Carlo e Licia

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domenica 10 maggio 2026

Profilo della critica d'arte, 5.

Questa ultima postazione del Profilo della critica d'arte in Italia si dipana sostanzialmente su una successione cronologica di testi recensivi successivi ad una importante lettera del 1° aprile 1941 di Carlo L. Ragghianti (che si può considerare una sorta di prodromo del libro) e sulla presentazione di lettere e documenti sostanzialmente inediti o poco noti tanto da poterli considerare tali.

Dopo i volantini promozionali delle storiche opere metodologiche pubblicate dalle Edizioni U(omo) – delle quali C.L.R. era cofondatore e responsabile unico della parte artistica – cioè della traduzione o meglio edizione italiana della Storia della critica d'arte di Lionello Venturi, fondamentale negli anni Trenta e presente nel dopoguerra con larga diffusione ed adesione, e del Profilo di C.L.R., opera che esplicitamente rappresenta il superamento dialettico della pur notevole impresa del prestigioso esule italiano (ricordo che Lionello V., figlio del grande storico e filologo Adolfo Venturi, fu uno dei 13 professori Universitari di ruolo – su alcune migliaia – che rifiutarono il giuramento fascista e di conseguenza minima subirono l'espulsione dalle loro cattedre; ricordo anche che C.L.R. fu escluso dal concorso per assistente di Marangoni per lo stesso motivo).

Segue la lunga lettera del 1° aprile 1941, inviata ad un membro della “scuola” dello Schlosser (forse Bernhardt Degenhart che C.L.R. aveva già incontrato nel 1939 in Germania mentre si recava in Gran Bretagna). Questo viaggio dei coniugi Ragghianti fu ufficialmente motivato per ragioni di studio, in realtà era una missione per prendere contatti precisi con i laburisti ed altri – pochi – notori antifascisti, in vista di un conflitto ritenuto già inevitabile. Licia, tesserata P.N.F. arrivò in UK attraverso la Svizzera e la Francia, C.L.R. – schedato e controllato dall'OVRA, passò dall'Austria e dalla Germania con frequenti soste in Musei, chiese ed Istituzioni con incontri “professionali” con noti docenti germanici, sviando così i sospetti dei pedinatori e delle spie fascio-naziste. Ancora una volta resto sbalordito dal comportamento “classista” dei fascisti che rispettavano formalmente un viaggiatore fornito dei mezzi e dei motivi necessari purché non comunista. Noto anche l'analogia trumpiana ed italiota odierna di sudditanza al potere del denaro, vero o supposto.

Naturalmente in Inghilterra, Carlo e Licia R., incontrarono e frequentarono Istituti, Enti (Courtauld, Christie, ecc.) e persone addette alle arti – persino il futuro critico d'arte della Regina, il famigerato Anthony F. Blunt (poi spia per Stalin) nonché politici di primo piano.

L'articolo del novembre 1948 per il quotidiano “Italia Socialista” è una recensione al Profilo e risulta firmata da Aldo Bertini. Però il dattiloscritto sembra eseguito con la macchina da scrivere di C.L.R., alla cui calligrafia si devono tutte le correzioni. Si può pensare che, col pieno consenso dell'amico, C.L.R. ne abbia usato la firma per suffragare proprie opinioni. Pratica non inusuale tra politici e “baroni”, alla quale mio padre è ricorso varie volte, sempre d'accordo col firmatario “ufficiale”.

Colgo l'occasione per auspicare che finalmente siano rintracciate e riscontrate su questo giornale (come su diversi altri organi a stampa) tutte le varie collaborazioni o gli interventi (lettere al direttore, per es.) firmate, siglate, anonime o con pseudonimi (sperando esistano ancora documenti redazionali o d'altra origine utili al rintracciamento).

Sempre del 1948 è la recensione firmata da Giuseppe Marchiori e pubblicata presumibilmente ne “Il Gazzettino” di Venezia. Poi Massimo Mila, notissimo musicologo ed amico di C.L.R., col consueto pseudonimo di “Lector” recensisce nel luglio del 1951 su “Minerva” il Profilo con il titolo Problemi della critica d'arte. Le correzioni a penna sul testo a stampa sono dell'autore; quelle sbiadite – operate a matita rossa, presumo – sono di C.L.R.

Inquietudini per la libertà è il titolo del saggio che Raffaele Bruno pubblicò su “Critica d'Arte” (n.17, 2003). Naturalmente fu grazie all'autore che venni a conoscenza di questo scritto, originale e di commozione etica.

Sopra ho scritto “naturalmente”, perché la “cordata” che gestiva allora la “Critica d'Arte” - rivista nella quale dal 1965 per quasi un trentennio sono stato il redattore – dopo la mia estromissione dall'U.I.A. Non mandò agli eredi del fondatore la rivista, neppure per “scambio” con “seleArte” (IV serie) i cui fascicoli sono stati integralmente riprodotti su questo blog, così come gli appositi Indici, che allestii col determinante ausilio di mia sorella Rosetta, la quale – tra l'altro – nel 1970 curò gli Indici de “Le Vite” del Vasari per il classico Rizzoli edito nel 1971 in quattro volumi.

Un breve excursus di lettere e documenti riguardanti vicissitudini del libro nell'arco di tempo intercorso tra la sua stesura e l'ultima edizione a stampa, precede la riproduzione di alcune pagine del “quaderno” carcerario su cui fu scritto il Profilo, durante la detenzione di C.L.R. per antifascismo.

F.R. (9 marzo 2026)


Prodromo - lettera del 1 aprile 1941.

Articolo per "Italia Socialista", novembre 1948.


Giuseppe Marchiori, 1948.

Massimo Mila, in "Minerva", luglio 1951.
Raffaele Bruno, "Critica d'Arte", n.17, 2003.
C.L.R. a Arrigo Benedetti, 24 agosto 1943.



Quaderno (cm. 21,7x31,2 h) fornito al detenuto per scritture private (controllate prima del rilascio). La p.53 contiene l'inedito progetto “Classici della Critica d'Arte”, da proporre all'editore Einaudi. Le pp. 85 sg. Contengono la “Presentazione” del libro “al lettore” e sono state manoscritte il 15 settembre 1945.

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