Carlo e Licia

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lunedì 7 settembre 2020

Prius Ars e Appendice.

Sono passati dieci anni dalla pubblicazione, in occasione del Centenario dalla nascita di Carlo L. Ragghianti, del libro Prius Ars. Arte in Italia dal secolo V al secolo X (Edizioni Fondazione Ragghianti, Lucca 2010, pp. 472, ill. 184 a colori). L'autore considerava questa opera di particolare importanza nell'ambito dei suoi studi. Prius Ars è stato come “oggetto” (che così i graphic designers considerano il libro), un prodotto ambizioso per la Fondazione, sul quale abbiamo espresso più volte alcune riserve sottolineando sia la volontaria che l'involontaria ma reale distanza dagli intenti di C.L. Ragghianti.
Ciò nonostante quest'opera rappresenta non soltanto una impegnativa realizzazione tipograficamente riuscita da parte dell'Editore, ma anche un valido pilastro per le fondamenta di ogni studio sulle arti e la cultura figurativa del “medioevo”, per tanti aspetti periodo tutt' altro che buio o regressivo.
Come si può constatare dal sommario del volume, si tratta di un'opera complessa, articolata, con molti argomenti non soltanto insospettati, i quali insieme agli spettacolosi monumenti sono analizzati in modo più che originale, innovativo ed esemplare.
La “relazione”, che riportiamo, del Comitato scientifico preposto alla realizzazione del libro – in verità comprendente diversi studiosi non proprio dell'ambito storiografico di mio padre né benevoli nei suoi confronti – ha scelto una via filologicamente riduttiva in nome di una 
maggiore organicità. Plausibile, anche se personalmente dissento. Auspico ancora una volta che quanto quanto scritto da C.L.R. riguardante i secoli XI, XII, XIII, benché di sistemazione non omogenea, venga comunque riconsiderato e diffuso a sé stante, in modo da agevolare gli studiosi e i cultori della materia. Ciò è fattibile con una buona curatela redazionale che colleghi i contenuti. Ovviamente andrebbe curata con particolare attenzione la indispensabile documentazione visiva, non in modo generico bensì puntualmente, secondo le intenzioni dell'autore.
Ricordo anche che altri saggi inerenti il cosiddetto medioevo sono stati pubblicati da Ragghianti in altre sedi, come – ad esempio – l'organica, originale trattazione del sesto volume dell'opera Medioevo Europeo. Secoli VIII-XII, per l'Italia edito da Mondadori, Milano 1978. Su questo libro contiamo di pubblicare almeno un apposito post.
Concludo questa rassegna di contributi nel volume Prius Ars riportando l'approfondito saggio di Antonino Caleca Il classicismo perenne di C.L.R.: Medioevo essere vivente, il quale costituisce una sorte di asse portante utilissima per muoversi con più agio nella formazione culturale di Ragghianti e nell'approccio agli specifici testi del suo libro ristampato con le indicate integrazioni.

F.R. (2 luglio 2020)


venerdì 4 settembre 2020

Disegni genovesi del Cinquecento, 1. Semino, Cambiaso, Tavarone.

