Carlo e Licia

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venerdì 2 novembre 2018

Simone Viani, 1.

Non è che mi fossi scordato del fatto che sono passati trenta anni della prematura scomparsa a causa di un tumore al cervello dell'amico di famiglia, caro a C.L. Ragghianti quasi come un altro figlio, Simone Viani (1948-1988), né che avessi dimenticato l'intenzione di ricordarlo ancora una volta. E' avvenuto invece – accidenti alla vecchiaia – che non ricordavo più dove all'inizio di quest'anno avessi dall'Archivio riposto il dossier che lo riguarda. Finalmente l'ho ritrovato assieme a quello massiccio di Geno Pampaloni, sepolto da scartoffie itineranti da un mucchio all'altro.
Quando Simone morì in seguito ad una breve, inesorabile sofferenza, ero responsabile e redattore capo di “Critica d'Arte”, IV serie, editore Panini, e quindi imposi l'opportunità di ricordare la sua dolorosa scomparsa, a prescindere da certe perplessità dell'ambiente, almeno con una pagina della rivista che dovetti scrivere io nonostante mi sentissi inadeguato alla bisogna. La riproduco comunque in questo post dal fascicolo n.17 (giugno-agosto 1988) insieme al ponderoso saggio Kunstwollen-Aurea-Kunstwerk, rappresentativo delle capacità e del prevalente interesse – per naturale inclinazione e per la sua consuetudine con Massimo Cacciari – degli aspetti filosofici riguardanti le arti figurative. A proposito di quel breve mio testo voglio fare due precisazioni: nel terzo paragrafo scrivevo che Giuseppe Mazzariol (altro amico veneziano carissimo) sarebbe intervenuto da per suo per illustrare la personalità dell'amico e discepolo, cosa che non poté fare per la sua repentina morte da infarto. L'altra precisazione è una imbarazzata ammissione di maleducazione per non aver ricordato nelle condoglianze la sorella Eva, cui Simone era molto affezionato. Unica scusante, sempre che sia ammissibile, è che mentre conoscevo la mamma, benissimo il padre, non avevo mai incontrato la sorella.
Nel 1998 Simone Viani fu ricordato con il volume Decorazioni (Edizioni della Laguna, Monfalcone 1998, pp.262 con 45 ill., s.i.p.) prefato da Giuseppe Pilo, con saggi di Elia Bordignon Favero e Elio Franzini, mentre Mario Piantoni introduceva l'ampia sezione Nota bio-bibliografica degli artisti, dei critici e glossario curata da Giusi Sartoris in collaborazione con M. Dalla Mura, Cr. Leva, G. Semeraro. La parte più corposa del libro è la riedizione dal testo omonimo Decorazioni, pubblicato nel 1983; di grande interesse l'illustrazione composta dagli inediti Cartoni disegnati da Alberto Viani dal 1956 al 1983. Nel libro c'è poi la sezione che ricorda un colloquio intellettuale d'argomento inerente la “decorazione” tra il maestro Carlo L. Ragghianti e l'allievo Simone Viani (pp.167-179). In questa importante testimonianza è presente anche la bibliografia degli scritti di Simone, che ritengo utile riprodurre per l'oggi in questo post, assieme a qualche riproduzione di Cartoni.
Nel 2008 non mi risulta nessuna iniziativa, cosa che però può dipendere dalla mia ignoranza accresciuta dall'isolamento – per altro panacea per la salute, specialmente spirituale – con cui mi compiaccio di vivere in Vicchio di Mugello e dintorni. Di Simone Viani mi riprometto di pubblicare altri post di suoi scritti sia su Carlo L. Ragghianti e le sue opere, sia su “Critica d'Arte”, sia su suoi interventi speculativi di non agevole lettura per chi non ha solide basi filosofiche, 
però illuminanti una personalità intellettuale di rara perspicacia. La bibliografia di Viani mostra uno studioso operoso e prolifico, con qualche dispersione e qualche argomento e svolgimento non troppo graditi da Carlo L. Ragghianti. Si sviluppò così un dialogo fecondo, non privo di divergenze però affrontate con dialettica condivisa in un dibattito costruttivo che trova il suo riscontro oggi soltanto nella fitta, voluminosa e complessa corrispondenza tra i due studiosi, che ritengo tuttora inedita. In proposito non sono da escludere anticipazioni in questo blog.
Sul piano famigliare e personale non posso e non voglio – per non cadere nell'arbitrario – riferire particolari notizie. Simone era un giovane brillante, sicuro di sé all'apparenza, sapeva vivere nel suo tempo con agio e disinvoltura ma sempre con lineare aderenza ai propri saldi principi di costruzione morale di sé. Era la pupilla degli occhi del padre Alberto, uomo burbero nel sembiante ma affettuosissimo; si era spontaneamente avvicinato a C.L.R., senza però né piaggeria, né secondi fini. Praticamente soprattutto all'Università Internazionale dell'Arte di Firenze (è defunta ufficialmente. Una prece) e nella controffensiva nei riguardi della querela di C.L.R. con Argan, dove il suo contribuito era stato indispensabile, fu un aiuto per Ragghianti, che ripeto lo considerava praticamente un altro figlio (quello con doti d'intelletto speculative più affini). Personalmente devo confessare che in un primissimo tempo, dopo il suo stabilirsi a Firenze perché docente all'Accademia di Belle Arti, ero diffidente nei suoi confronti temendo che anche Simone fosse un altro promettente studioso che approfittava della generosità di nostro padre, che qualche volta era sembrata non solo a me ma anche alle sorelle e persino alla mamma – ma solo sembrata – discriminante nei nostri confronti. Sono fiero di me per poter affermare che non sono stato geloso di Simone, né invidioso stante la forte disparità dei nostri caratteri. Quindi per mio padre Simone è stato quasi come un figlio, per me tutto sommato penso di poter dire che egli è stato (sia pur brevemente) come il fratello che avrei voluto avere.
Comunque mi dispiace tuttavia, e non poco perché credo d'avere un solo vero amico superstite, che la sua precoce morte mi abbia privato di una sana e salda amicizia basata su lealtà e comprensione.

