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sabato 9 dicembre 2023

Nino Tirinnanzi – Ritratti per “Criterio” editi nel centenario (1923-2023)

Indice
  • Nota Redazionale
  • Un corpus di disegni di Nino Tirinnanzi
  • 67 disegni inediti per "Criterio"
  • Donazione di 50 disegni alla Fondazione Ragghianti
  • Un disegno, un'incisione e due disegni estemporanei
  • Presentazione di Carlo L. Ragghianti, 1966
  • Testimonianza di Mario Tobino, 1966
  • Saggio "I disegni di Tirinnanzi" di Carlo L. Ragghianti, 1982
  • Scheda 1992 di Pier Carlo Santini
  • Due autoritratti




 

Oggi 9 dicembre ricorre il ventesimo anno della morte di Nino Tirinnanzi, artista che nel 2023 è stato ed è tuttora ricordato con vari eventi in occasione del centenario dalla nascita.

Poiché Tirinnanzi è stato fin dal dopoguerra partecipe convinto alle iniziative di Carlo L. Ragghianti a Firenze e in Toscana, nonché sostenitore di quelle sociali e culturali, ci è sembrato opportuno ed utile ricordarlo anche nel nostro blog.

L'amico gallerista ed editore Piero Pananti ai primi di ottobre mi manifestò l'intenzione di omaggiare Tirinnanzi con una pubblicazione  incentrata sui disegni inediti delineati nel 1956 per la rivista “Criterio” - fondata e diretta da C.L.R. - accompagnati anche da un mio scritto con la cronistoria dei disegni e inquadramento del ruolo e della presenza culturale del periodico nel biennio 1957-58.

Purtroppo circostanze impreviste non hanno consentito nei tempi previsti la realizzazione del progetto di Piero Pananti, il quale viene rimandato all'anno prossimo. Dato però che quanto di nostra pertinenza è concluso e disponibile, tenendo conto anche delle esigenze della Fondazione di Lucca, provvedo a pubblicarlo nella data prevista del 9 dicembre, giorno in cui vent'anni fa moriva Nino Tirinnanzi.

Utilizzo in questo post il materiale suddetto come introduzione, anche perché altrimenti per molti dei lettori di “Ragghianti&Collobi”, questa iniziativa resterebbe probabilmente ignorata.

Di conseguenza riproduco l'intera serie di disegni (67) che ritraggono alcuni dei collaboratori di “Criterio”, ricordando che essi sono inediti e anche perche così rappresentano una ulteriore donazione alla Fondazione Ragghianti di Lucca, la quale possiede già un discreto patrimonio di pittura e grafica, nonché una promettente raccolta di sculture.

Siccome è importante ricordare che prima di morire Tirinnanzi fece il significativo dono alla Fondazione Ragghianti di ben 50 disegni, li riproduco in questa sede dalla precoce pubblicazione in volume voluta da Grazia Lanzillo e introdotta da Raffaele Monti (Le donazioni alla Fondazione Ragghianti, Lucca, 1994).

Inoltre, come si evince anche dai contributi critici di C.L. Ragghianti, Tirinnanzi dimostra una spiccata qualità espressiva tramite il bianco/nero (disegno, anche quello acquarellato, incisioni) tanto da poterlo ritenere più dotato e spontaneo che nella pittura già molto studiata e riconosciuta di indubbia maestria e singolare espressione autonoma da quella del Maestro Rosai. Quindi riproduco per affezione il disegno che fu di mia madre ed ora è di mia sorella Anna, nonché l'incisione che il “Tiri” effettuò per la Cartella grafica edita dall'U.I.A. e stampata da “Il Bisonte” di Maria Luigia Guaita nel 1975.

A queste opere faccio seguire la riproduzione di due esempi (c.1950) di disegni estemporanei, eseguiti abitualmente dall'artista durante le riunioni. Ricordo poi, in 

quanto alcune volte testimone, il vezzo che Tirinnanzi coltivava di disegnare con penne biro o altro mezzo indelebile sui tovaglioli (e addirittura su tovaglie) durante le cene conviviali in trattoria. 

Ciò agitava i camerieri e arrabbiava i titolari indifferenti all'obiezione che il disegno valeva più del tessuto utilizzato (il che, se non erro, equivale ad un noto aneddoto di Picasso). Questo comportamento durò almeno fino a quando i più intelligenti cominciarono a chiedergli di firmare quanto delineato.

