Carlo e Licia

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mercoledì 1 luglio 2020

San Galgano e il suo territorio.

Esattamente un anno fa fu riedito – da Edizioni Medicea Firenze – con veste grafica e fotografie completamente nuove, la monografia San Galgano e il suo territorio di Renzo Vatti e Vito Nicola Albergo.
Anche questa nuova edizione è corredata da una Introduzione scritta da Carlo L. Ragghianti, mentre la stessa come Presentazione apriva il volume intitolato La splendida storia dell'Eremo e dell'Abbazia di San Galgano, Cantini edizioni d'arte, Firenze (1985), illustrata a colori e in b/n con suggestive fotografie di Andrea Pistolesi.
In questa nuova edizione bilingue (Italiano-Inglese) Medicea edizioni 2019 le altrettanto belle fotografie (tutte a colori) sono di Marco Negrini.
Già l'anno scorso pensai di relazionare su questo elegante volumetto di 120 pagine, però la nostra programmazione avrebbe consentito la sua postazione in autunno, stagione meno adatta a stimolare verifiche puntuali sul territorio. Di conseguenza ho rimandato il progetto a quest'anno. Dato che il malefico virus Covid 19 ci ha segregati per mesi in casa senza sapere la plausibile data del poter uscire all'aperto e, soprattutto, di potersi spostare almeno in Toscana e quindi in Italia, riprendo la preparazione del post appena se n'è presentata l'opportunità.
E' accaduto, infatti, che da l'altro ieri 4 giugno la segregazione domestica è se non cessata, sospesa (con una clausola di ripristino se i connazionali si comporteranno da deficienti non rispettando tutte le norme prudenziali ancora in vigore). Con ciò il turismo culturale può essere esercitato nuovamente. Ne consegue che le località come San Galgano e territori limitrofi potranno riavere la consueta presenza di turisti e di acquirenti delle documentazioni illustranti le bellezze (in questo caso veramente eccezionali) del territorio visitato.
A questo punto si impone una dispiaciuta ma necessaria precisazione circa la ristampa del testo di Carlo L. Ragghianti. Per ormai antico scrupolo professionale, prima di procedere alla riproposta del testo, ho voluto riscontrare la stesura del 1985 con quella del 2019. Ho così verificato che sono stati apportati alcuni tagli al testo, diverse modifiche piuttosto ingiustificate degli a capo, alcuni refusi e qualche ipercorrezione erronea.
Evidentemente il virus “pinnesco” (alludo a un tale, che l'Alfredo Righi ebbe l'improntitudine di magnificare, con la sua non insolita superficialità, definendolo “principe dei redattori”, il quale imperversava in Vallecchi negli anni '60-'70 non potendosi trattenere dall'intervenire a capocchia su qualunque testo gli capitasse sottomano) esiste tuttora e ha voluto colpire questa innocua testimonianza evocativa di una antica realtà paesistica ed architettonica preservata e con caratteristiche tali da renderla particolarmente preziosa all'interno dell'immenso patrimonio artistico toscano ed italiano.
Tutto sommato, quindi, per acribia in questo post riproduco il testo del 1985, controllato dall'autore, lasciando la traduzione in inglese (apposita per l'edizione 2019), sperando che non contenga altre imperfezioni.
Riporto ed elenco soltanto gli errori veri e propri del testo 2019:

  • nella prima riga del testo è stata soppressa la parola “singolare” dopo “questo libro”;
  • si è scritto “Rinascimento” con una maiuscola in luogo di “rinascimento” tra virgolette nel testo. Ipercorrezione dovuta all'ignoranza del fatto che C.L.R. non considerava gli -ismi e questo -mento fatti storici appurati, ma convenzioni spesso fuorvianti;
  • vele di San Giorgio di Lucca” invece di “vele del”;
  • a pietre e mattoni” invece di “pietre alternate a mattoni”;
  • la composizione delle masse plastiche” anziché “le composizioni”;
  • nelle variazioni flessioni” invece di “variazioni e”;
  • della chiesa Abbazia di Fossanova” invece di “chiese abbaziali”;
  • lo studioso “ENLART” anziché “Enlart”;
  • nell'ultima riga del testo: “Guidotti.” invece di “Guidotti crociato di pace e di ascesi spirituale della sua terra”. A ciò segue anche la mancanza di ulteriori tre righe di testo;
  • sotto la fine del testo, dopo l'asterisco, C.L. Ragghianti viene definito “critico d'arte”. Veramente mio padre era uno storico dell'arte, e poi critico d'arte.
Tornando a San Galgano e alla valle del Merse, nella Presentazione a questo libro C.L.R. pur accennando alle varie volte che percorse questo territorio, reso così speciale dal santo Galgano Guidotti, non ricorda specificatamente la sua presenza nel 1960. Ciò avvenne in due distinti momenti dell'anno. Nel giugno R. accompagnato dall'allora caro scolaro e assistente Giacinto Nudi – che gli fece da automedonte – in un lungo percorso durato alcuni giorni visitò tutti i territori che qualche mese dopo furono oggetto delle riprese aeree per il critofilm Terre alte di Toscana.
Giacinto Nudi, era anche amico di noi familiari, specialmente mio che nei suoi confronti mi sentivo come un fratello minore. A lui, infatti, ricorrevo per qualche problema esistenziale dei vent'anni o pratico e una volta persino pecuniario (l'unico prestito della mia esistenza). Era proprio una bella squadra quella che spesso facevamo assieme al suo “gemello” e sodale Lele Monti, faro di cultura, di astratta humanitas, però inaffidabile a fronte della realtà della vita. Poi nel 1968 Giacinto fu folgorato da un virus rivoluzionario. Non solo si estraniò da C.L.R., e quindi anche dagli altri Ragghianti, ma lo tradì con un voltafaccia inspiegabile razionalmente, perché motivato da una sorta di palingenesi fideistica di una rivoluzione totale (ben al di là della abusata “uccisione” del padre da sacrificare alla propria realizzazione), per la quale anche un galantuomo come mio padre diveniva un nemico da abbattere. Amen.
Comunque Giacinto compos sui in quella escursione architettonica e paesistica tenne un diario visivo fotografando i monumenti e i paesaggi più rappresentativi che allora 1960 – se ne tenga conto – non tutti di facile accesso. Sua è la fotografia in b/n di Carlo L. Ragghianti prima di falciare le erbacce dell'Abbazia di San Galgano (20 giugno 1960).




