Nella
storia toscana l'11 agosto 1944 rappresenta la Liberazione di Firenze
operata dai partigiani, poi coadiuvati dai soldati Alleati. Essendo
capoluogo della Regione, questo dato si può considerare
simbolicamente come quello della liberazione dell'intera Toscana.
Anche se in realtà i combattimenti lungo la Linea Gotica terminarono
nel 1945 poco prima della resa tedesca e fascista del 25 aprile.
Il
proseguimento della guerra coinvolse in particolar modo la lucchesia
del nord coinvolta nell'aspra lotta dal mare a Marzabotto in Emilia,
dal pistoiese e da Castiglion de' Pepoli alla Futa.
I
due testi portanti riprodotti in questa sede sono di Carlo L.
Ragghianti. Quello a Prefazione del libro rappresenta
un'importante testimonianza della sua levatura morale e del suo senso
di responsabilità nei confronti della vita e della morte del suo
prossimo.
1.
L'articolo - Si tratta di una lettera "ufficiale" che
C.L.R. indirizzò al settimanale "Il Mondo" (18 marzo
1950), una delle poche voci laiche e democratiche della nostra Gran
Pretagna postbellica, nella quale l'opposizione comunista e dei
caudatari socialisti inneggiava a Stalin e a uno pseudo-socialismo
coatto dei paesi dell'est, che salvo la Cechia, non erano esenti da
pesanti regimi reazionari e fascistoidi, compreso un pezzo di Ucraina
già allora con Bandera complice inneggiante del nazionalsocialismo
hitleriano.
In
questo articolo C.L.R. sottolinea l'ambigua manovra di
normalizzazione dell'operato del traditore Maresciallo (che dovrebbe
esser designato con la parola in rima: sciacallo) d'Italia Rodolfo
Graziani, già genocida in Etiopia e fondatore e comandante
dell'esercito della Repubblica Sociale fascista di Salò.
In
particolare si sottolineano le "bugie" militari fasciste
espresse nel processo in corso riguardanti il fronte toscano di
Garfagnana, devastata con l'attiva partecipazione dei fascisti
all'oppressione della popolazione civile, eroicamente unanime nel
sostegno ai partigiani.
Riproduco
anche due documenti: il primo è un anonimo articolo del 24 novembre
1948 da "Il Gazzettino" di Venezia, nel quale è riportata
la testimonianza di Dante Livio Bianco, nella quale si dimostra nel
sesquipedale processo a Graziani la responsabilità di costui per le
atrocità operate in Piemonte.
Di
triste odierno significato è il dover riprodurre l'articolo comparso
su "Il Fatto quotidiano" (10 giugno 2022) nel quale – 70
anni dopo questo processo che non assolse né condannò veramente
l'imputato – si ricorda che a Affile esiste un Mausoleo dedicato a
Graziani per iniziativa di un sindaco confermato "nonostante le
condanne per apologia di reato". L'autore del bel pezzo giornalistico è Alessandro Robecchi (n.1960), scrittore del quale la nostra famiglia è lettrice
con diletto dei
libri pubblicati da Sellerio e al contempo della rubrica sul giornale
diretto da Marco Travaglio. Lo scritto titola e termina con l'amara
frase, dati i tempi, che bisogna "porre fine a una vergogna
nazionale". Temo, per non dire sono sicuro, che ciò non avverrà
e che questo orripilante Mausoleo rimarrà e sarà ufficialmente
omaggiato da neofascisti e collusi, nonché dalla pletora di
voltagabbana in corsa verso il vincitore come le tartarughine verso
il mare del potere cleptocratico e oscurantista.
2.
Il libro – Si tratta di un interessante esperimento editoriale,
in quanto praticamente sono ben fusi due aspetti di solito distinti:
un'antologia di racconti di autori (noti e meno noti, però tutti
legati all'esperienza bellica) e una ampia sezione di cronache
storiche riguardanti l'attività partigiana nelle varie zone della
lucchesia.
Dei
testi letterari e di quelli storici riporto soltanto il racconto di
Manlio Concogni (1916-2015), perché si riferisce all'infame eccidio
di S. Anna e perché l'autore è stato implicato in varie
vicissitudini ragghiantiane, compresa la sorpresa – negativa –
della sua senile conversione. Personalmente di lui ricordo in
particolare il piacere della lettura del suo libro garibaldino edito
da Vallecchi ed il dispiacere d'aver egli retto il bordone a Cesare
Garboli, il quale per legami di parrocchia livida nei confronti di
C.L.R. pretestualmente mi negò la possibilità di editare una
importante monografia sul pittore Mario Marcucci.
Il
libro è prefato da Carlo L. Ragghianti con un testo centrato su
"vita, morte, conoscenza" (titolo che utilizzerà per altre
riflessioni analoghe), argomenti e riflessioni che illuminano la
statura umana e morale dell'autore, il quale analizza anche la
propria esperienza e responsabilità di vita e di morte in pagine
esemplari prima e durante la Resistenza, la quale è stata "un
periodo nel quale, pur vivendo ed agendo secondo le esigenze e le
regole dell'esistenza per la lotta, molti intimamente s'erano
consegnati; e soltanto così avevano trovato una serenità quasi
inalterabile, seppure melanconica ed a tratti triste e dolente, una
calma che ovviamente veniva scambiata per coraggio o spirito di
aggressione".
Riproduco,
infine, una selezione di illustrazioni eseguite per il libro da
Fausto Maria Liberatore (1922-2004). Questo pittore lucchese è stato
contiguo stilisticamente a Serafino Beconi (1925-1997 animatore
culturale, ammirevole per l'iniziativa della rivista "Sinopia"),
meno fortunato nel mercato del diverso e troppo osannato Antonio
Possenti (1933-2016), valido rappresentante di un realismo convinto
ma non aggressivo. Noto che l'anno scorso è passato inosservato il
centenario dalla nascita di questo onesto e robusto pittore, di
conseguenza gli rendo omaggio riproducendo i 21 disegni che egli donò
alla Fondazione Ragghianti di Lucca.
F.R.
(27 luglio 2023)
1. L'articolo
