Carlo e Licia

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martedì 11 giugno 2019

“Critica d'Arte” acquisita dalla Fondazione Ragghianti.

Dall'inizio di quest'anno la Fondazione Centro Studi Licia e Carlo L. Ragghianti di Lucca ha acquistato dal fallimento U.I.A. di Firenze la rivista “Critica d'Arte”, fondata nel 1935 da R. a da lui diretta fino alla morte il 3 agosto 1987, e di cui per quasi trent'anni io sono stato redattore unico dal 1968.
Ci siamo rallegrati col Direttore della Fondazione, Paolo Bolpagni, per questa determinante acquisizione, la quale impone un periodo di riorganizzazione dopo gli ultimi venticinque anni di inevitabile declino, soprattutto dell'aspetto metodologico e problematico.
A questo proposito mi permetto di suggerire per la  riflessione in 
corso circa come procedere al ri-lancio della rivista quasi centenaria con l'invio della trascrizione (causa il cattivo stato dell'originale) della parte di lettera inerente l'argomento che C.L.R. inviò l'11 novembre 1970 a Giovan Battista Vicari. In essa il Direttore di “Critica d'Arte” con alcune osservazioni indica come sopperire alla pubblicazione di un organo come  la “Critica d'Arte” tenendo conto delle inevitabili e determinanti esigenze della maggior parte degli abbonati e degli acquirenti, senza rinunciare agli aspetti veramente caratterizzanti  e originali, cioè di metodo critico (come indicato dal titolo stesso della pubblicazione).
F.R. (31 maggio 2019)


domenica 9 giugno 2019

Arte degli Ittiti, 2.

In Arte Ittita, 1, postato il 23 agosto 2018, oltre alla peculiarità e al fondamento del tema, nella nota iniziale di presentazione sottolineai l'ignobile comportamento degli "amici" USA nei confronti degli attuali discendenti degli Ittiti indoeuropei, cioè il popolo curdo disperso tra l'Anatolia, Siria, Iran, Iraq, ecc. Questa popolazione che come sempre si batte per ottenere uno stato territoriale o almeno delle larghe autonomie di cui beneficiano in Europa tante popolazioni, in Italia Altoatesini e Valdostani e per certi versi Siciliani e Sardi. Al momento odierno il popolo curdo è perseguitato soprattutto in Turchia anatolica e in Siria dai turchi "liberatori". La Turchia repubblicana adesso anche "sovranista" e musulmana integralista, persegue la politica razziale dalle origini del paese con una recrudescenza di nazionalismo 
identitario radicato nella complicità collettiva del genocidio, già praticato sugli Armeni e sui Greci residenti da secoli in territorio turco. Adesso tocca ai curdi con un'escalation preoccupante e vergognosa.
In questo secondo post riguardante gli scritti sull'argomento di Licia Collobi (il cui nome di battesimo deriva dall'omonima antica regione anatolica, tramite – temo – il Quo-Vadis? - celeberrimo romanzo di Henry Sienkievicz, la cui lettura suggestionò la madre Silvia Domazetovich) prosegue (salvo errori ed omissioni involontarie) quanto riferito in "SeleArte" (1952-1966) circa la cultura, l'arte e la misteriosa lingua di una popolazione presente da quattro millenni nella martoriata regione mediorientale.
F.R.

giovedì 6 giugno 2019

Arte Moderna in Italia 1915/1935. Schede Redazionali 1 - NANNINI, BARILLI, MONTECECON, ROMANELLI, DANI, DREI, FRISIA.

Stante il fatto che sono rimasti da riproporre e commentare quasi soltanto gli artisti le cui schede sono state scritte da studiosi differenti da Ragghianti e, per quel che lo riguarda, devono essere postati soltanto artisti di “grosso calibro” come Morandi, Carrà ecc., ai quali in questa sede verrà dedicata una “monografia” (come nel caso del già pubblicato Luigi Bartolini, vedere post del 15 aprile 2018), mi pare opportuno cominciare a ricordare quei pittori e quegli scultori la cui scheda è stata scritta redazionalmente, usando un'apposita sezione caratterizzata anche dal diverso colore del logo iniziale.
Con questa prima serie di artisti, riportati in ordine cronologico come nel Catalogo della mostra del 1967, inizia la sequenza di post la sua scheda è firmata “Red.”, cioè redazione. 
Ricordo che questi testi sono stati scritti da Carlo L. Ragghianti e, per  
quanto riguarda i collaboratori, praticamente soltanto da Raffaele Monti, segretario generale della mostra, secondo le direttive metodologiche dello studioso lucchese. E' bene tenere presente, altresì, che in questa sezione non si trattano necessariamente artisti minori ma – anche artisti di cui nessun critico interpellato voleva assumersi la paternità di giudizio e casomai artisti trascurati dalla cultura contemporanea presente nei Comitati tecnico e di consulenza, composti da critici molto noti e qualificati, i quali sono talvolta anche troppo “specialisti” in determinati movimenti, in zone geografiche o in periodi cronologici. Per ciascun maestro, oltre alla scheda del Catalogo saranno riportate altre opere significative, documenti, eventuale corrispondenza con C.L.R. e quant'altro si è potuto scovare e ricordare di abbastanza poco noto, interessante o negletto.

domenica 2 giugno 2019

Dichiarazione Universale dei diritti umani.


