Carlo e Licia
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giovedì 7 settembre 2017
lunedì 4 settembre 2017
Arti Figurative Contemporanee (1953) e loro comprensione
Questa
inchiesta su “ Come si presenta alla comprensione del pubblico il
panorama delle arti figurative nelle tendenze, scuole,
raggruppamenti? ” fu nell'autunno 1953 effettuata su “Il Nuovo
Corriere”, il quotidiano nato per volontà degli Alleati che,
nell'immediato dopoguerra, volevano avere una propria voce per far
controcanto alla sequestrata “La Nazione” che il Comitato Toscano
di Liberazione Nazionale gestì col nome “Nazione del Popolo”.
Successivamente i proprietari dell'epoca fascista riottennero “La
Nazione” e gli Alleati se ne tornarono a casa lasciando il loro
giornale che fu acquistato dal Partito Comunista Italiano (credo
tramite una società fiancheggiatrice).
Romano
Bilenchi, scrittore veramente notevole ma uomo di poca coerenza
caratteriale e intellettuale, dopo una più che brillante carriera giornalistica
organica ai dettami del
Regime fascista, nel dopoguerra – e non fu certo l'unico – si
scoprì comunista e fu premiato con la direzione del “Nuovo
Corriere”. I rapporti tra Bilenchi e Carlo L. Ragghianti, dati i
moltissimi amici e compagni che avevano in comune e un certo
reciproco rispetto, furono cordiali ma sempre piuttosto formali.
Bilenchi, ad esempio, prestò a Ragghianti diversi fascicoli della
rarissima rivista “Il Selvaggio” di Mino Maccari perché
il critico potesse studiarli ed utilizzarli per il suo libro Il
Selvaggio (Copyright 1955, edito 1959, ripubblicato tale e quale
nel 1994 senza previa autorizzazione, ma questo è un altro
discorso). Comunque sulla relazione epistolare tra questi due
intellettuali ci riproponiamo di intervenire in seguito.
F.R.
venerdì 1 settembre 2017
{glossario} Migrazione 1 - "Aiutiamoli a casa loro"
La
migrazione, cioè l'insieme di immigrazione e di emigrazione,
costituisce fin dagli albori della specie il più importante motivo
di dissidio e di guerra tra gruppi costituiti e in qualche modo
socialmente organizzati di esseri umani.
In questo
momento storico, soprattutto per il mondo cosiddetto occidentale
(prevalentemente vissuto da l'uomo bianco), è soggetto di bruciante
attualità e, per di più, è gravido di disastrose conseguenze.
Per cercare
di evitare catastrofi certe ed incalcolabili nelle terrificanti
conseguenze è imperativo che le “classi dirigenti”, tutti i
detentori del potere nazionale, contribuiscano ad individuare vie di
attenuazione e di soluzione efficaci – seppur inevitabilmente
temporanee – che consentano una prospettiva di sviluppo alternativo
ai regressi verso antiche e recenti (1933-45) barbarie.
Il nostro
Presidente della Repubblica nello scorso luglio ha sottolineato la
gravità della situazione e, in alcuni stringenti interventi, ha
manifestato la propria preoccupazione per l'avvenire della Patria,
dei cittadini, dell'Europa. Egli – “con insolita durezza”, rileva
un noto cronista politico – a proposito di immigrazione ha detto
che “battute estemporanee al limite della facezia non si addicono
al dialogo e al confronto internazionale”, che “il mondo di oggi non
può essere considerato un'arena nella quale siano in brutale competizione sovranità impugnate come clave in una logica di antagonismo o addirittura di scontro”. Il nostro blog non si occupa di politica se non in un'ottica storica o che implica Ragghianti, non “milita” in nessuna area dello schieramento partitico o associativo contemporaneo, però non può sottrarsi da considerare il futuro di chi scrive, di chi ci è caro, dell'avvenire collettivo comunque inevitabile. Vittime si può divenire, complici no.
Per questo motivo sulla migrazione vogliamo almeno contribuire a “smontare”, a ridicolizzare, a vanificare la capziosa panzana dell' “aiutiamoli a casa loro”.