Altra divagazione opportuna. Il fatto di essere oltre otto miliardi di esseri umani evidentemente può rendere le concomitanze, le coincidenze più frequenti. Per esempio, qualche giorno fa, durante una verifica serale per campioni nei “social” informativi, mi imbatto nella notizia d'agenzia che il divulgatore e cultore artistico Philippe Daverio (che scopro avere dieci anni meno di me), in qualità di lombardo sopravvissuto al virus pandemico, invitava i concittadini tutti a darsi al turismo nazionale come alternativa agli stranieri assenti. Il fatto curioso è che tra le poche località citate come preminenti ha nominato anche San Galgano. Benissimo. Tengo a precisare, però, che questa postazione era già stata programmata per gli inizi del mese di luglio.
In conclusione mi auguro che questo nostro post contribuisca a suscitare oltre all'arricchimento culturale di una gita “mitica”, anche un frammento di ripresa economica legata al turismo, essenziale per la sopravvivenza dell'economia nazionale ed europea.

F.R. (6 giugno 2020)

mercoledì 24 giugno 2020

{Scaffale di Irene} Aphra Behn, scrittrice anticonformista e maestra di Virginia Woolf.


Mi sono imbattuta in quest'autrice pressoché dimenticata dal mondo culturale leggendo un saggio letterario di tutt'altro argomento e ho deciso di riproporre dei cenni biografici e piccolo resoconto della sua produzione e della sua importanza nella storia della letteratura, sebbene non riconosciuta come altre maggiormente note scrittrici che contribuirono a porre le basi per la letteratura moderna, in particolare quella di produzione femminile.
Aphra Behn nasce nel 1640, durante il periodo della Restaurazione. Si sa ben poco sulla vita della giovane Aphra, a parte il viaggio nel continente africano che compì insieme alla famiglia nel 1663, fermandosi anche per un periodo di non precisa durata in una piantagione di zucchero in Suriname, allora Colonia inglese – viaggio che sicuramente influenzò profondamente la giovane scrittrice – e che nel 1664 si sposò con un mercante tedesco, che morì pochi anni dopo lasciando Aphra con la necessità di mantenersi in qualche modo. 
E' noto che fosse una sostenitrice del partito conservatore dei Tories, e che era fedelissima al Re Carlo II ed è proprio per il teatro del Re Carlo II che scriverà commedie e tragicommedie, diventando una delle prime donne della storia inglese a provvedere economicamente a sé stessa in modo autonomo attraverso la scrittura.
Oltre al teatro, che al tempo era uno sbocco letterario di più immediato ritorno economico, Aphra scrisse anche dei racconti che funsero da fondamento per "the novel" o "romance", ovvero per il romanzo come poi sarà inteso negli anni e nei secoli successivi in particolar modo nella cultura anglosassone. Jane Austen e Charlotte Bronte non avuto modo di riscontrare il successo, seppur relativo in vita, che ottennero per la loro scrittura senza che Aphra Behn spianasse loro la strada perché donne (oltretutto di ceto sociale non aristocratico) potessero reclamare la propria libertà, relativa e comunque ancora sudata e scontata, per essere scrittrici. . Questa donna coraggiosa fece della scrittura la sua professione in un momento storico in cui quella letteraria non era certo considerata la più appropriata e consigliata delle attività a cui dedicarsi per una donna, tanto più se non sposata e se pretendeva di perseguirla come professione e non come semplice hobby.


