Carlo e Licia

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venerdì 13 marzo 2020

Alois Riegl: Arte tardoromana, 6.

Post precedenti

1. 24 settembre 2019 - Indice generale; Elenco illustrazioni (p. XI); Notizia Critica (p. XVII); L'opera storica di Alois Riegl (p. XXXI).
2. 24 ottobre 2019 - L'architettura (p.25).
3. 24 novembre 2019 - La scultura, I. (p.73).
3/II. 15 dicembre 2019 - La scultura, II. (p.124)
4. 15 gennaio 2020 - La pittura (p. 183)
5. 14 febbraio 2020 - Nota dell'editrice (p.202) ; L'arte industriale (p.203).

martedì 10 marzo 2020

Incontro con Marino Marini.

La trascrizione di questo incontro con Marino Marini, avvenuto 49 anni fa, fu pubblicata in 3 puntate su “Critica d'Arte”, IV serie, Panini editore nei fascicoli n.3 (ottobre-dicembre 1984), n.4 (gennaio-marzo 1985) e n.7 (ottobre-dicembre 1985) che riproponiamo di seguito.

sabato 7 marzo 2020

{Lo Scaffale di Irene} Citizen - Una lirica americana di Claudia Rankine.

La scelta per l'inizio di questa mia rubrica è stata ben ponderata, ho preso in considerazione anche le possibili recriminazioni derivanti dal recensire un'opera meritevole sì ma non popolare né prevedibile. Non solo onestà intellettuale, ma anche personale interesse per i temi trattati e apprezzamento per lo stile e la scrittura dell'autrice mi hanno fatto scegliere per questo primo articolo l'opera poetica Citizen, una lirica americana della professoressa jamaicana Claudia Rankine, tradotta in italiano nel 2017 e pubblicata da una delle case editrici indipendenti italiane che preferisco, quanto a titoli e scelte, la romana 66thand2nd.


Temi pesanti caratterizzano questo libro di poesia magnifica e terrificante al contempo, eventi noti e di cronaca intessuti con esperienze giornaliere, senza nome eppure tanto comuni da poter appartenere a chiunque. Beh, non proprio a chiunque purtroppo.
L'autrice Claudia Rankine, nata a Kingston nel 1963 è una poetessa e scrittrice statunitense da sempre impegnata nel dare voce ai problemi legati al razzismo e alla discriminazione negli Stati Uniti in particolare. Lo aveva già fatto ad esempio con la performance teatrale White Card in cui mette in scena in modo provocatorio il dialogo tra bianchi e neri esemplificandolo attraverso la conversazione tra un'artista nera ed un ricco collezionista d'arte bianco che affronta i temi del creare, comprare e collezionare immagini di “black death” cioè scene di morte di persone di colore.
E' tra le più riconosciute ed acclamate intellettuali degli Stati Uniti ed ha curato varie antologie poetiche tra cui American Women Poets in the Twenty-First Century: Where Lyric Meets Language (Wesleyan, 2002) e American Poets in the Twenty-First Century: The New poetics (2007), è drammaturga (Provenance of Beauty: A South Bronx Travelogue) ed ha collaborato con John Lucas a vari video d'autore. A suo nome cinque raccolte di poesia: Don't Let Me Be Lonely (Graywolf, 2004); PLOT (2001); The End of the Alphabet (1998); e Nothing in Nature is Private (1995), raccolta d'esordio alla quale viene assegnato il Cleveland State Poetry Prize; collabora inoltre con le maggiori testate americane (“New York Times”, “Guardian”, “Washington Post”), è rettore dell'Accademia dei Poeti Americani e insegna poesia all'Università di Yale.
Citizen è stata definita una sua personale, moderna versione di Spoon River per il modo crudo ed estremamente efficace con cui racconta l'esperienza della comunità di origine africana degli Stati Uniti d'America.
Quest'opera irregolare, volutamente “aggressiva” dipinge con ritmo incalzante e singhiozzato gli orrori della realtà razzista americana nelle sue declinazioni quotidiane silenziose e inosservate, quelle di cui pochi parlano e che nessuno ascolta, che non fanno scalpore nei telegiornali e di cui tanti bianchi si sentono in diritto di ignorare l'esistenza.


