Carlo e Licia

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lunedì 20 luglio 2026

Arte in Italia secoli XII-XIII / 5. Architettura II.

 Precedenti:


1. XI secolo - Architettura: 21 marzo 2026
2. XI secolo - Scultura: 20 aprile 2026
3. XI secolo - Pittura: 21 maggio 2026
4. XII secolo - Architettura, 1: 25 giugno 2026

martedì 2 giugno 2026

"seleArte", III s., n.1, apr.-giu. 1984, in "Critica d'Arte", n.1.

Terminata la postazione della seconda serie di “seleArte” (1966-1981) pubblicata come rubrica a sé stante di “Critica d'Arte”, ripropongo da questo post la terza serie stampata con l'editore Panini di Modena di “Critica d'Arte” ripresa nella sua quarta serie nel 1984, cessata nel 1988 con la morte di C.L. Ragghianti.

In questa iniziativa editoriale, sempre a cura di Licia Collobi Ragghianti, da “seleArte” è stato scorporato l'aspetto più noto, e a volte principale, delle recensioni librarie, creando l'apposita rubrica “Biblioteca” che intendiamo iniziare a postare tra qualche tempo.

Non si è, comunque, trattato di una “diminuitio”, perché è venuta meno l'apparente disorganicità della testata a tutto vantaggio della originaria definizione di “seleArte” sottotitolata “Formazione, cultura, selezione artistica internazionale”.

Quanto all'ultima serie di “seleArte”, la quarta, tengo a ricordare che essa è stata pubblicata dal 1988 al 1999 in 26 fascicoli, formato A4, stampati con fotocopiatrici e ciclostili evoluti.

Questa “fanzine” ragghiantiana è stata diffusa gratuitamente da me e dalle mie sorelle tra personalità e studiosi legati ai coniugi Ragghianti e tra Istituti e Biblioteche italiane e straniere (es. la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti). La tiratura cartacea – ornata in alcuni fascicoli con incisione originale di noti e validi artisti – è stata varia tra un minimo iniziale di 100 esemplari ad un massimo di trecento. Dovetti sospendere questo “domestico” “seleArte” per il costo della spedizione postale non più sostenibile. Voglio ricordare, poi, che Bruno Tassi e i coniugi Sergio e Luisa Perdisa delle edizioni Calderini furono gli unici sostenitori della rivista con concreti interventi.

Tutti i fascicoli di questa IV serie sono, però, riediti integralmente in questo blog con singole postazioni dal 3 novembre 2016 al 7 marzo 2018. Ricordo infine che di questa serie, con la collaborazione di mia sorella Rosetta, sono stati elaborati gli Indici (artisti, persone, luoghi), accessibili dalla “home page” del blog “Ragghianti&Collobi”.

F.R.(19 aprile 2026)




sabato 21 marzo 2026

Arte in Italia - XI secolo / 1. Architettura

 “Arte in Italia” fu una collana progettata da Carlo L. Ragghianti in seguito a insistenti sollecitazioni dell'editore Gherardo Casini, il quale si voleva espandere oltre che nella realizzazione e diffusione di libri (tra cui ricordo una interessante collana di gialli che però non riuscirono a intaccare l'egemone e radicato Giallo Mondadori). Perciò Casini realizzò un' opera enciclopedica scientifica e progettò altre cosiddette “grandi opere” , da diffondere soprattutto con sistema rateale, indipendentemente dalle librerie.

Mio padre titubò non tanto perché preoccupato dalla complicata e “dispersiva” organizzazione redazionale, che sarebbe stata sulle sue spalle e responsabilità, quanto in realtà perché era perplesso circa la collaborazione coll'editore che aveva vistosi trascorsi fascisti. Egli, infatti, giovanissimo era stato Direttore generale del Ministero della cultura popolare (Minculpop), creatore e gestore della propaganda del Duce e dei fascisti.

