Museo Nazionale di Atene, 3 - 14 novembre 2023
Opere del Museo Nazionale di Atene, 4 - 14 dicembre 2023
Opere del Museo Nazionale di Atene, 5 - 27 gennaio 2024
Schede di pittura olandese, 1 - 20 giugno 2024
Schede di pittura olandese, 2 - 27 luglio 2024
Schede di pittura tedesca - 24 agosto 2024
Schede di pittura italiana - 15 settembre 2024
Schede di pittura spagnola - 10 ottobre 2024
Schede di pittura francese - 25 dicembre 2024


Londra, British Museum, 1967.




sabato 6 ottobre 2018

Novità su Carlo Piaggia

Dopo aver licenziato l'ultimo post comprendente gli scritti di “Arte nera africana” dei coniugi Ragghianti, vedo su "FCRL Magazine” n.11, 2017 – rivista della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca – la promozione del libro Carlo Piaggia e le sue esplorazioni africane (vol.I). Penso che sia opportuno pubblicizzare questo libro anche su questo blog, data l'aderenza ad una parte del contenuto di questa serie di post. Perciò riportiamo di questa impegnativa impresa editoriale la copertina e il testo redazionale dell'editore perché illustrano chiaramente l'importanza di una pubblicazione, la quale diviene anche di una certa attualità a causa dei tormentati odierni rapporti italiani ed europei anche con quella parte dell'Africa a suo tempo indagata da Piaggia.
Vedendo che a questo libro ha partecipato come autore anche Giorgio Tori, archivista e storico, colgo l'occasione di ricordare che fino a 
qualche mese fa egli è stato apprezzato, equilibrato Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Centro Studi Carlo Ludovico e Licia Ragghianti di Lucca. Ci si presenta anche l'opportunità per ringraziare Giorgio Tori a nome di Rosetta, Anna e Francesco Ragghianti e di complimentarci per il suo operato nei confronti della Fondazione, della sua gentilezza verso Rosetta Ragghianti che ha voluto confermare come Vice presidente, e per ultimo ma non meno importante, per la stima sempre manifestata nei riguardi di Carlo L. Ragghianti. Fatto tra l'altro attestato dalla lontana e giovanile adesione di Giorgio Tori (“Vice archivista di Stato, Lucca”) all'Appello promosso da C.L. Ragghianti per la salvaguardia del Patrimonio artistico e storico italiano, pubblicato nel 3° elenco di “Critica d'Arte”, n.96 (giugno 1968).
F.R. (10 settembre 2018)


mercoledì 3 ottobre 2018

Arte dell'Africa nera, 4 (1980-1987).

Licia Collobi Ragghianti

Anche in questo lasso di tempo il contributo di Licia Collobi alla “Critica d'Arte/SeleArte” per l'arte in Africa fu modesto. Nel fascicolo n.172-174, lug.-dic. 1980, a p. 240 da un rendiconto della Guida del Museo di Montreal (Canada) dove tra l'altro cita (riprodotta) una 


scultura Dogon del sec. XIX. Il fascicolo n.2 della serie editore Panini (lug.-sett. 1984, p.84) recenscisce la importante mostra Arte dell'antica Africa tenuta a Monaco di Baviera. (Erroneamente questo breve articolo nella Bibliografia degli scritti è attribuito a Carlo L. Ragghianti).

venerdì 7 settembre 2018

Arte dell'Africa nera, 3. 1970-1979 (seconda parte)

Carlo L. Ragghianti.