Denuncia quel che significa essere neri in un Paese, ma anche in un mondo, che pretende nel suo privilegio di mantenersi sordo e cieco all'evidenza di una disparita' sistematica, sottile, costante che attacca la comunità di colore in modo diretto, ma che di conseguenza degenera l'umanità intera e la possibilità di ottenere vera libertà, uguaglianza per ogni essere umano. A prescindere.
Rankine sceglie di usare scandali noti come le reazioni della tennista Serena Williams (considerate dall'opinione pubblica violente ed “eccessive”, in realtà più che legittime) conseguenti al trattamento discriminatorio da lei subito sul campo; le atroci colpe dietro l'uragano Katrina abbattutosi su Haiti in cui il benessere dei soccorritori bianchi fu messo al primo posto rispetto alle migliaia di vite locali perdute; o gli epiteti razzisti che scatenarono le azioni del calciatore Zinedine Zidane in quel famoso Mondiale; ma anche ingiusti fermi di polizia, casi di profiling, “generiche” sfumature di quel che significa sentirsi diverso negli States. Perché c'è fondamentalmente una sola grande crepa che divide volutamente la società americana, così da potervi imperare...ed è ancora il colore della pelle, per quanto inconcepibile dovrebbe sembrare.
Con una lirica scomposta dallo stile moderno e graffiante insieme a foto d'autore e riproduzioni di opere d'arte che si stagliano prepotenti sulla pagina bianca patinata, Claudia Rankine ci insegna che nessuno di noi è immune dal razzismo involontario, inconscio e che noi bianchi abbiamo la responsabilità – nei confronti sì della popolazione di colore ma anche nei confronti di noi stessi, della nostra umanità – di porci domande scomode. Darci risposte altrettanto fastidiose ma che sono il primo mattone nella ricostruzione dei tanti perché dietro alla presente e passata condizione di oppressione degli uni verso gli altri, il primo passo verso una soluzione che deve essere trovata sì ai piani alti...ma che come quasi sempre accade inizia nelle piccole insignificanti interazioni tra individui. La scelta di una parola, il cogliere noi stessi sul punto di esprimerci o agire sulla base di un pregiudizio inculcato che diventa automatismo, lo sviluppare cosciente di una curiosità positiva e costruttiva nei confronti del diverso, dello sconosciuto che ci porti ad arricchirci anziché lasciarsi nudi con il nostro odio.

Non è la prima opera a cui mi sono avvicinata in questo mio percorso personale di crescita e di scoperta – intellettuale ed umana – della questione del razzismo e delle voci degli oppressi, ha la eco sommessa di capolavori come le opere di Toni Morrison, James Baldwin con il taglio giornalistico dei saggi di Ta Nehisi Coats. La lirica di questa formidabile poetessa si è intrufolata con urla silenziose a toccare corde sensibili e personalmente credo sia un'esperienza che non abbastanza persone si concedono.
Irene Marziali Francis

mercoledì 4 marzo 2020

Arte Moderna in Italia 1915-1935 - Testi dei Critici, 9. GIOVANNI CARANDENTE. (COMINETTI, MARINI).



Post Precedenti:

1. RAFFAELE MONTI ( I ) - 16 giugno 2018
2. IDA CARDELLINI (LORENZO VIANI) - 28  settembre 2018 
3. UMBRO APOLLONIO (NATHAN, BIROLLI) - 19 settembre 2019
4. MARCELLO AZZOLINI (GUERRINI, CHIARINI, VESPIGNANI). 6 ottobre 2019
5/I. FORTUNATO BELLONZI (BOCCHI, D'ANTINO). 12 novembre 2019
5/II. FORTUNATO BELLONZI (MORBIDUCCI, SAETTI). 28 dicembre 2019
6. ALDO BERTINI (CREMONA, MAUGHAM C., PAULUCCI). 22 gennaio 2020.
7. ANNA BOVERO (BOSWELL, CHESSA, GALANTE). 5 febbraio 2020.
8. SILVIO BRANZI (SCOPINICH, BALDESSARI, NOVATI, SPRINGOLO, RAVENNA, KOROMPAY, ZANINI). 23 febbraio 2020.