Sul piano critico è indispensabile riprodurre anche i due testi che C.L.R. ebbe a scrivere sull'arte di Tirinnanzi. Il primo scritto il 18.12.1966 presentò la mostra di T. presso la Galleria d'Arte Santacroce di Firenze, il cui “ricavato delle vendite sarà devoluto al Fondo Internazionale e alla Città di Firenze per il soccorso ai colpiti dall'Alluvione”. Nel dépliant è presente anche una testimonianza di Mario Tobino, scrittore molto amico di C.L.R. e di Tirinnanzi, cui allego un ritrattino fattogli dal pittore. Il secondo importante testo di Carlo L. Ragghianti (nel volume I disegni di T., Pananti 1982) rappresenta un'ampia disamina dell'attività dell'artista.

Molto legato all'allievo di Rosai nella sua permanenza fiorentina, Pier Carlo Santini siglò la scheda su Tirinnanzi per il Catalogo/Mostra Arte in Italia 1935-1955 (Edifir, 1992). Lo riporto come documento nel quale si colloca il pittore nel suo periodo iniziale fiorentino.

Colgo, poi, l'occasione di ricordare che Tirinnanzi nel 1956 fu da C.L.R. incluso tra i 60 Maestri del prossimo trentennio, mostra tenutasi a Prato che ebbe una certa risonanza, con polemiche, il contenuto della quale 67 anni dopo però sembra confermare la giustezza degli intenti di allora (vedasi il post del 28 settembre 2017).

L'anno dopo Tirinnanzi fu uno degli artisti esposti a “La Strozzina” nella mostra Grafica dei pittori fiorentini (Caponi, Faraoni, Farulli, Guasti, Loffredo, Tirinnanzi).

Accertata la sua presenza nei locali della pubblica Galleria in Palazzo Strozzi, ideata da C.L.R., in altre mostre prima (1951) e dopo, però di documentazione scarsa e confusa.

Debbo ricordare, infine, che nell'Archivio di Lucca si trova l'interessante corrispondenza tra Tirinnanzi e C.L.R. – e dopo il 1987 con Licia Collobi e il sottoscritto – non tanto per la quantità (scarsa, anche perché le occasioni di incontro in città erano frequenti, eppoi il telefono già imperversava), quanto per la netta prevalenza di lettere dell'artista caratterizzate da una singolare affezione e stima. Con la sua marcata calligrafia, Tirinnanzi esponeva propri problemi, condivideva, era solidale: un amico, quindi.

Ritengo, però, che una sede o una occasione di maggiore incisività storiografica ed espositiva siano più idonee per pubblicare questo carteggio con il rilievo e la diffusione che meritano.

F.R.



Un corpus di disegni di Nino Tirinnanzi



Nel 1955 Nino Tirinnanzi fu incaricato di eseguire una serie di ritratti di personalità della cultura e della politica per la rivista “Criterio”, in via di realizzazione operativa.

Brevemente: al punto 1. si rievocano la genesi e le caratteristiche del periodico; il punto 2. riguarda la cronistoria dell'insieme dei disegni eseguiti fino all'attuale esposizione nella Galleria Pananti di Firenze.


1. Nel gennaio di sessantasei anni fa iniziò la pubblicazione della rivista “Criterio”, con il sottotolo “Mensile di cultura, società, politica”. Questa pubblicazione fu ideata e diretta da Carlo L. Ragghianti, che chiese di essere coadiuvato nel Comitato Direttivo da Carlo Antoni, Leo Valiani, Bruno Visentini, quali espressione rispettivamente degli ambienti culturali di matrice liberale, socialista riformista, repubblicana lamalfiana. L'editore era Neri Pozza, che pubblicava la “Biblioteca di cultura” di cui Ragghianti era ideatore e coordinatore. La stampa fu affidata ad Enrico Vallecchi, che editava “Critica d'Arte” fondata nel 1935 dallo studioso lucchese.

