Innanzi tutto voglio ricordare che Pier Carlo Santini è stato il primo allievo accademico di Carlo L. Ragghianti. Non il primo laureato, vuoi perché al momento dell'insediamento di C.L.R. trovò a Pisa alcune laureande allieve di Marangoni (ricordo per tutte Fammietta Gamba e Giuliana Nannicini), vuoi perché l'iter della tesi su Giambologna fu lungo e tormentato soprattutto a causa di vicende non accademiche. E' stato il primo allievo Pier Carlo, ed è rimasto per mio padre il prediletto per tutta la vita, senza nessun rammarico per la scelta di Santini di tenersi alla larga dall'Università. Scelta coraggiosa ma pagante, giacché PCS è stato un maestro eccezionale presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara.
Circa questa scheda premetto che talvolta succede – da anziani soprattutto – di rifare un lavoro, di scrivere un testo, allestire una preparazione editoriale nella realtà già effettuata da noi stessi in precedenza. Oppure, benché nota, un'altrui realizzazione, riproporla in una inconsapevole variante. Per fortuna, iniziando ad impostare questa scheda su Pier Carlo Santini – adulto amico della mia infanzia, esempio e talora maestro nella gioventù, punto di riferimento culturale e sodale nella maturità – mi sono accorto in tempo che buona parte del mio progetto era superato perché già pubblicato su "Luk" e in altre fonti documentarie. Ragion per cui accantono i miei propositi sostituendoli con quei materiali analoghi di fatto in questa scheda della nostra rivisitazione della mostra Arte Moderna in Italia 1915-1935. Ricordo anche che lo scopo principale di questa serie è
quello di mostrare – oltre a quelli del Catalogo del 1968 – testi e immagini di opere d'arte nuovi e diversi, aggiuntivi e complementari, in modo da renderli accessibili e gratuiti a chiunque si rivolge ad internet, giacché è nostro fermo convincimento che la cultura deve essere agevolata il più possibile. Che senso avrebbe, infatti, nominare, fare critica su un artista se le immagini del suo lavoro sono poche, costose in libri spot, sempre le solite e persino quasi sempre a pagamento? (Per non dire delle "infinite" opere d'arte giacenti in caveaux bancari a frescheggiare nel buio più isolante e antitetico all'immagine!).
Un capitolo a sé meriterebbe la notevole – per qualità e per quantità – aneddotica riguardante il personaggio Santini, ma questa non è certo la sede idonea. Inoltre, gli aneddoti se non adeguatamente contestualizzati possono risultare sì divertenti ma fuorvianti e controproducenti per il soggetto.
A prescindere da altre considerazioni restano i fatti importanti per cui PCS (acronimo con cui lo si indicava a Milano) va ricordato come uno degli storici e critici d'arte più dotti e originali della sua epoca, nonché come esperto princeps della valutazione dell'immensa quantità di tale – autentiche e non – dipinte o attribuite a Ottone Rosai. Di conseguenza PCS andrebbe certamente tenuto presente nella considerazione critica dei molteplici fenomeni artistici di cui si è occupato. Invece mi pare di constatare che la sua presenza ed analisi critica siano, se non proprio dimenticate, accantonate al di là delle inevitabili cancellazioni dovute al trascorrere del tempo.









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