Ragghianti conosceva di persona Casini, suo coetaneo, già nel 1935 ai tempi della fondazione di “Critica d'Arte”, edita da Sansoni, casa editrice della famiglia del filosofo Giovanni Gentile, maestro di C.L.R. alla Scuola Normale di Pisa il quale, in modo assolutamente inspiegabile – tranne la stima personale – aveva a cuore le sorti di studioso del giovane allievo notoriamente antifascista. La casa editrice fiorentina pubblicò la creatura di Ragghianti però la “Critica d'Arte” fu edita sotto la gestione personale di Federico Gentile, figlio del filosofo. Questi, anch'egli di giovane età, era amico personale di Casini e lo restò anche nel dopoguerra, quando dopo ridicole sanzioni “all'italiana” tutti i fascisti furono serenamente reintegrati ovunque con la benedizione del P.C.I. (amnistia di Togliatti) e in concomitanza si votò con la D.C. l'introduzione nella Costituzione del 1948 dei Patti Lateranensi del 1929 tra Fascismo e Chiesa Cattolica.

Inoltre, prima della guerra C.L.R. progettò un “Manuale” di Storia dell'Arte, di cui scrisse un Medioevo i cui appunti e pagine dattiloscritte in parte andarono sperduti nei disperati traslochi clandestini del 1944 a Firenze. Si trattava, a quel che risulta dal poco superstite, di note e testi abbastanza sistematici e completi. Riprendere idealmente questa sua esperienza interiore, giocò a favore dell'accettazione finale di realizzare “Arte in Italia” con Gherardo Casini.

Fu determinante per l'accettazione di così vasta portata (dieci volumi dalla “Preistoria” al “Novecento”) anche la sollecitazione da parte di alcuni suoi già allievi all'Università e per lo più assistenti, nonché di studiosi di più lontana impostazione storiografica i quali evidentemente aspiravano a farsi notare anche nella cultura artistica non strettamente accademica diffusa con opere prevalentemente edite dai Fratelli Fabbri e da Sansoni.

Però, in realtà, non pochi di quegli esimi aspiranti alla notorietà pubblicistica mancavano totalmente (o, peggio, disprezzavano) i requisiti e i termini temporali tassativi di consegna degli elaborati nonché l'adeguamento alle regole editoriali (soprattutto i limiti di pagine attribuiti all'argomento dalla pianificazione redazionale) proprie e necessarie alle “collane” delle “grandi opere”, simili a quelli delle riviste ma più coercitivi.

Il primo volume non poté nemmeno essere impostato perché molti archeologi temevano di incorrere in eventuali reazioni del Bianchi Bandinelli. Costui, accompagnatore di Hitler nel viaggio in Italia del 1938, poi direttore generale Pubblica Istruzione in quota Partito Comunista, per tanti e svariati motivi non era per niente simpatetico nei confronti di C.L. Ragghianti. Il quale da parte sua l'aveva dovuto accettare come con-redattore di “Critica d'Arte” quale vigile della proprietà fascista e dopo sopportare come Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione nel 1945, la sua insubordinazione. E così via, come ricordo quale redattore e tramite per conto di mio padre della realizzazione effettiva dell'“Arte in Italia”.

Fu deciso di iniziare comunque la pubblicazione partendo dalla caduta dell'Impero Romano con il volume II e concluso con il secolo XI (1000-1099 d.C.) edito nel 1968. Seguì il volume III (secoli XII e XIII), edito nel 1969 con maggior agio organizzativo. Quindi, benché quasi tutti i volumi fossero stati impostati, l'impresa soprattutto a causa di ritardi nella consegna in redazione – stremata dal continuo sollecitare gli inadempienti – non resse, rimanendo dimezzata dal richiamo al servizio di

leva dell'altro redattore; il sostituto – già noto studioso – mollò a sua volta e a ragione in malo modo Casini ritardatario di varie mensilità. In effetti Casini, in evidenti difficoltà economiche, dovette dichiarare il proprio fallimento dopo il tentativo di cedere “Arte in Italia” prima all'UNEDI (nella quale era presente anche il conte Cini, collezionista e promotore della Fondazione nell'Isola di S. Giorgio a Venezia), poi altri editori senza esito positivo.