In Meditazioni africane (“Critica d'Arte”, n.151-153, gen. 1977, pp. 183-204) l'autore nelle prime righe avverte che si tratta di riflessioni che ha fatto, sta facendo con l'intenzione di proseguirle a farle. Segue con La scultura africana (“La Nazione”, Firenze 4 dic. 1977, p.3; su “Il resto del Carlino”, Bologna, stessa data col titolo L'arte negra) la recensione che l'a. – direttore della collana – fa al volume Scultura africana nei Musei italiani pubblicato da Calderini (si veda anche nel post “n.3 – Prima parte” del 6 agosto 2018 la recensione che ne fa Licia Collobi). Conclude questa rassegna l'articolo pubblicato su “La Nazione” e su “Il resto del Carlino” (27 gen. 1979, p.3) intitolato La terra dei Niam Niam nel quale C.L.R rievoca l'esploratore lucchese Carlo Piaggia (1827-1982) uno dei miti della sua infanzia. Questo viaggiatore fu senz'altro una figura atipica tra gli avventurieri (si pensi all'avido e crudele Rimbaud) che esplorarono il continente africano con l'intenzione di colonizzarlo e di sfruttarne risorse e persone, considerate spesso non pienamente umane. 
Per restare alle concezioni dell'epoca certamente secondo Lombroso la testa del Piaggia non sarebbe considerata evoluta, dimostrando la fallacia delle classificazioni fisiognomiche che – prese sul serio – hanno fatto discriminare e soffrire milioni di essere umani generando tanti piccoli Hitler, che non sono scomparsi ancora, anzi – a seguire le cronache aberranti dei nostri giorni – proliferano sempre meno contrastati in tutto il mondo. Allego una piccola curiosità: il necrologio di Carlo Piaggia scritto da Edmondo De Amicis, una sorta di Saviano d'epoca ma completamente rangé. Questo testo è tratto dalla rivista fine Ottocento “Giornale Illustrato dei viaggi e delle avventure di terra e di mare” n.184, 9 marzo 1882, al quale C.L.R. si interessò da ragazzino, così come ho fatto anch'io rinvenendone da adulto un paio d'annate e che fu una delle principali fonti a cui si abbeverò il visionario sedentario Emilio Salgàri. Nel quarto ed ultimo post di questa serie (1880-1987), riporteremo sinteticamente l'impegno profuso da C.L.R. per le onoranze del centenario della morte del Piaggia, oltre ai suoi ultimi testi specifici sull'arte dell'Africa nera.

F.R. (5 luglio 2018)

martedì 7 agosto 2018

Arte dell'Africa Nera, 3. 1970-1979 (prima parte)

Appare evidente che in questo periodo Licia Collobi, constatando il maggior impegno e interessamento del marito circa l'arte dell'Africa nera, preferì dedicare la propria attenzione ad altri fenomeni di cosiddette arti primitive. Mia madre quindi studierà e divulgherà soprattutto le civiltà dell'America centromeridionale precedenti la scoperta del continente da parte di Colombo, diventando una voce autorevole per la conoscenza delle manifestazioni artistiche di quelle popolazioni. Si interesserà contemporaneamente ai fenomeni espressivi delle isole oceaniche del Pacifico e delle isole asiatiche (Papua-Nuova Guinea ecc.) studiate altrimenti soprattutto dal punto di vista etnografico.
D'altra parte Carlo L. Ragghianti continua ad approfondire la considerazione dell'originalità dei manufatti africani e delle problematiche inerenti. Dopo l'incontro con Ezio Bassani (c. 1972) – persona di formazione manageriale e giunto agli studi attraverso un percorso per certi versi autodidattico – Ragghianti gli pubblicò su “Critica d'Arte” dapprima alcune ricerche, poi lo coinvolse quale 



docente nell'Università Internazionale dell'Arte di Firenze.  Maturò di conseguenza l'iniziativa di costituire il “Centro Studi dell'Arte Africana” (Cestaraf) e successivamente la rivista “Critica d'Arte africana” (1981 e 1984/5). Quale Preside dell' U.I.A., Ragghianti patrocinò tramite il Cestaraf diverse successive iniziative importanti sia espositive (Mostra Tesori Antica Nigeria) che metodologiche sul piano museografico e storico critico. Si costituì così un polo di aggregazione di studi vitale e ricco di collaborazioni e ricadute internazionali. Purtroppo temo che dopo Ezio Bassani (n. 1924, vedo su internet tuttora vivente) il Cestaraf, fornito di una esauriente biblioteca e di fototeca ed attività editoriale, sia declinato o addirittura scomparso, così come lo è l'U.I.A., attualmente in liquidazione.
Il primo rendiconto (anni 1949-1959) degli scritti dei coniugi Ragghianti sull'Africa nera è stato postato il 10 maggio 2018; il secondo rendiconto (anni 1960-1969) è stato postato il 6 giugno 2018.
Licia Collobi

Il contributo di L.C. all'arte dell'Africa nera nel decennio Settanta si limita a due scritti accertati. Il primo (“SeleArte” in “Critica d'Arte”, n. 109, gen.-feb. 1970, pp. 61,63) intervento Africa, Oceania,

Americhe riflette già nel titolo lo spostamento di attenzione della studiosa. Il secondo scritto recensisce l'importante catalogo a cura di Ezio Bassani Scultura africana nei musei italiani (Musei - Meraviglie d'Italia, 12, Calderini, Bologna 1977).

mercoledì 6 giugno 2018

Arte dell'Africa nera, 2 (1960-1969)

Riguardante gli anni Cinquanta, il primo post di questa serie raccoglie gli scritti di Licia e Carlo L. Ragghianti che hanno per oggetto l'Africa nera sia tribale, sia dove prevalentemente islamizzata mantenendo robuste tradizioni culturali ed artistiche autoctone. Esso è stato pubblicato in questo blog il …........ .
I testi che seguono sono quelli individuati soprattutto tramite le Bibliografie degli scritti degli autori, quindi al momento possono essere sfuggiti contributi senza esplicita pertinenza indicizzabile, nonché assenti in queste due elencazioni, tuttavia indispensabili 
ausili. Siccome per C.L. Ragghianti il decennio Sessanta fu particolarmente oneroso di incarichi sociali (presidenza dell'Associazione Difesa e Sviluppo Scuola Pubblica Italiana, che fu determinante per ottenere la Scuola Media unica e altre riforme anche universitarie), professionali, di studio e ricerca e di pubblicazioni (Mondrian e l'arte del XX secolo, ad es.), la sua partecipazione a “SeleArte” risulta fortemente ridotta. Viceversa Licia Collobi R., dopo il pensionamento da funzionaria delle BB.AA., poté aumentare la propria partecipazione alla confezione della rivista.

CARLO L. RAGGHIANTI

 A p.67 del n.55 di “SeleArte” (gen.-feb. 1962) C.L.R. rileva che a fronte dell'universale apprezzamento per l'originalità e la qualità della musica dei neri americani non risulta fino ad allora un analogo consenso verso l'espressività artistica figurale da loro prodotta. Sul filo conduttore di un studio di Cedric Dover si constata che tra i numerosi artisti neri è spesso presente qualche rievocazione dell'espressività africana originaria.
In Arte africana (“SeleArte”, n.65, sett.-ott. 1963, pp.56-59) recensendo il libro di Ulli Beier dedicato alla scultura africana operata con il fango “finora la meno considerata, eppure non inferiore a quella lignea e a quella bronzea”, si conduce un'analisi formale considerando anche i vari aspetti etnici e religiosi – soprattutto – che per l'artista africano rappresentano “il costante rinnovamento” dell'atto della creazione.

giovedì 10 maggio 2018

Arte dell'Africa nera, 1 (1949-1959)

Temo, permanendo la diffusa idiozia dell'uso di un “linguaggio politicamente corretto” e la suscettibilità delle persone di colore (da parte loro con un fondamento legittimo) che sia necessario ancora una volta giustificare in relazione all'arte la parola “negra” e per gli autori delle opere la parola “negro”, soprattutto in testi scritti nel secolo scorso. La derivazione dal latino niger in lingua italiana si è risolta già secoli fa in negro, appunto, usato normalmente e senza intento razzista. Certo i minus habentes che razzisti lo sono hanno sempre usato il termine in senso spregiativo, connotandosi come bestie che risultano purtroppo convivere con gli esseri umani. L'uso del vocabolo sostitutivo ed equivalente nero in italiano non ha molto senso o ragion d'essere; ma lo possiamo usare volentieri nei nostri commenti e nelle nostre note introduttive. Ben altro significato ha in inglese black (nero) da nigger, volutamente offensivo nei confronti di esseri umani di colore. (Pensa che gioia se i non bianchi ci chiamassero non solo “viso pallido”, ma anche “bianchiccio”, “slavato”, “fantasma”, “ectoplasma”, cioè la lava biancastra dei medium in trance!). Scusandomi per questo “cappello”, reso necessario d'altronde dalla protervia interrazziale artificiosamente praticata per nascondere brutture inconfessabili e per consentirne altre anche peggiori, dopo quasi un anno dalla pubblicazione del post Il negro nell'arte europea (21 giugno 2017) riprendiamo la ristampa – il più possibile cronologica – degli scritti e degli interventi di Carlo L. e Licia Ragghianti che riguardano soprattutto la creatività espressiva figurale