Con rammarico esistenziale constato il quotidiano stillicidio della perdita dei “diritti”, o parte di essi, sia là dove ci vien detto che sono misure temporanee adottate per difendere i cittadini da pericoli e violenze, sia là dove più brutalmente nelle cosìddette democrature (ad es. Ungheria, Russia, USA con le sue muraglie infami). Nelle dittature vere e proprie, più o meno macherate (es. Turchia) o totalitarie (es. Corea del Nord) le nefandezze contro gli umani (che diritti non hanno o sono pochi e soltanto formali) sono esplicite. Oltre a questi accertamenti, verifico con indignato rammarico la scarsità, la pochezza, l'inerzia delle resistenze a queste violazioni dei diritti dell'umanità. Non mancano nemmeno disgustose e colpevoli giustificazioni e negazioni di questi miserabili attentati alla dignità dell'uomo.
A mo' di esempio ricordo soltanto un caso italiano: lo smantellamento dello Statuto dei lavoratori, che il benemerito e ostinato compagno socialista (di quelli veri, non craxiani) Giacomo Brodolini riuscì a far approvare anche dalla Democrazia Cristiana. Ricordo anche che il colpo di grazia allo Statuto è dovuto a mani sedicenti democratiche con l'abolizione dell'articolo 18. Esso è stato “dapprima modificato nel 2012 dalla riforma del lavoro Fornero, è stato abrogato il 29 agosto 2014, in seguito alla attuazione del Jobs Act da parte del governo Renzi, attraverso l'emanazione di diversi provvedimenti legislativi varati tra il 2014 e il 2015”. Incredibile dictu! Nemmeno il tatticismo del peggior Togliatti avrebbe osato tanto! Già, però solo l'odierno Partito Democratico è stato scalato e lo è tuttora (Calenda, sul piano nazionale) da avventurieri della politica: e gli iscritti e gli elettori – mi dispiace dirlo – sono stati complici in buona parte, e tuttora lo sono perché niente fanno per ripristinare l'articolo 18 e in generale la riproposizione dei principi fondanti il socialismo e la prassi del vero solidarismo cattolico. .
Forse c'è poco da aspettarsi, certo ci vogliono risposte forti, severe, decise. Certo è che questo declino di civiltà è dovuto in gran parte alla mancanza di reazioni proporzionate alle offese. Queste mancanze dipendono prevalentemente da ignoranza, la quale dilaga là dove non c'è memoria storica. Perciò con lo scopo di contribuire a suscitare, stimolare il recupero di memoria riproduco in questo blog la Dichiarazione dei Diritti dell'Umanità approvata settantuno anni fa quando l' Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U.) contava poche decine di Stati indipendenti più o meno democratici che avevano 
sconfitto i nazifascisti. Alcuni, come l'URSS coi satelliti Bielorussia e Ucraina, predicavano bene e razzolavano male. Dunque, “il 10 dicembre 1948, a Parigi, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Si astennero: il Sudafrica, a causa dell'apartheid, che la Dichiarazione condannava di fatto; l'Arabia saudita analogamente, a causa della parità uomo-donna; l'Unione sovietica (Russia, Ucraina, Bielorussia), la Polonia, La Cecoslovacchia e la Jugoslavia, perché ritenevano che la Dichiarazione non entrasse a sufficienza nel merito dei diritti economici e sociali e della questione dei diritti delle minoranze; da notare che la Russia si oppose alla proposta australiana di creare una Corte Internazionale dei Diritti dell'Uomo incaricata di esaminare le petizioni indirizzate alle Nazioni Unite; ricordiamo che l'art. 8 della Dichiarazione introduce il principio del ricorso individuale contro uno Stato in caso di violazione dei diritti fondamentali, principio che in Europa avrebbe visto applicazione nel 1998, con l'istituzione di una Corte Europea dei Diritti dell'Uomo permanente che garantisce tale diritto di ricorso a circa 500 milioni di europei”.
Questa Dichiarazione è tuttora vigente ma largamente disattesa da tantissime Nazioni, in analogia alla nostra povera Costituzione che ha molti – e non secondari – articoli completamente ignorati, senza leggi applicative di sorta. Solo per fare un esempio, l'articolo 14 della Dichiarazione dichiara: “Ogni cittadino ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo alle persecuzioni..”. Leggere oggi queste parole sembra una beffa, visto che straripano oscenità identitarie e sovraniste, però esse sono largamente ignorate dai governi che agitano le acque per approdare a spiagge autoritarie, non democratiche.
L' O.N.U. è ormai, e da tempo, un organo moribondo, tacciato persino da evangelici (come possano definirsi tali non riesco a capirlo) come strumento del demonio. Invece quell'organo sovranazionale, insieme all'Unione Europea (che non si trova in situazione migliore perché sequestrata da interessi distanti dalle popolazioni) devono essere salvati, riformati, perché c'è ancora un margine di possibilità positiva perché non solo sopravvivano ma divengano sia punto di riferimento sia garanzia per l'Umanità, cioè la specie intesa nella sua totalità, possa vivere dovunque con diritti e doveri che ne garantiscono lo sviluppo dignitoso in ogni luogo di questo piccolo pianeta, l'unico abitabile.

F.R. (1 gennaio 2019)