Il 3 ottobre 1982 si inaugurava alla
giovane Fondazione Ragghianti la mostra “Scultura Italiana del
nostro Tempo”, la rassegna più emozionante e meglio allestita
degli ultimi decenni, nel senso non di piu' o meno “utili”
orpelli, ma di disposizione fisica dei manufatti, della loro lettura
museografica, della loro collocazione di ampio respiro e le
correlazioni tra le sculture. Pier Carlo Santini nel prepararla
espresse il meglio di sé, dando così anche al Centro Studi
Ragghianti, di cui era il direttore, un eccellente avviamento.
Erano esposti 31 artisti con 71 opere, e tra essi Valeriano Trubbiani da cui Ragghianti rimase
particolarmente colpito, non conoscendolo ch emarginalmente. Perciò tornato a Firenze mi chiese di procurargli una più ampia documentazione verificando nelle fonti domestiche ancora disponibili, tra quelle dell'UIA e tra ciò che potevo “racimolare” nei contatti professionali di “Critica d'Arte”. Qualcosa ricordo trovai, specialmente un paio di opuscoli. Ci fu poi, probabilmente su “input” del regista, la concomitanza dell'invio del volume “e la barca va – Federico Fellini” con le visualizzazioni grafiche dell'artista residenze ad Ancona che fece scrivere al critico lucchese la seguente lettera:
