In nome del declinante linguaggio "politicamente corretto", va premesso che in questa sede si usa il termine negro invece di nero, termine invalso negli ultimi decenni e perciò fino ad allora non adoperato nell'accezione antropologica. Occorre anche ricordare che l'uso di "negro" - derivante dal latino "niger" - non aveva significato negativo salvo che da parte di odiosi razzisti, riconoscibili dal contesto negli scritti e dall'intonazione nei discorsi.
La considerazione paritetica delle forme espressive diverse da quelle canoniche e manualistiche dell'arte italiana ed eurocentrica è sempre stata praticata da Carlo L. Ragghianti ed è a fondamento della sua "estetica".
Se non ci risultano sull'argomento documenti scritti prima degli anni Cinquanta ciò è dovuto alla scarsità nazionale e internazionale di studi e ricerche interessanti o problematici in merito all'Africa, specialmente quella centro-meridionale. Non a caso si cominciò a parlare di "negritudine" in
seguito alle conquiste coloniali e di arte negra in seguito alla individuazione e all'acquisizione di reperti africani da parte soprattutto di artisti degli inizi del Ventesimo secolo. La comprensione di Picasso senza riferimenti all' "art nègre" sarebbe incompleta e fuorviante. Trovo nell'Archivio familiare uno smilzo fascicoletto con l'intestazione "negro nell'arte europea". Dopo averlo controllato decido di renderne noto il contenuto, anche se sono certo che la mia memoria affievolita ricorda vagamente una consistenza superiore a quella riscontrata. Vorrà dire che, in caso di successivi reperimenti renderemo note le opportune integrazioni.
Un primo foglio, del 1962, contiene la richiesta "ufficiale" al Sindaco di Firenze Giorgio La Pira da parte di Ragghianti (estensore del testo e ideatore del contesto), e di Edoardo Detti ed Enriques-Agnoletti, assessori della Giunta presieduta dal detto e dimenticato sindaco "santo".