I due volumi editi nei contenuti gravarono in maniera preponderante sulle spalle di C.L.R., che proprio in quel periodo era oberato da impegni (tra i quali cito soltanto la riforma della Scuola e dell'Università, la Mostra “Arte moderna in Italia 1915-1935”, l'alluvione di Firenze – 4 novembre 1966 – nella quale fu uno dei protagonisti della ricostruzione).

Ciononostante, anche grazie alla sua enorme e costante capacità lavorativa e alla citata “Storia dell'arte”, nonché agli studi con Matteo Marangoni all'Università e alla Normale di Pisa, C.L.R. riuscì a “pezzi e bocconi” a terminare i suoi interventi e a mandarli in redazione quasi sempre manoscritti.

(Nel 1965 restai a Firenze l'estate battendo a macchina sui fogli millimetrati – per non superare le 1800 battute per pagina, perché così venivano poi pagati i testi – via via quanto mio padre inviava dalle vacanze in Sardegna, oppure da dove si veniva a trovare per convegni e altri impegni in tutta Italia. Quello che non trascrissi io lo fece Ivana, una solerte e gentile dattilografa poco più che ventenne, impiegata in una copisteria di via Calimala, specializzata nelle trascrizioni per tesi di laurea. Oltre che bella e cordiale questa ragazza fu bravissima: le sue trascrizioni della calligrafia di C.L.R. furono praticamente perfette).

Non starebbe a me dirlo, ma ricordarlo sì, questi testi medievali di C.L.R. sono di una qualità e originalità scientifica indubbia, come è stato riconosciuto anche prima, durante e dopo la pubblicazione del volume Prius Ars (Edizioni Fondazione Ragghianti, Lucca 2010) che ripropone con accurata edizione critica comprendente gli interventi successivi di C.L.R., le sue varianti, le sue integrazioni. Questo imponente volume contiene gli scritti di mio padre dal secolo V al secolo X, già pubblicati nel '68 nel volume II di “Arte in Italia”.

Variante cospicua di Prius Ars rispetto all'edizione precedente è l'impostazione iconografica, che tradisce totalmente le intenzioni dell'autore e le indicazioni fornite dal sottoscritto a nome della famiglia. (Si vedano in proposito in questo blog i post del 15 agosto 2020: Medioevo europeo. Poetica e retorica della scultura astratta - Con postilla circa “Prius Ars di Ragghianti; e quello del 7 settembre 2020: Prius Ars e Appendice). Insomma: splendida edizione stile libri d'arte per diletto con contenuti appropriati e rigorosi, con quasi casuali illustrazioni accattivanti e pertinenti ma mancanti di troppe opere indispensabili legame con la scientificità del testo.

Perché i curatori e persino il grafico di allora (per di più nostro rappresentante nel Comitato Scientifico della Fondazione) abbiano voluto disattendere il rigore di C.L.R. mi risulta tuttora mistero, non gaudioso ma certo inesplicabile.

Il fatto più sconcertante è che il secolo XI non sia stato compreso nell'edizione del 2010; così come non è chiaro perché anche i secoli XII e XIII nell'altro volume di Casini (1969) con gli scritti di C.L.R. non siano stati riproposti. Queste incongrue omissioni sono il mistero non chiarito nemmeno nelle pagine introduttive di Prius Ars.

Non essendolo, o essendolo molto meno, stati rimaneggiati da ulteriori interventi successivi di C.L.R. i saggi nelle edizioni 1968 e 1969 si devono considerare conformi agli intenti dell'autore. Di conseguenza risultano riproponibili nel web tali e quali, cosa che ho deciso di effettuare con il presente post e quelli che seguiranno.

Questa serie di scritti omogenei pertinenti Architettura,Scultura, pittura dei secoli XI, XII,XIII, riflettono uno dei settori di studio più indagati e approfonditi da C.L.R., il quale fin dalla fine degli anni Trenta si era dedicato alla ricerca di nuovi originali aspetti degli artisti “medievali”, poco noti e studiati ma cruciali nella storia dell'arte europea e mediterranea che allora – in mancanza coeva di relazioni e fonti da altre civiltà – si poteva considerare in Occidente una nuova unitaria esperienza della cultura visiva.

