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sabato 16 agosto 2025

Eugène Delacroix, 3

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In questo terzo post dedicato all'arte di Eugène Delacroix riprodurremo tre interventi e una lettera di Carlo L. Ragghianti. Dei tre scritti pubblicati in “seleArte”, i primi due sono del 1962 mentre il terzo (che è un vero e proprio saggio) è del 1963 (n.68).

Di quest'ultimo articolo esiste una discrepanza tra l'indice della rivista (nel quale lo scritto è siglato G.L.M., cioè Gian Lorenzo Mellini) e il fatto che lo scritto non è firmato. Secondo la consuetudine in “seleArte” invece ogni intervento di terzi (cioè di altri autori oltre i coniugi Ragghianti) è rigorosamente firmato per esteso.

Questa contraddizione tra indice e resto della pubblicazione, penso sia dovuta al fatto che – dato il proprio carattere suscettibile – Mellini abbia ritirato il suo scritto, non accettando i rilievi della Direzione. L'articolo risulta così “redazionale”, cioè nei fatti con stesura di Licia Collobi con interventi di Carlo L. Ragghianti. 

Il fatto per altro era notorio, tanto che anche il volume (2003) con l'Indice generale di “seleArte” non attribuisce il saggio a Mellini.

La lettera indirizzata da C.L. Ragghianti a Giuseppe Mazzariol in data 10.10.1986, riguardante il rapporto Baudelaire-Delacroix, viene stampata trascritta dall'originale lesionato e sbiadito. In essa si intende “stabilire un parallelismo (con grandi divergenze) al posto di una presunta convergenza e coerenza”.

In La critica della forma. Ragione e storia di una scienza nuova (Baglioni e Berner, Firenze 1986), C.L.R. intitola un capitolo Da Delacroix a Matisse (pp.142-154), nel quale rinnova “la rivendicazione dell'autonomia che è dopo il Vico l'idea principe dell'estetica e delle poetiche del secolo XIX”. Osservando che “sempre più colpisce la continuità di concezione dell'arte che si verifica da Delacroix a Matisse”.

F.R. 8 giugno 2025


domenica 20 luglio 2025

Delacroix, 2 - Dipinti dal 1830 al 1845.

Precedenti


Al precedente Problemi di Delacroix segue, tratto dal libro Diario critico (Pozza, Venezia 1957) il contributo “Borghese” e Delacroix (pp.28-33). Scritto nel 1951, il testo risulta un'analisi su quanto scriva sul pittore Maxime Du Camp (1822-1894) “lasciandoci una testimonianza feconda sull'arte del Maestro”.

Quindi si riportano in ordine cronologico alcuni brevi testi di cronaca, in parte scritti da Licia Collobi. Non si sono cercate implicazioni di Delacroix in altri testi di “seleArte”, “Critica d'Arte” e libri di C.L. Ragghianti (salvo quelli che saranno postato nella terza puntata). C'è un fatto piuttosto curioso in cui C.L.R. dà per scontato che non ci sia bisogno di accompagnare le immagini con un commento.

Il fascicolo 24 di “seleArte” (mag.-giu. 1956), interamente dedicato alla XXVII Biennale di Venezia, è illustrato nella parte introduttiva con 7 immagini in bianco/nero e 2 tav. a colori da dipinti di Eugène Delacroix.

L'artista in quell'occasione era oggetto di una “speciale” Mostra dedicata a latere – ma nell'ambito della Biennale – della esposizione delle opere della contemporaneità internazionale ed italiana. Ricordo che nel 1954 il pittore prescelto era stato Gustave Courbet, al quale C.L.R. aveva dedicato otto pagine del fascicolo n.12 di “seleArte”.

La “curiosità” predetta sta nel fatto che C.L.R. non nomina la Mostra né cita Delacroix al di fuori della didascalia nel lungo testo rievocativo delle Biennali 1952 e 1954 e dei problemi strutturali dell'Ente.

Siccome non può essersi trattato di dimenticanza, sono propenso a pensare che questo fatto dimostri uno spiazzante e negativo giudizio di C.L.R., soprattutto ma non solo sulla mostra e la critica in catalogo a Delacroix. Ben recepito dai più interessati, per altro.

F.R. (2 giugno 2025)

venerdì 20 giugno 2025

Eugène Delacroix (1798-1863), 1.

Sommario: Redazionale – C.L.R.: “Problemi di Delacroix” – Documenti contemporanei francesi – Opere fino al 1829.

Grandissimo artista, pittore romanticamente trascinante, disegnatore incisore e acquarellista degno di sé stesso, indubitabilmente Eugène Delacroix è tra i massimi protagonisti della cultura francese del XIX secolo.

A Parigi in particolare si concentrò un insieme eterogeneo di personalità eccezionali che sulla scia dell'egemonia politica e sociale nata dalla Rivoluzione del 1789 e parzialmente promossa da Napoleone, riuscì a creare ed irradiare in tutti i campi del creare e del sapere una koiné che ha trascinato l'Europa intera in ammirato collegamento.

Il mondo occidentale ne è stato affascinato fino al tentativo egemonico – riuscito appieno soltanto sul piano linguistico imponendo l'inglese – di allineamento all'imperialismo statunitense cresciuto con la Prima Guerra Mondiale fino all'attuale rottamatore, paranoicamente vendicativo Donald Trump.

Oltre che artista di primo piano riconosciuto e stimato dai contemporanei, Delacroix è stato anche un cittadino socialmente rilevante nonché un testimone del suo tempo tramite il suo Journal (Diario). 

Questa imponente, moderna e sconcertante, opera è un faro sul costume e le lettere contemporanee anche per la sua meticolosità. La fortuna propriamente critica di Delacroix è forse stata meno considerata in confronto a quanto avvenuto in ricerche stilistiche e di problemi analitici riguardo ad altri artisti di più difficoltosa lettura, di indagine storiografica più intrigante. D'altra parte la discendenza diretta da Rubens, per es., è palese e l'adesione tematica al “romanticismo” è esplicita.

Ne consegue che anche C.L.R. ha dedicato a Delacroix un'attenzione di giudizio, di analisi apparentemente meno assidua e più saltuaria. Il fatto, poi, che il saggio direttamente indagatore sull'artista, Problemi di Delacroix (1949) sia firmato con uno pseudonimo, quello di “Camillo Panizzi”, non vuole sminuirne il ruolo, la valenza e la qualità espressiva (assai originale) di Delacroix. Casomai C.L.R. ha usato uno pseudonimo perché a questo testo non fosse data – vista la fama di “polemista” attribuitagli – una considerazione che nella contingenza del momento (che ignoro) potesse suscitare un improprio dibattito sull'artista.