Oltre al sostegno morale di Ferruccio Parri, concretamente “Criterio” fu supportato da Adriano Olivetti e marginalmente da un gruppo di imprenditori – credo veneti – raccolti da Bruno Visentini. La quarta di copertina (qui riprodotta assieme alla copertina di un fascicolo, figg. 1,2) del mensile elencava i collaboratori che avevano aderito all'iniziativa. A questo proposito, un allora giovane lettore, Paolo Emilio Pecorella (Pamir), entusiasta, disse alla moglie di Ragghianti Licia Collobi: “Ci sono tutti! E' un parterre de Rois”. In effetti in quell'elenco c'era quasi tutta la cultura laica e antifascista non soltanto crociana.

Sul piano politico lo scopo principale di “Criterio” era quello di armonizzare, e là dove era possibile unificare, le formazioni partitiche, stimolando – inoltre – l'orientamento autonomista del PSI, che finalmente si distaccava – già prima della rivolta ungherese – dalla subordinazione al PCI. L'intervento e l'azione politica del periodico si manifestava attraverso gli editoriali, volutamente anonimi quale espressione unitaria, in apertura di ogni fascicolo. Grazie alla notazione di C.L. Ragghianti sul proprio esemplare della rivista, sappiamo chi è stato l'autore di ciascun intervento. Più della metà degli editoriali sono del Direttore, dei rimanenti gran parte è di Leo Valiani, il resto fu scritto da Bruno Visentini.

Nella programmazione iniziale del periodico era previsto che di ciascun autore di articolo fosse stampato anche un ritratto disegnato al tratto. Questo compito fu assegnato a Nino Tirinnanzi. Molto probabilmente Ragghianti scelse l'allievo di Rosai avendone seguito l'attività ed anche stanti le assidue frequentazioni nella sede de “La Strozzina”, di “SeleArte”

e dei residui dello Studio Italiano di Storia dell'Arte ancora in Palazzo Strozzi da parte di Tirinnanzi amico di Alfredo Righi, Pier Carlo Santini, Nino Lo Vullo, e di tutti i precedenti segretari della galleria pubblica “inventata” da Ragghianti, come Alessandro Parronchi, Renzo Federici. Inoltre, alle cene seguenti la maggior parte delle esposizioni, Tirinnanzi – quasi sempre presente – si esibiva in disegni di ritratti, talora caricaturali dei convitati, come ad esempio si riscontra nel piccolo ritratto di C.L. Ragghianti (con le fattezze di certi fumetti americani d'anteguerra le cui strisce venivano da noi pubblicate proprio in quegli anni), ricavato dal contenitore di sigarette Turmac (ill. n. 3).

Non escluderei che questa esperienza grafica di Tirinnanzi abbia favorito o promosso la serie di disegni che un paio di anni dopo l'artista fece per illustrare il caso di cronaca nera Ghiani-Fenaroli.

Va ricordato che la redazione di “Criterio” venne situata al 2° piano del Palazzo Bartolini Salimbeni in Piazza Santa Trinita. Sede prestigiosa e con ampi locali, che ben ricordo perché per motivi di studio ne fui ospite negli intervalli scolastici dall'autunno del 1956 all'estate 1957: partivo in bicicletta da casa alle 7 e ¾, tornavo alle 19. Lì, oltre alle incombenze strettamente redazionali, si svolse anche una intensa attività – alla quale presenziai in via formativa – tra allievi di mio padre quali Raffaele Monti, Giacinto Nudi, e già – se non erro – Cesare Molinari e la segretaria di redazione Lara Vinca Masini.

La redazione all'origine doveva essere gestita da Maria Luigia Guaita, la quale però dovette rinunciare per sopravvenuti impegni. La decisione di sostituirla con Lara Vinca Masini fu determinata dal fatto che i Ragghianti la conoscevano fin dal 1953 perché incaricata (previa presentazione di Alfredo Righi) di coordinare la mia preparazione caotica per l'esame di terza media. Da allora fino all'università per me ella fu una delle guide, amica e consigliera per vari aspetti della cultura ma soprattutto per la lettura in vari orizzonti letterari che potei soddisfare con l'acquisto di libri soprattutto grazie alla piccola, grigia, ben prefatta e tradotta B.U.R., ideata dal benemerito Paolo Lecaldano.

In seguito, purtroppo Lara Vinca Masini fu sedotta dal canto circeo di Giulio Carlo Argan e, per diversi aspetti, tradì la fiducia in lei riposta dai coniugi Ragghianti che l'avevano promossa Segretaria di redazione di “SeleArte”. “Criterio” ebbe, tutto sommato, una diffusione che, dati i tempi, può essere considerata positiva, lusinghiera, mantenuta per l'intero anno 1957. Per il 1958 gli avvenimenti politici disaffezionarono gli “sponsors”, ragion per cui mio padre e l'editore decisero di completare il primo semestre e chiudere definitivamente quella non marginale esperienza culturale suffragata da molti saggi tutt'oggi di riferimento critico e storico.