F.R. (16 gennaio 2026)





sabato 18 ottobre 2025

Biblioteca, 1 - Bianciardi; Resistenza in Lucchesia; Orebaugh; Uguaglianza; Di Battista; Genocidio.

Sommario


  1. Luciano Bianciardi: La battaglia soda (1964).

  2. Aa.Vv.: La Resistenza in Lucchesia (2025).

  3. James McBride: Miracolo a Sant'Anna (2008).

  4. Giovanni Dozzini: Il prigioniero americano (2023).

  5. Thomas Piketty: Una breve storia dell'Uguaglianza (2021).

  6. Alessandro Di Battista: Democrazia deviata (2024).

  7. Rula Jebreal: Genocidio. Quello che rimane di noi nell'era neoimperiale (2025).



 

Mentre nella rubrica “Bacheca” abbiamo proposto ed evidenziato aforismi e citazioni soprattutto, per tutti quei libri letti e delibati che non presentavano una spessore “fisico” sufficiente a giustificare una apposita postazione nel blog “Ragghianti&Collobi” si è soprasseduto finora di relazionare il contenuto, anche quando si trattava di opere attinenti e interessanti.

Con questa nuova rubrica banalmente intitolata “Biblioteca” si è provveduto a dar risonanza anche ai libri 

rimasti nel nostro “limbo”. Naturalmente, salvo qualche omaggio e consegna amicale, tutti i libri sono stati acquistati da me o da mia sorella Rosetta. Ciò per evitare di dover incorrere in casi malevolmente considerati di pubblicità se non proprio a fronte di pagamento. Tutto questo in coerenza con il resto del blog “R&C”, nel quale tutte le opere d'arte sono riprodotte senza scopo di lucro o di promozione commerciale.

F.R. (21 settembre 2025)

venerdì 11 agosto 2023

Resistenza in lucchesia. Un articolo (1950), un libro (1965).

Nella storia toscana l'11 agosto 1944 rappresenta la Liberazione di Firenze operata dai partigiani, poi coadiuvati dai soldati Alleati. Essendo capoluogo della Regione, questo dato si può considerare simbolicamente come quello della liberazione dell'intera Toscana. Anche se in realtà i combattimenti lungo la Linea Gotica terminarono nel 1945 poco prima della resa tedesca e fascista del 25 aprile.

Il proseguimento della guerra coinvolse in particolar modo la lucchesia del nord coinvolta nell'aspra lotta dal mare a Marzabotto in Emilia, dal pistoiese e da Castiglion de' Pepoli alla Futa.

I due testi portanti riprodotti in questa sede sono di Carlo L. Ragghianti. Quello a Prefazione del libro rappresenta un'importante testimonianza della sua levatura morale e del suo senso di responsabilità nei confronti della vita e della morte del suo prossimo.


1. L'articolo - Si tratta di una lettera "ufficiale" che C.L.R. indirizzò al settimanale "Il Mondo" (18 marzo 1950), una delle poche voci laiche e democratiche della nostra Gran Pretagna postbellica, nella quale l'opposizione comunista e dei caudatari socialisti inneggiava a Stalin e a uno pseudo-socialismo coatto dei paesi dell'est, che salvo la Cechia, non erano esenti da pesanti regimi reazionari e fascistoidi, compreso un pezzo di Ucraina già allora con Bandera complice inneggiante del nazionalsocialismo hitleriano.

In questo articolo C.L.R. sottolinea l'ambigua manovra di normalizzazione dell'operato del traditore Maresciallo (che dovrebbe esser designato con la parola in rima: sciacallo) d'Italia Rodolfo Graziani, già genocida in Etiopia e fondatore e comandante dell'esercito della Repubblica Sociale fascista di Salò.

