Diego Martelli (1839-1896) è stato un letterato e critico d'arte, nonché mecenate e collezionista molto ritrattato. Si distinse per la considerazione precoce e il sostegno al cosiddetto "Impressionismo". Contemporaneamente interpretò lo spirito critico e l'innovativo impegno di un gruppo di artisti prevalentemente toscani dediti a dipingere con peculiarità che furono definite "macchiaiole". Il termine sembra sia stato coniato da Telemaco Signorini.
Un po' per sminuire la pomposità di Martelli, si potrebbe comparare il suo operato con i Macchiaioli a quello di Achille Bonito Oliva con la "Transavanguardia".
Il coinvolgimento di Martelli in questo post dipende dall'aver scritto l'opera giovanile, edita nel 1871, intitolata Primi Passi. Fisime letterarie, nella quale coinvolse Telemaco Signorini (1835-1901) che in quel periodo stava sperimentando la "tecnica dell'incisione (sia acquaforte che puntasecca)". E qui riporto da un catalogo Gonnelli la specificazione che: "è in questi anni che si inaugura la felice collaborazione con Diego Martelli, con il quale fondò il Gazzettino delle arti e del disegno (1867) e il Giornale artistico (1873) e per il quale poi illustrò anche le Fornicazioni di Fra Mazzapicchio. I rami originali dei Primi passi sono stati biffati e donati dagli eredi dell'artista al comune di Firenze; si trovano attualmente presso la Galleria d'arte moderna fiorentina".
D'altra parte non voglio indagare sul contenuto letterario del libro di Martelli (per altro certamente letto, e con attenzione, dal giovane Carlo L. Ragghianti) perché esso esula da quanto preso in considerazione in questo post: l'opera incisoria di Telemaco Signorini, con alcuni documenti inerenti.
Quindi non è soltanto per segnalare "la raccolta complessa, anch'essa coeva delle quindici (su 18) acqueforti realizzate per illustrare il libro di Martelli Primi Passi: della stupefacente abilità incisoria di Signorini quest'ultimi documenti rappresentano un aspetto poco noto, che contribuisce ad accrescere la già riconosciuta originalità della sua opera grafica", come osserva Giuliano Matteucci, gallerista e critico, amico e coautore di Raffaele Monti, nella presentazione – che riproduciamo integralmente insieme alla parte del Catalogo concernente queste 15 incisioni.
Ma anche e soprattutto l'insistere su questo libretto, di dimensioni modeste, però prezioso tesoro inconsueto e un po' bizzarro, è conseguenza del fatto che esso è stato tramandato nella famiglia Ragghianti da quando fu regalato dal bisnonno Carlo Ludovico al maschio primogenito Francesco (n.1877) perché egli manifestò la vocazione per le arti, che in seguito lo rese diplomato all'Accademia di Livorno in Architettura, cioè all'incirca dal 1890.