Su “Criterio” mi risulta scarna e di scarsa qualità la storiografia, salvo quanto ne ha scritto – abbastanza diffusamente e con pertinenza – Andrea Becherucci sul suo libro Le delusioni della speranza. Carlo L. Ragghianti militante di una Italia nuova, Biblion Edizioni, Milano 2021.

domenica 3 settembre 2023

Carteggio Carlo L. Ragghianti – Leo Valiani, gli anni di “Criterio” (1956-1958)

La lunga amicizia tra Ragghianti e Valiani, iniziata nel 1944, ebbe scambi epistolari ondivaghi ma il rapporto tra i due “Padri della Patria” fu costantemente di stima, rispetto, affetto. Nel libro Una lotta nel suo corso (a c. di Licia Collobi Ragghianti e Sandrino Contini Bonacossi, edito da Neri Pozza nel 1954) il loro carteggio clandestino è numericamente il più consistente del volume, postato integralmente in questo blog in 6 puntate, dal 3 dicembre 2018 al 3 settembre 2019. Spero, detto tra parentesi, di riuscire a concludere un settimo post di documentazione, prevalentemente epistolare.

Anche nel libro Disegno della Liberazione italiana (tre edizioni con modeste variazioni: due con Nistri-Lischi di Pisa, 1954 e 1962; una con Vallecchi, Firenze 1975) in questo blog (collazionato nelle varianti riportate tutte integralmente) in pubblicazione dal 16 giugno 2023, si riscontra la presenza di Leo Valiani, specialmente nell'ottava postazione documentaria.

Sempre di Valiani abbiamo postato il “necrologio” pubblicato su “Nuova Antologia” in occasione della morte di C.L.Ragghianti (v. post del 18 marzo 2023) e quindi il post sugli Editoriali da lui scritti per “Criterio” 1957-58 (v. 11 giugno 2023). Altri post sono in allestimento e programmati per i prossimi mesi, così come nella rubrica “alla rinfusa” verranno pubblicati singoli documenti quali, ad es., l'articolo che C.L.R. pubblicò in occasione della nomina di senatore a vita di Valiani.

Il presente post riporta la corrispondenza degli anni 1956-1958 avvenuta tra questi due protagonisti della Resistenza. Vale a dire dall'impostazione, alla preparazione e alla pubblicazione dal gennaio 1957 alla cessazione della rivista nel giugno 1958.

Questa corrispondenza (che contiene anche comunicazione della segreteria di “Criterio”) è inedita. Ritengo che essa sia anche praticamente completa, salvo eventuali altre lettere conservate nell'Archivio Ragghianti della Fondazione di Lucca, che sarebbero comunque di secondario interesse.

Ho notato che finalmente tra gli storici viene presa in considerazione e valutata l'importanza dei contenuti culturali e politici di “Criterio”, rivista concepita e realizzata da C.L.R., il quale allestì un'apposita redazione in Palazzo Bartolini Salimbeni, situato a duecento metri da “La Strozzina”. In particolare mi preme ricordare che Andrea Becherucci con Le delusioni della speranza. Carlo L. Ragghianti militante di un'Italia nuova (Biblion editore, Milano 2021) dedica l'ultimo capitolo a “Criterio”, citato anche in altre parti del libro, come alle pp.113-116.

Ricordo infine che in primo tempo la segreteria del mensile avrebbe dovuto essere gestita da Maria Luigia Guaita, la quale era stata una vera e propria eroina della clandestinità e della lotta armata contro i fascionazisti. Proprio in quel periodo M.L.G. si era affermata come scrittrice collaborando a “Il Mondo” di Mario Pannunzio. Per altri impegni, in parte sopravvenuti, Guaita dovette rinunciare passando le consegne a Lara Vinca Masini, conosciuta dai Ragghianti per avermi assistito – presentata da Alfredo Righi – per l'esame di terza media che stavo affrontando in aperta conflittualità con la professoressa di lettere.