Di Giovanni Carandente (1920-2009), critico, collezionista e storico dell'arte, non ho granché da dire, anche perché nella testimonianza, che riportiamo, oltre a ricordare Ragghianti egli parla molto di sé con riferimenti biografici esaurienti. Questo ricordo intitolato Quella grande apertura mentale, si ha a Roma nella Sala dei gruppi parlamentari il 27 gennaio 1988 come commemorazione ufficiale di Carlo L. Ragghianti, voluta e organizzata da Bruno Zevi.
Personaggio di esuberante comunicatività, anche divertente per certe sue carenze di origine sociale (tali da suscitare un'aneddotica anche sapida degna di noti battutisti quali Mazzacurati e Maccari) ebbe una fittissima rete di contatti con artisti di primo piano, soprattutto scultori. Socialmente, essendo privo di discendenti diretti e consapevole dell'unicità di certe sue scelte collezionistiche, donò la sua intera raccolta ed una notevole ed importante biblioteca d'arte contemporanea alla città di Spoleto della quale – anche tramite il Festival dei due Mondi ideato da Menotti – è stato un importante promotore culturale dal 1961 alla morte avvenuta or sono dieci anni.
Non si può non ricordare il suo rapporto culturale con il grande Alexander Calder, di cui portò nel nostro paese alcuni mirabili mobiles, ammirati e studiati da Ragghianti. Alla mostra Arte Moderna in Italia 1915-1935, Carandente collaborò con impegno, ben al di là delle due schede di artisti assegnate alla sua curatela. Partecipò


praticamente a tutte le riunioni del Comitato esecutivo, talvolta piuttosto agitate, soprattutto quando si trattava dell'esclusione di artisti. Fu anche utile il suo apporto al reperimento di opere scelte di cui si era persa la traccia, nonché nel convincere al prestito alcuni collezionisti perplessi o reattivi all'esposizione.
F.R. (11 dicembre 2019)

domenica 1 marzo 2020

Il pensatore di Rodin.

La scultura di Auguste Rodin (1840-1917) che rappresenta Il pensatore è stata un'opera veramente celebre, emblematica di un'epoca, e però ancor presente e radicata nella memoria collettiva – anche con derivazioni umoristiche discutibili – negli anni Sessanta e seguenti.
Per Licia Collobi Ragghianti essersene occupata (“Critica d'Arte”, IV s., gen-mar. 1987, pp. 25-27) rappresenta una inconsueta incursione su di un artista che di solito sulla rivista è stato indagato da Carlo L. Ragghianti, il quale però – stante almeno alla Bibliografia degli scritti – risulta essersi occupato di Rodin per l'ultima volta nel 1964 nell'articolo Medardo Rosso e la fama di Rodin (“La Stampa”, Torino, 3 gennaio), che abbiamo ripubblicato nel post del 25 ottobre 2018 intitolato allo scultore italiano.
Come allora redattore della rivista posso testimoniare che mia madre scrisse questo breve intervento (e altri studi) mentre mio padre stava già tanto male da dover essere ricoverato nella clinica di Montecatini Alto (gestita dal suo carissimo partigiano ed amico Tiziano Palandri) dove rimase per alcuni mesi, per poi defungere, tornato a casa da poco più di un mese. Ciò per sottolineare che Licia Collobi – cui incombevano fra l'altro entrambe le cateratte – contemporaneamente accudiva a casa e famiglia, nonché all'ultimo suo impegnativo e importante libro Dipinti fiamminghi in Italia (1420-1570) e ad altri studi. Si trovava quindi in una eccezionale ed estrema situazione di stress, al quale riusciva a reagire lavorando intellettualmente con i suoi ritmi abituali, cioè di grande operatività.
F.R. (20 gennaio 2020)