"Con la signora Behn arriviamo ad una svolta capitale della nostra strada. Ci lasciamo alle spalle, rinchiuse nei loro parchi, tra i loro in-folio, quelle nobildonne solitarie, che scrivevano senza pubblico né critica, solo per il proprio diletto (...) dovette lavorare sullo stesso piano degli uomini. Con un lavoro durissimo, riuscì a guadagnare abbastanza per tirare avanti. L'importanza di questo fatto supera quello di tutte le sue opere (...) perché è in questo momento che comincia la libertà della mente, o piuttosto la possibilità che un giorno o l'altro la mente sarà libera di scrivere ciò che crede".
Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf

lunedì 22 giugno 2020

Arte Moderna in Italia 1915-1935 - Testi dei Critici, 14. RAFFAELINO DE GRADA, I (BOLDINI, ANDREOTTI).



Post Precedenti:

1. RAFFAELE MONTI ( I ) - 16 giugno 2018
2. IDA CARDELLINI (LORENZO VIANI) - 28  settembre 2018 
3. UMBRO APOLLONIO (NATHAN, BIROLLI) - 19 settembre 2019
4. MARCELLO AZZOLINI (GUERRINI, CHIARINI, VESPIGNANI). 6 ottobre 2019
5/I. FORTUNATO BELLONZI (BOCCHI, D'ANTINO). 12 novembre 2019
5/II. FORTUNATO BELLONZI (MORBIDUCCI, SAETTI). 28 dicembre 2019
6. ALDO BERTINI (CREMONA, MAUGHAM C., PAULUCCI). 22 gennaio 2020.
7. ANNA BOVERO (BOSWELL, CHESSA, GALANTE). 5 febbraio 2020.
8. SILVIO BRANZI (SCOPINICH, BALDESSARI, NOVATI, SPRINGOLO, RAVENNA, KOROMPAY, ZANINI). 23 febbraio 2020.
9. GIOVANNI CARANDENTE (COMINETTI, MARINI). 4 marzo 2020.
10. ITALO CREMONA (REVIGLIONE). 7 maggio 2020.
11. ENRICO CRISPOLTI, I (BALLA, EVOLA, ALIMANDI, BENEDETTA). 2 aprile 2020.
12. ENRICO CRISPOLTI, II (COSTA, DIULGHEROFF, DOTTORI, FILLIA). 6 aprile 2020.
13. ENRICO CRISPOLTI, III (ORIANI, PANNAGGI, PRAMPOLINI, MINO ROSSO), 10 aprile 2020.



Nato nel 1916 a Zurigo (dove il padre Raffaele, pittore, risiedeva dal 1897) Raffaellino – così chiamato per distinguerlo dal genitore – o Raffaele jr. divenne precocemente critico d'arte (1935) e quindi dal 1938 milanese, dove fu risoluto attivista politico (tanto da essere arrestato più volte e scontare 15 mesi di reclusione) e operoso nel gruppo di intellettuali vicini al gruppo di artisti e alla rivista “Corrente”. L'importante nucleo fu uno dei pochi centri ostili al regime fascista. Divenuto comunista fu redattore de “L'Unità” clandestina (1944), quindi partigiano combattente in Lombardia e in Toscana.
Se non incontrò prima della guerra Ragghianti (agitatore e organizzatore clandestino, amico e compagno di molti degli esponenti di “Corrente”), De Grada quale esponente del Fronte della Gioventù lo conosceva certamente durante la Liberazione di Firenze. Lo dimostra il suo biglietto autografo indirizzato a R. presidente del C.T.L.N., che riproduco:



mercoledì 17 giugno 2020

{glossario} VECCHIAIA.


Questa stringata ed indiscutibile definizione si trova scritta nel Diario di Guido Morselli (1912-1973), un intellettuale e scrittore prolifico divenuto “comunista” più che per convinzione razionale per vocazione romantica.
Egli tra l'altro ha scritto che “nessuno mai si è tolto la vita. Il suicidio è la condanna a morte della cui esecuzione il giudice incarica il condannato”.
Ad una amica nel 1971 tra l'altro scrisse “...non sono mai stato un ateo e, come tu dicevi una volta, un esprit fort. Ho sempre rispettato come potevo la fede religiosa riconoscendo la sua efficacia persino creativa o curatrice in senso pieno, ora sono su un'altra sponda...Ingrigito sì, ma senza troppo invecchiare, almeno di dentro. Il passaggio è 
stato penso spontaneo, diciamo appunto un dono di Dio”.
Morselli si è suicidato.
Unanimemente la causa è stata attribuita ai reiterati rifiuti editoriali (tra cui Vallecchi, Garzanti, Sansoni, Mondadori, Einaudi) e alle stroncature di critici alcuni dei quali tassativi ed ingiusti, come da parte di Vittorio Sereni, di Elio Vittorini e di Italo Calvino soprattutto. Persino Geno Pampaloni nel 1956, quando era alle Edizioni di Comunità, gli rifiutò un'opera. Però successivamente elogio Il Comunista: “il libro è bellissimo, il migliore di Morselli, il più significativo, perché è ricco di intuizioni anticipatrici”.

F.R. (4 aprile 2020)