Siccome in questo carteggio, come nel blog in altri casi precedenti, si pubblicano documenti integrali senza un puntuale commento storiografico o delucidativo, reputo necessario un breve commento in proposito.

Scopo primario di questo blog è quello di fornire notizie e documenti accessibili senza spesa o spostamenti a quanti – specialmente studiosi – abbiano interesse per i testi riportati; per le persone semplicemente incuriosite ci possono essere dei problemi, i quali – purtroppo – non siamo attrezzati per risolvere. Gli studiosi, infatti, sono generalmente in grado di esplicare la loro attività analizzando e chiosando i testi e le illustrazioni, per quanto di loro competenza specifica. Noi (io nella fattispecie) per vari motivi sia di competenza, che di tempo disponibile non posso attendere alla bisogna più di quanto ho fatto o faccio con chiarimenti e chiose. Specialmente adesso che ho 83 anni e mezzo e diversi seri problemi di salute. Sono ancora un “diesel”, però i pistoni si comportano come l'extrasistole. Si può andare in “tilt” proprio quando sarebbe necessario carburare al massimo. Pazienza, e così sia, finché dura.

F.R. (27 giugno 2023)

1956

mercoledì 2 agosto 2023

Salvemini: in “Criterio”; in Ragghianti 11.10.1961; in Filomena Fantarella; in Andrea Becherucci; in un'infamia fascista 1927.

Il caro maestro ed amico Gaetano Salvemini (1873-1957) fu compianto da C.L. Ragghianti su “Criterio” (n.8-9, 1957) ricordandone l'opera e l'impegno civile e morale, deprecando l'ottusità clericale che fece sì che il Paese immediatamente fosse obbligato moralmente a organizzare ed a consegnare alle generazioni attuali e future l'opera di questo grande italiano e Maestro eroico di Libertà.

Sempre nel primo fascicolo di “Criterio” (gen. 1957), rivista di cultura ideata e realizzata da C.L.R., Beniamino Finocchiaro (1923-2003), intellettuale socialista, sindaco di Molfetta dove S. era nato, pubblicò il saggio “L'Unità” di Salvemini (stesso titolo del libro da lui curato per la Biblioteca di Cultura edita da Neri Pozza) nel quale si traccia l'attività pubblicistica di Salvemini dagli esordi della rivista (“L'Unità”, 1911-1920) di cui “oggi colpiscono l'attualità dei temi – oltre alla compiutezza degli interessi – e … la logica della loro impostazione e la validità di alcuni giudizi storici, controfirmati dagli avvenimenti posteriori”. Duole constatare che Finocchiaro in seguito si dedicò alle prebende di Stato – fu anche presidente della RAI – uniformandosi alla massa di giovani promettenti socialisti convertiti all'arrembaggio della casa pubblica.

Franco Rizzo, meridionalista, consigliere del Senato dal 1954 al 1977, è stato professore di Sociologia economica e politica e saggista prolifico i cui libri risultano tuttora in commercio. In questo saggio giovanile Salvemini e il Mezzogiorno nota che “il meridionalismo è presente in ogni pagina, in ogni giudizio, in ogni pensiero di Salvemini, a proposito di qualsiasi argomento riguardasse la vita pubblica e lo Stato Italiano”. Quindi: “Queste nostre note su Salvemini meridionalista, pur non pretendendo in definitiva completezza vogliono...essere note parziali su tutto Salvemini”.

Dopo “Criterio”, a proposito di Salvemini ritengo necessario ricordare la traslazione della salma da Sorrenzo a Firenze con un documento (l'invito che “La Città di Firenze” rivolge alla cittadinanza per la Commemorazione dello storico il 15 ottobre 1961 nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, tenuta da Leo Valiani) e le due lettere di notevole interesse che mio padre inviò rispettivamente a Valiani e ad Enriques Agnoletti. Nella prima C.L.R. ricorda un aspetto di metodo di Salvemini e quindi le tristi vicende della Cittadinanza Onoraria negata da La Pira fin dal 1951; rivendica infine l'antifascismo anteticamente discendente da Carlo Rosselli: il Socialismo liberale.

Anche nella seconda missiva dell'11.10 mio padre ricorda ampiamente la vicenda della Cittadinanza Onoraria di Firenze al Maestro, proseguendo poi con un'esortazione ad Agnoletti (vice Sindaco di Firenze) a contenere la presenza del Sindaco La Pira “risparmiandoci uno dei suoi discorsetti – mimi. C'è il rischio che assicuri, a Salvemini, almeno il purgatorio!”.