Quindi, per sgombrare il campo “minato” di questo colossale problema analizziamo almeno questo argomento più, troppo gettonato come soluzione possibile. Indicarlo come panacea, infatti, è soltanto ipocrisia, superficialità o malafede irresponsabile.
Di conseguenza per dimostrare la mistificazione insita in “aiutiamoli a casa loro” ci sembra opportuno citare le convincenti, esemplari parole che il direttore di “Internazionale”, Giovanni De Mauro, ha espresso il 14 luglio 2017 nel suo articolo di fondo, che di seguito riportiamo.
Per questo motivo sulla migrazione vogliamo almeno contribuire a “smontare”, a ridicolizzare, a vanificare la capziosa panzana dell' “aiutiamoli a casa loro”.
Quindi, per sgombrare il campo “minato” di questo colossale problema analizziamo almeno questo argomento più, troppo gettonato come soluzione possibile. Indicarlo come panacea, infatti, è soltanto ipocrisia, superficialità o malafede irresponsabile.
Di conseguenza per dimostrare la mistificazione insita in “aiutiamoli a casa loro” ci sembra opportuno citare le convincenti, esemplari parole che il direttore di “Internazionale”, Giovanni De Mauro, ha espresso il 14 luglio 2017 nel suo articolo di fondo, che di seguito riportiamo.
“Le frasi di Matteo Renzi sui migranti (“Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ma abbiamo il dovere morale di aiutarli a casa loro”) non sono un inciampo o un errore di comunicazione. Sono invece un buon indicatore dell'umore generale, perfino a sinistra. Un umore che Renzi asseconda e cerca di sfruttare, anziché combattere. Ma l'idea di “aiutarli a casa loro” è un bluff, un modo neppure troppo elegante di lavarsi le mani della questione. Perché se si fanno due conti, come li ha fatti Ilda Curti, esperta di relazioni internazionali e in passato assessore di Torino, si capisce subito che “aiutarli a casa loro” comporterebbe costi, non solo economici, di gran lunga superiori ad “accoglierli in casa nostra”. Bisognerebbe smettere di vendere armi e tecnologie militari ai regimi autoritari (l'Italia è l'ottavo paese al mondo per esportazione di armi); sospendere ogni forma di sostegno economico ai governi corrotti; interrompere lo sfruttamento delle regioni da cui proviene gran parte delle materie prime di cui hanno bisogno le nostre industrie; affrontare e combattere seriamente il cambiamento climatico; investire in scuole, ospedali, sviluppo locale, infrastrutture, tecnologia, energia rinnovabile, reti di mobilità sostenibile; combattere l'economia dello sfruttamento, quella che ci fa trovare i pomodori a un euro al chilo nei supermercati; aprire canali umanitari che tolgano ossigeno a trafficanti e mafie; riformare e dare autorevolezza alle istituzioni internazionali, cedendo tutti un po' di sovranità nazionale. E molto altro ancora, con l'obbiettivo di combattere le disuguaglianze globali e pronti a rinunciare a parte dei privilegi dell'essere nati casualmente da questa parte del mondo. Ecco, per aiutarli davvero “a casa loro” bisognerebbe fare tutto questo. Ma è chiaro che nessun leader europeo ha realmente intenzione di farlo. Perché vorrebbe dire fare la rivoluzione.”
mercoledì 30 agosto 2017
Attualità culturale 1984
Passati
oltre 30 anni, questo documento è valida testimonianza, analisi
pressoché puntuale, della sopraffazione di non valori e di
speculazioni a danno di artisti (e, toutcourt, arte)
autentici. In seguito,
e non lentamente, la situazione si è ulteriormente deteriorata fino a far coincidere la visibilità di un
artista con il “Mercato”. Chi ne è escluso o chi se ne ritrae praticamente non esiste, chi soggiace è noto soltanto agli adepti di una “setta” che di fatto determina le scale dei valori, il che non va bene per altri versi.
F.R.
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