Carlo e Licia

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mercoledì 15 gennaio 2020

Alois Riegl: Arte tardoromana, 4.

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1. 24 settembre 2019 - Indice generale; Elenco illustrazioni (p. XI); Notizia Critica (p. XVII); L'opera storica di Alois Riegl (p. XXXI).
2. 24 ottobre 2019 - L'architettura (p.25).
3. 24 novembre 2019 - La scultura, I. (p.73).
3/II. 15 dicembre 2019 - La scultura, II. (p.124)

domenica 12 gennaio 2020

Enrico Sacchetti disegna Orlando, Sonnino, Salandra.



Nel post Vagnetti tre generazioni, tre postille del 19 giugno 2019 ho raccontato, tra l'altro, la “caccia al tesoro” avvenuta nel 1974 durante lo smantellamento della casa editrice Vallecchi, conseguente alla gestione fallimentare di Buzzi, amministratore delegato, e di Cosimini, direttore editoriale. Si trattò effettivamente di un arrembaggio autorizzato dalla dirigenza (fisicamente quasi sempre assente, per altro, negli intrallazzi per salvare i propri privilegi) a cumuli di centinaia di libri, migliaia di fogli (anche con autografi prestigiosi) riguardanti le pratiche dei singoli uffici.  Il tutto gettato frammisto nel caotico disordine della spazzatura indifferenziata.
Questi tre disegni a carboncino, su fogli di formato 50x70, furono una delle trouvailles fatte da me e certamente servirono per qualche pubblicazione antebellica della Vallecchi. L'autore è il tutto sommato giustificatamente famoso disegnatore e scrittore Enrico Sacchetti (1877-1966). Costui tra le due guerre fu notissimo come autore di decine di copertine della rivista settimanale “La lettura” (allegata al “Corriere della Sera” e riesumata qualche tempo fa con la stessa funzione editoriale).
Sacchetti fu anche pittore, prolifico illustratore pubblicitario, di libri e pubblicazioni varie. Vivendo una – lunga – vita complicata tra “artisti, attori, avventurieri e lestofanti” fu scrittore di novelle e racconti – tra cui Vita d'artista (1933) e La bottega della memoria (1954) - cogliendo “con rapidità e naturalezza sentimenti e tratti       della personalità dei suoi personaggi” (Dizionario Generale degli Autori italiani contemporanei, Vallecchi editore 1974, p. 1195, strumento di consultazione tuttora interessante e valido).
I tre personaggi rappresentati nei disegni sono tre celebri marpioni conservatori e reazionari nefasti della politica italiana dei primi decenni del XX secolo. La loro caricatura è riuscita: Vittorio Emanuele Orlando (1860-1952) attonito; Sidney Sonnino (1847-1922) ghignoso, insoddisfatto; Antonio Salandra (1853-1931) più che autorevole sembra pronto a dirti “Stai sereno!”.
F.R. (1 novembre 2019)


P.S. Su questo pressoché dimenticato artista e personaggio complessivamente interessante esiste la monografia Il gigante avvelenato. Enrico Sacchetti (Cappelli, Bologna 1978), a cura di Paola Pallottino e introduzione di GEG (Enrico Gianeri). Oltre ai tre disegni in oggetto del post e all'autoritratto, riproduciamo come esempi del suo multiforme e prolifico lavoro, cinque copertine (4 da “La lettura”, 1 da “Commedia”), 2 pubblicità, 1 disegno e un dipinto, 2 illustrazioni da “La lettura” e, infine, il racconto (illustrato e scritto da Sacchetti) Capolavori (da “La lettura”, marzo 1926).

giovedì 9 gennaio 2020

Ragghianti e la scuola, 4. Riproposta 2019.

Riproponiamo ancora una volta la testimonianza di Giuliana Limiti (1988), già pubblicata in “seleArte” (IV s., n. 26, 1999, pp. 93-94), perché essa è sintomatica delle difficoltà del settore cosiddetto laico di trovare uno spirito unitario, non utilitaristico e corporativo nei confronti del fondamentale problema della scuola, dagli asili nido all'università.
E' opportuno fare qualche accenno alla professoressa Giuliana Limiti (n. 1930). Pedagogista e cattedratica universitaria la studiosa ha svolto importanti incarichi archivistici e storici per la Presidenza della Repubblica (col riconoscimento nel 1991 di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica) e presso la Camera dei Deputati. Foltissima e di proficua consultazione la bibliografia dei suoi scritti (vedi Wikipedia) di carattere storico (tra cui Il Presidente professore: Luigi Einaudi al Quirinale), filologico, pedagogico e di diritto, con particolare riguardo all'infanzia e alla famiglia.
Di formazione laica e mazziniana (vicepresidente della Domus di Pisa, 1982; presidente della Mazzini Society, 1994) ha collaborato nell' ADESSPI con Carlo L. Ragghianti, come ebbe a ricordare nella giornata del 27 gennaio 1988 
nell'Aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Ripetendo quanto dichiarato nella prima “bacheca” sulla scuola (30 ottobre 2019) circa il fatto che sull'impegno, le proposte, gli studi e gli atti di C.L. Ragghianti riguardo l'insegnamento dalle elementari all'università dovrebbero essere odierni studiosi (sempre che ce ne siano ferrati storicamente e metodologicamente) a occuparsene e a collegare le passate esperienze e soprattutto i passati raggiungimenti e le ulteriori proposte alle esigenze (enormi) di una nuova scuola. Già le precedenti “riforme” non tennero conto delle elaborazioni degli anni Sessanta, con risultati catastrofici, ridicoli, controproducenti. Cito e ricordo ad es. le riforme di un Berlinguer, parente nullità, della “buona scuola”, ecc. ecc.
Se ancora una volta la scuola sarà lasciata in balia dei compromessi clerico-corporativi, quanto teoricamente elaborato da C.L.R., da illuminati docenti come la prof. Limiti, da pedagogisti e storici qualificati, rimarrà – almeno – disponibile nello spazio di Internet, equivalente alle “mitiche” bottiglie gettate in mare con messaggi in attesa di essere pescati, valutati e utilizzati.
F.R. (18 settembre 2019)