Dopo la “sofferta” parentesi del 1949-1950, durante la quale la “Critica d'Arte” riprese le pubblicazioni con l'editore iniziale (Sansoni, proprietà famiglia Gentile), nel 1954 finalmente – sia pur con l'iniziale frequenza di cambi d' editore – la rivista fondata nel 1935 poté riprendere un ritmo editoriale costante e preciso fino al 1980.
In questa prima serie con Vallecchi editore, Licia Collobi Ragghianti collaborò sia come studiosa che come redattrice unica. Al contempo, dal 1953 partecipò con impegno in progressione geometrica alla realizzazione della rivista “seleArte” e alla gestione del suo ufficio.
Genova e l'arte in essa conservata sono una presenza costante negli studi di Licia Collobi. Ciò, penso non sia dipeso da una particolare affezione (come, ad es., l'essere città di mare come la natia, indimenticata Trieste), ma sia dipeso invece dalle singolari circostanze che determinano la vita di una persona. Al massimo, forse, si può ipotizzare una particolare attenzione al luogo considerando il fatto che Genova è stato il centro italiano più collegato alle Fiandre e il contenitore più ricco di opere d'arte fiamminga. In effetti la presenza nel nostro Paese di dipinti fiamminghi è stata costante oggetto del Corpus, studiato da mia madre dall'immediato dopoguerra per tutta la vita e pubblicato postumo (Dipinti fiamminghi in Italia 1420-1570. Catalogo, Calderini, Bologna 1990).
Già da tempo specialista dello studio dei disegni, dal fascicolo n. 2 (marzo 1954) con Andrea Semino pubblicò un “trittico” riguardante artisti liguri del Cinquecento, che nel n. 3 (maggio) illustrava Luca Cambiaso e nel n. 5 (settembre) affrontava l'opera disegnativa di Lazzaro Tavarone.
In Archivio ho recuperato – e qui di seguito riproduco – uno dei rari superstiti disegni nei quali la storica dell'arte soleva appuntare la memoria visiva di riferimenti a ciò che stava studiando. Anche se non aveva esperito il disegno durante la propria formazione scolastica, né avuto esperienze successive, Licia Collobi ricorse al metodo “Cavalcaselle”, l'unico praticabile con agio e semplicità in archivi e biblioteche prima dell'invenzione dell'attuale omnipresente, totalizzante “telefonino”, capace perfino di riprese filmate.
A questo post ne seguirà un altro con altri studi e considerazioni successivi, soprattutto sull'opera disegnativa di Cambiaso e quindi quella di Tavarone.
Dopo questo secondo post su disegni genovesi del Cinquecento, pubblicheremo anche lo studio Cambiaso 1547 di Carlo L. Ragghianti, riguardante anche la pittura di quel maestro.
F.R. (4 agosto 2020)


martedì 1 settembre 2020

Arte Moderna in Italia 1915-1935 - Testi dei Critici, 17. TERESA FIORI (INNOCENTI).

 


Post Precedenti:

1. RAFFAELE MONTI ( I ) - 16 giugno 2018
2. IDA CARDELLINI (LORENZO VIANI) - 28  settembre 2018 
3. UMBRO APOLLONIO (NATHAN, BIROLLI) - 19 settembre 2019
4. MARCELLO AZZOLINI (GUERRINI, CHIARINI, VESPIGNANI). 6 ottobre 2019
5/I. FORTUNATO BELLONZI (BOCCHI, D'ANTINO). 12 novembre 2019
5/II. FORTUNATO BELLONZI (MORBIDUCCI, SAETTI). 28 dicembre 2019
6. ALDO BERTINI (CREMONA, MAUGHAM C., PAULUCCI). 22 gennaio 2020.
7. ANNA BOVERO (BOSWELL, CHESSA, GALANTE). 5 febbraio 2020.
8. SILVIO BRANZI (SCOPINICH, BALDESSARI, NOVATI, SPRINGOLO, RAVENNA, KOROMPAY, ZANINI). 23 febbraio 2020.
9. GIOVANNI CARANDENTE (COMINETTI, MARINI). 4 marzo 2020.
10. ITALO CREMONA (REVIGLIONE). 7 maggio 2020.
11. ENRICO CRISPOLTI, I (BALLA, EVOLA, ALIMANDI, BENEDETTA). 2 aprile 2020.
12. ENRICO CRISPOLTI, II (COSTA, DIULGHEROFF, DOTTORI, FILLIA). 6 aprile 2020.
13. ENRICO CRISPOLTI, III (ORIANI, PANNAGGI, PRAMPOLINI, MINO ROSSO), 10 aprile 2020.
14. RAFFAELINO DE GRADA I (BOLDINI, ANDREOTTI). 22 giugno 2020.
15. RAFFAELINO DE GRADA II (BERNASCONI, CARPI, CARENA, FUNI). 6 luglio 2020.
16. ANTONIO DEL GUERCIO (MAZZACURATI, MENZIO, RICCI). 8 agosto 2020


Dopo qualche ricerca sul web ed in biblioteca, di Teresa Fiori non sono riuscito a trovare dati anagrafici e notizie specifiche da utilizzare e tramitare. Per sua fortuna restano tracce (prevalentemente commerciali) di due impegnative ricerche archivistiche che la qualificano come una studiosa accurata e filologicamente preparata. Si ratta degli Archivi del Futurismo (1958) realizzati assieme a Maria Drudi Gambillo (della quale

almeno si sa essere stata la prima moglie di Enrico Crispolti) e degli Archivi del Divisionismo (1968), due importanti volumi con introduzione di Fortunato Bellonzi. Del 1968 è anche l'edizione di una monografia su Camillo Innocenti, nella quale l'autrice sviluppa quanto sinteticamente sostenuto nella scheda sottostante.

F.R. (13 febbraio 2020)