In particolare si sottolineano le "bugie" militari fasciste espresse nel processo in corso riguardanti il fronte toscano di Garfagnana, devastata con l'attiva partecipazione dei fascisti all'oppressione della popolazione civile, eroicamente unanime nel sostegno ai partigiani.

Riproduco anche due documenti: il primo è un anonimo articolo del 24 novembre 1948 da "Il Gazzettino" di Venezia, nel quale è riportata la testimonianza di Dante Livio Bianco, nella quale si dimostra nel sesquipedale processo a Graziani la responsabilità di costui per le atrocità operate in Piemonte.

Di triste odierno significato è il dover riprodurre l'articolo comparso su "Il Fatto quotidiano" (10 giugno 2022) nel quale – 70 anni dopo questo processo che non assolse né condannò veramente l'imputato – si ricorda che a Affile esiste un Mausoleo dedicato a Graziani per iniziativa di un sindaco confermato "nonostante le condanne per apologia di reato". L'autore del bel pezzo giornalistico è Alessandro Robecchi (n.1960), scrittore del quale la nostra famiglia è lettrice

con diletto dei libri pubblicati da Sellerio e al contempo della rubrica sul giornale diretto da Marco Travaglio. Lo scritto titola e termina con l'amara frase, dati i tempi, che bisogna "porre fine a una vergogna nazionale". Temo, per non dire sono sicuro, che ciò non avverrà e che questo orripilante Mausoleo rimarrà e sarà ufficialmente omaggiato da neofascisti e collusi, nonché dalla pletora di voltagabbana in corsa verso il vincitore come le tartarughine verso il mare del potere cleptocratico e oscurantista.


2. Il libro – Si tratta di un interessante esperimento editoriale, in quanto praticamente sono ben fusi due aspetti di solito distinti: un'antologia di racconti di autori (noti e meno noti, però tutti legati all'esperienza bellica) e una ampia sezione di cronache storiche riguardanti l'attività partigiana nelle varie zone della lucchesia.

Dei testi letterari e di quelli storici riporto soltanto il racconto di Manlio Concogni (1916-2015), perché si riferisce all'infame eccidio di S. Anna e perché l'autore è stato implicato in varie vicissitudini ragghiantiane, compresa la sorpresa – negativa – della sua senile conversione. Personalmente di lui ricordo in particolare il piacere della lettura del suo libro garibaldino edito da Vallecchi ed il dispiacere d'aver egli retto il bordone a Cesare Garboli, il quale per legami di parrocchia livida nei confronti di C.L.R. pretestualmente mi negò la possibilità di editare una importante monografia sul pittore Mario Marcucci.

Il libro è prefato da Carlo L. Ragghianti con un testo centrato su "vita, morte, conoscenza" (titolo che utilizzerà per altre riflessioni analoghe), argomenti e riflessioni che illuminano la statura umana e morale dell'autore, il quale analizza anche la propria esperienza e responsabilità di vita e di morte in pagine esemplari prima e durante la Resistenza, la quale è stata "un periodo nel quale, pur vivendo ed agendo secondo le esigenze e le regole dell'esistenza per la lotta, molti intimamente s'erano consegnati; e soltanto così avevano trovato una serenità quasi inalterabile, seppure melanconica ed a tratti triste e dolente, una calma che ovviamente veniva scambiata per coraggio o spirito di aggressione".

Riproduco, infine, una selezione di illustrazioni eseguite per il libro da Fausto Maria Liberatore (1922-2004). Questo pittore lucchese è stato contiguo stilisticamente a Serafino Beconi (1925-1997 animatore culturale, ammirevole per l'iniziativa della rivista "Sinopia"), meno fortunato nel mercato del diverso e troppo osannato Antonio Possenti (1933-2016), valido rappresentante di un realismo convinto ma non aggressivo. Noto che l'anno scorso è passato inosservato il centenario dalla nascita di questo onesto e robusto pittore, di conseguenza gli rendo omaggio riproducendo i 21 disegni che egli donò alla Fondazione Ragghianti di Lucca.

F.R. (27 luglio 2023)



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