delle popolazioni dell'Africa nera. Due precisazioni prima di entrare nei dettagli: 1) il citato post Il negro nell'arte europea è stato cronologicamente anticipato rispetto agli altri scritti perché ha per argomento come gli artisti europei hanno raffigurato nei secoli gli africani neri; 2) L'Africa settentrionale, dal Marocco all'Egitto, non viene considerata in questa sede perché le popolazioni ivi viventi non sono prevalentemente nere, e la loro storia e loro espressività artistica sono per lo più islamiche, mentre l'archeologia è romana, autoctona (ad es. Cartagine, i Tassili ecc.). Quanto all'Egitto, i più di tremila anni preromani costituiscono una grandiosa civiltà a sé stante. Di conseguenza i numerosi scritti dei coniugi Ragghianti saranno pubblicati in appositi post con sequenza il più possibile cronologica. Questo primo post della serie Arte nera comprende gli scritti di Carlo L. R. e poi di seguito quelli di Licia Collobi R. pubblicati fino al 1959 compreso. Il loro reperimento è basato sulle rispettive Bibliografie degli scritti, di conseguenza possono esserci sfuggiti articoli il cui titolo non abbia consentito la registrazione appropriata nelle suddette guide bibliografiche. Per fare un esempio, nella rubrica “collezionista” delle due serie di “SeleArte” sono senz'altro riprodotte opere d'arte africana non registrate come tali bensì Yoruba o Gabon ecc.; altri casi non sono da escludere, ragion per cui casomai “a dio piacendo” – come intercalava sempre Mario lo Strambi – tra qualche anno li potremo riprodurre o darne almeno l'elenco.


mercoledì 21 giugno 2017

"Negro nell'arte europea" progetto di C.L.R.

In nome del declinante linguaggio "politicamente corretto", va premesso che in questa sede si usa il termine negro invece di nero, termine invalso negli ultimi decenni e perciò fino ad allora non adoperato nell'accezione antropologica. Occorre anche ricordare che l'uso di "negro" - derivante dal latino "niger" - non aveva significato negativo salvo che da parte di odiosi razzisti, riconoscibili dal contesto negli scritti e dall'intonazione nei discorsi.
La considerazione paritetica delle forme espressive diverse da quelle canoniche e manualistiche dell'arte italiana ed eurocentrica è sempre stata praticata da Carlo L. Ragghianti ed è a fondamento della sua "estetica".
Se non ci risultano sull'argomento documenti scritti prima degli anni Cinquanta ciò è dovuto alla scarsità nazionale e internazionale di studi e ricerche interessanti o problematici in merito all'Africa, specialmente quella centro-meridionale. Non a caso si cominciò a parlare di "negritudine" in
seguito alle conquiste coloniali e di arte negra in seguito alla individuazione e all'acquisizione di reperti africani da parte soprattutto di artisti degli inizi del Ventesimo secolo. La comprensione di Picasso senza riferimenti all' "art nègre" sarebbe incompleta e fuorviante. Trovo nell'Archivio familiare uno smilzo fascicoletto con l'intestazione "negro nell'arte europea". Dopo averlo controllato decido di renderne noto il contenuto, anche se sono certo che la mia memoria affievolita ricorda vagamente una consistenza superiore a quella riscontrata. Vorrà dire che, in caso di successivi reperimenti renderemo note le opportune integrazioni.
Un primo foglio, del 1962, contiene la richiesta "ufficiale" al Sindaco di Firenze Giorgio La Pira da parte di Ragghianti (estensore del testo e ideatore del contesto), e di Edoardo Detti ed Enriques-Agnoletti, assessori della Giunta presieduta dal detto e dimenticato sindaco "santo".