Questo
libro ha 58 anni e come tutti i libri riusciti, ben fatti, di
contenuto importante e innovativo non li dimostra. Anzi, praticamente
non solo non ha data di scadenza ma nemmeno rughe di vecchiaia; e nel
caso se ne vedesse qualcuna è ruga soltanto “d'espressione”.
Di
questo eccezionale scultore il percorso riconoscitivo dell'opera si è
svolto con una certa linearità, anche se prevalentemente più
determinato da fattori contenutistici che da comprensione per
l'originalità dell'artista.
Non
diversamente la ricostruzione del Catalogo delle opere attribuibili a
Desiderio è stata faticosa e non del tutto codificata in una unanime
accettazione delle sculture dell'artista. Perciò il complesso lavoro
critico di Ida Cardellini è tuttora da considerarsi basilare
riferimento per la comprensione di Desiderio da Settignano.
Riporto
perciò nel blog dalla grande monografia delle Edizioni di Comunità
l'intero capitolo Desiderio e
la critica, vuoi perché si tratta di una ricerca e di una
analisi assai complessa e articolata, particolarmente esemplare in
concezione e svolgimento, vuoi perché è indice del modus
operandi che mio padre insegnava e richiedeva ai suoi
collaboratori e agli allievi a partire dalle tesi di laurea,
ritenendo storiograficamente essenziale la ricostruzione dei problemi
critici.
Il
9 ottobre 1964 la studiosa viareggina – nella lettera qui di
seguito riportata integralmente – scriveva a C.L.R. che la collega
Ann Markam “toglie a Desiderio quasi tutte le opere,
lasciandogli...”. Con la conseguenza, viene da pensare, che è
facile indovinare a chi l'Istituto Treccani abbia assegnato la voce
Desiderio del grande Dizionario Biografico degli Italiani: ad
Ann Markam Schulz. (A proposito di “voci” bibliografiche, noto
che Ida Cardellini risulta assente in tutte le sedi testate). Ho
anche visto che A. Pinelli, “a lungo Direttore del Dipartimento di
Storia delle Arti all'Università di Pisa” (fino al 2005/6) in una
sua recensione del 30 aprile 2007 su “Repubblica” della Mostra su
Desiderio al Bargello di Firenze, non cita la Cardellini, già
docente e responsabile di settore nello stesso organo dell'Ateneo.
Per
quel che riguarda il libro, in questa sede propongo nel blog la
Presentazione di C.L.R., la Nota biografica e oltre al
detto capitolo Desiderio e la critica, la scheda critica sulla
scultura L'Ignota, a mo' di esempio della struttura del
Catalogo critico delle opere. Mi permetto anche di inserire –
quali divisori degli argomenti – alcune riproduzione a colori di
opere dell'artista.
Come
documentazione inerente questa bella pubblicazione, oltre alla citata
lettera, posto quella della Cardellini a C.L.R. del 24 marzo 1964; e
poi la lettera del 19 novembre 1967 di R. a Ugo Procacci di cui
ignoro la risposta. Unisco anche la bozza e la stampa della nota
Patologie, pubblicata su “Critica d'Arte” (n.62, maggio
1964, p.64) in seguito ad un altro pretestuoso e ingiustificato atto
denigratorio da parte della banda dei soliti noti.
Dato
il titolo di questo blog, ripropongo quanto d'altro mi risulta
scritto sull'argomento Desiderio da Settignano da Carlo L.
Ragghianti: Un saggio biografico: la breve esperienza di
Desiderio, pubblicato su “L'Espresso” del 13 gennaio 1963
(con titolo del redattore) e la recensione di questo libro pubblicata
in “SeleArte” (n.63, mag.-giu. 1963, pp.41-43).
Volendo
ricordare che il libro di Ida Cardellini è stato pubblicato in una
collana (che anche grazie al Desiderio si può definire
prestigiosa) osservo, per la precisione, che si tratta del n.3. Dato
che il n.2 è stato il “bestseller” Mondrian e l'arte del XX
secolo di C.L.R., mi si pone il problema di quale sia il primo
volume della serie secondo l'ineffabile gestione di dati di mio
padre. Dopo tre giorni di (modesto, a dire il vero) rovello ho
l'illuminazione – verificata positivamente – che il n.1 della
Collana deve essere considerato il grosso libro Studi in onore di
Matteo Marangoni (Vallecchi, 1957). Riferisco questo per certi
versi insignificante enigma, il quale però nella Bibliografia
degli scritti di C.L.R. viene aggirato e quindi resta irrisolto.
Il che non è fatto marginale, giacché gli Studi in onore di
Matteo Marangoni hanno anche una dicitura differente (“Studi di
Storia dell'Arte”) e non hanno numerazione. Se, poi, il saggio
della Cardellini su Desiderio e la critica fosse stato
condotto scansando le “piccole” (ma fattualmente concrete)
acribie non sarebbe esemplare, come invece l'ho convintamente
definito.
Talora
la puntigliosa verifica e/o ricostruzione di dati marginali può
essere importante. In questo caso di serialità si può pensare che
non sia poi così determinante. A pensarci bene, però, mi domando se
in un elenco bibliografico una Collana comincia dal n.2 nella totale
assenza del n.1, lo studioso, il lettore, il potenziale acquirente
cosa penseranno della competenza, della serietà e delle qualità di
quella impresa editoriale?
F.R.
(15 novembre 2020)