F.R. (7 ottobre 2018)

P.S. - Mi accorgo che nel testo sovrastante ho sempre chiamato Viani con il nome proprio di Simone, come naturalmente è giusto che sia. Però i suoi familiari, mia madre e mio padre (anche nella corrispondenza) e di conseguenza le mie sorelle lo chiamavano praticamente sempre soltanto Ciccio, derivante da evidente sua puerilità paffutella. Il mio distinguo su questo particolare marginale dipende dal fatto che nell'infanzia tutti mi chiamavano Cecco, lucchesemente come il nonno, cosa che ho detestato visceralmente finché fui abbastanza grande da chiedere impositivamente di non essere così interpellato. Quindi, considerando Simone un amico, non lo ho allora né adesso afflitto con il Ciccio, che per altro lui accettava di buon grado, credo.


Copertina della prima edizione del volume Decorazioni (1983) con gli interventi grafici di Alberto Viani, esemplari della sua abitudine 
che lo faceva intervenire sui testi che leggeva con pesanti sottolineature, qualche commento ed eventuali segni decorativi.

2 commenti:

  1. Ho avuto la fortuna di conoscere e apprezzare Simone Vini, ai tempi della sua direzione dell'UIA di Venezia. Sono passati molti anni dalla sua prematura scomparsa, ma il ricordo è sempre vivo in me. Era una persona straordinaria, non lo scopro di certo io. Uomo di grande cultura ma, soprattutto di grande umanità. Credo di essere la persona che ritengo d'essere grazie anche al suo importante contributo. Grazie Simone. Con grende affetto Massimo

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  2. Sono infinitamente felice di aver scoperto questo articolo che ricorda i tanti anni dalla scomparsa di Simone Viani. Ormai sono 45 eppure la sua presenza è sempre viva in me. Eravamo amici e coetanei ed entrambi ci siamo laureati con Sergio Bettini, che tra l'altro era cugino di Alberto Viani. Lui è stato anche allievo di mio padre Carlo Diano, amico e grande estimatore di suo padre Carlo Ragghianti.
    Io mi sono laureata con una tesi su Alois Riegl, su quella "Grammatica storica delle arti figurative" che lui qui cita e di cui nel 1983 pubblicai la prima traduzione italiana ed edizione critica. Simone ne fece una magnifica recensione su Paragone. Era un giovane di grandissimo ingegno, acuto, profondo, geniale direi e fu uno shock venire a sapere della sua morte improvvisa. Ero andata a casa sua e di sua moglie Cristina poco tempo prima e avevamo parlato di molte cose. E' stata davvero una perdita grave per la nostra cultura, perché il suo era un ingegno raro e già pur così giovane aveva una cultura sterminata. Con la sua famiglia ci si conosceva da sempre, proprio grazie a Sergio Bettini, amico fraterno di mio padre e sono rimasta poi amica della sorella Eva e della zia Sara Campesan, raffinata pittrice.
    La foto lo rappresenta perfettamente, un giovane uomo di una bellezza intensa e raffinata, capace di grande ironia e profonda dolcezza.
    Il nomignolo Ciccio lo aveva da sempre, fin da bambino.
    Grazie di questo bel ricordo. Magnifica questa rivista della Fondazione.
    Francesca Diano

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