lunedì 6 gennaio 2020

Premio Marzotto 1967.

L'anno 1967 fu particolarmente gravoso di attività e ricco di soddisfazioni per Carlo L. Ragghianti. Tra queste ultime direi che ebbe particolare significato il Premio di pittura Gaetano Marzotto. Non si può sostenere che C.L.R. apprezzasse particolarmente queste occasioni di solito mondane. Quanto a quei ricevimenti e cene, che oggi vengono definiti “cafonal”, li detestava mentre la moglie Licia li aborriva addirittura. Però il Premio Marzotto fu organizzato in modo che la Giuria si riunisse per deliberare a Parigi; invece la cerimonia di premiazione doveva svolgersi a Valdagno, sede ufficiale della prestigiosa azienda laniera.
L'albergo parigino scelto per le due riunioni della Giuria era il notissimo Hôtel Crillon, laterale alle Tuileries e prossimo al Museo del Louvre, privo ancora della piramide dell'architetto Pei. In una delle due accessioni C.L.R. fu accompagnato da Licia C.R. che passò quasi una settimana bellissima rivisitando, mentre il marito era impegnato, Parigi in lungo e in largo, la città dove nel 1938 aveva soggiornato da sola per qualche tempo in attesa di ricongiungersi a Londra con C.L.R., il quale raggiunse la capitale britannica via Austria-Germania-Belgio (con tappe di studio per depistare le spie e gli informatori fascisti). Assieme i coniugi incontrarono anche vecchie conoscenze professionali come Adhémar e Francastel e politiche tra cui, sia pure con altri e brevemente Pierre Mendes France, omologo di C.L.R. nella resistenza francese e nel dopoguerra primo ministro progressista ed europeista, punto di riferimento di socialisti e radicali di tutta Europa.
Dato che in questo blog il testo della relazione di C.L. Ragghianti circa i dipinti ammessi al Premio Marzotto 1967 col titolo Arte figurativa. Arte non figurativa è stato testato il 15 gennaio 2019, ritengo opportuno in questa sede riportare le sue traduzioni in francese, inglese e tedesco, rimandando al post sopraindicato per la versione in italiano, già pubblicata e nota.
Oltre alla relazione del presidente della Giuria si riporta la relazione finale della Commissione del Premio con la riproduzione dei 24 dipinti pubblicati nel Catalogo, scelti tra i 107 proposti ai giurati ed esposti a Valdagno.
Mentre Leonardo Cremonini, vincitore del Premio, sembra oggettivamente avere i requisiti – come spiega la relazione – per attribuirsi il primato, nonostante l'opposizione di alcuni critici stranieri (forse anche perché collegati alle vicende del mercato internazionale), tra gli altri concorrenti c'è un divario che non ne esclude alcuni francamente mediocri. A mio avviso sacrificato un po' Mattioli, forse perché allora totalmente ignorato all'estero.
La presenza di Carlo L. Ragghianti in questa Giuria può suscitare sorpresa (si ricordi, però, che pochi anni prima aveva presieduto di nuovo il Premio Golfo della Spezia e che negli anni '50 era stato presente in Biennale, a Bari e in altre manifestazioni espositivo-premiali), data la notoria sua estraneità alle vicende mercantili e la ritrosia culturale a forme di socialità e mondanità sostanzialmente elitarie.
Il motivo per cui fu interpellato, invece, è chiaro: la visibilità e l'aumento di notorietà collegata, fin dalla progettazione, nell'inizio 1966, della Mostra Arte Moderna in Italia 1915-1935, la quale oltre all'indubbio successo dell'Esposizione, scosse palesemente anche l'ambiente dei critici e degli storici dell'arte.
Di conseguenza, calcolo e curiosità indussero l'organizzatore del Premio, Edoardo Soprano e l'ambiente Marzotto a sperimentare una linea di sviluppo in una direzione meno scontata del normale ambito di quel tipo di avvenimenti.
Conclude il post la riproduzione del “diploma” scherzosamente consegnato a C.L.R. dagli altri membri al Presidente della loro Commissione in segno di stima e ricordo del lavoro compiuto.

F.R. (2 novembre 2019)


venerdì 3 gennaio 2020

Autonomia dell'artista.





da "La Nazione (Firenze) e da"Il resto del carlino" (Bologna), 7 giugno 1979 col titolo Cercare i contenuti autentici.