Quanto al libro di Filomena Fontarella (Donzelli, 2018), che mi pare sia passato piuttosto inosservato – forse perché l'argomento portante del volume contrasta con la retorica vigente circa Salvemini – merita di essere segnalato tramite questo blog, anche con le parole di Goffredo Fofi (1937), oltre che con la prefazione dello storico Massimo L. Salvadori (1936) autore di libri importanti – talora basilari – anch'essi forse trascurati da chi a “sinistra” dovrebbe sapere, pensare, tramitare. Di questo storico cito soltanto il volume del 1963 (Einaudi) Gaetano Salvemini.

Dal recente libro di Andrea Becherucci Le delusioni della speranza. Carlo L. Ragghianti militante di un'Italia nuova (Biblion edizioni, Milano 2021) ricordo qui soltanto quanto contenuto in due capitoli che riguardano specificatamente i rapporti tra il Maestro pugliese e il giovane seguace toscano. E' ovvio che intendo scrivere un apposito post su questo libro molto accurato nella acribia delle fonti archivistiche che sono sopravvissute ad un'accurata rasatura pelo e contropelo di manine interessate o di appositi “sicari”. Al di là delle polemiche – comunque – sono sempre rimasto sorpreso che nessuno storico di queste vicende – non “partigiano” - della clandestinità e della liberazione di Firenze nonché della Presidenza del C.T.L.N. non abbia considerato e valutato un aspetto eccezionale e dirimente a favore di C.L.R.: egli era praticamente (direi di fatto) l'unico esponente di primo piano del Partito d'Azione a non aver mai avuto la tessera del Partito fascista. Solo nel P.C.I. c'erano esponenti di quella generazione con questo requisito, direi non secondario.

Tornando ai capitoli su Salvemini nel volume di Andrea Becherucci, il primo è intitolato Lettere di C.L.R. a Salvemini con un'Appendice di lettere inedite (pp.55-84). Il secondo capitolo del libro si intitola Per una storia dei rapporti tra Carlo L. Ragghianti e Gaetano Salvemini (pp.145-163).

Scrivo questo periodo perché anche noi figli Ragghianti di circa 13,10,7 anni avemmo un rapporto personale con Salvemini, che forse i fratelli minori nemmeno ricordano. Infatti, quando abitavamo in Viale Petrarca 14, il Maestro ci dedicò un paio d'ore di attenzione a pranzo e dopo in giardino, dimostrandoci in particolare che se andavamo bene a scuola era merito degli insegnanti, altrimenti loro demerito. Portato da Alfredo Righi verso le 10 e mezzo del mattino, Salvemini trascorse con la nostra famiglia l'intera giornata, fino all'imbrunire quando Alfredo lo riportò in taxi a casa sua in Via Sangallo. Ricordo che noi ragazzi fummo dispiaciuti che colui che avevamo eletto a nonno ci lasciasse.

Sempre per non suscitare polemiche ma con pertinenza familiare con Salvemini, racconto in questa sede l'incredibile, increscioso fatto accadutomi, sempre in occasione della traslazione della salma di Salvemini, senza rivelare il nome dell'antagonista. Difatti quando – facendo parte del picchetto d'onore, che trasportava la bara dall'Aula Magna all'ingresso del Rettorato, in quanto figlio di e rappresentate studentesco – fui spintonato e sbattuto contro il muro e sostituito nel trasporto da nota personalità.

Chissà che non esista qualche fotografia sull'episodio che lo dimostri inconfutabilmente presso gli Archivi delle agenzie fotografiche e dei giornali allora operanti a Firenze. I lampi del flash c'erano, lo ricordo perché mi infastidirono gli occhi. Può anche darsi però – dati i precedenti – che i mandanti di sottrattori d'archivio non abbiano anche pensato a questa circostanza e operato di conseguenza.

Concludo riportando una paginetta di minacciosa prosa fascista del 1927 intitolata I successi di Salvemini, esule negli U.S.A., che è bene ricordarlo allora erano abitati da milioni di italo-americani fascisti e di tedeschi filonazisti, i discendenti dei quali – sembrerebbe – oggi risultano tali e quali, come qui in Europa.

F.R. (13 giugno 2023)